Editoriale:Il tema delle biotecnologie e degli organismi geneticamente modificati (OGM)

Il tema delle biotecnologie e degli organismi geneticamente modificati (OGM) è sempre più spesso tema centrale di pubblicazioni, articoli, dibattiti, servizi televisivi. Archivio Salute ha incentrato, quest’anno, l’assemblea annuale dell’Associazione su questo campo della ricerca scientifica, che molto ci preoccupa per i riflessi che esso avrà su molti ambiti della nostra vita.
Oltre alle conseguenze che le biotecnologie stanno già avendo nell’ambito dell’alimentazione e della medicina, ci preme in particolare mettere in evidenza un aspetto, per noi il più inquietante: l’affermarsi del diritto di brevetto sul vivente, come se su di esso potessero essere accampati diritti di proprietà, come se potesse essere considerato al pari di un’invenzione.
La Direttiva europea in materia, emanata nel 1998, afferma che una materia biologica isolata dal suo ambiente naturale o prodotta mediante un procedimento tecnico può essere oggetto di una invenzione anche nel caso in cui essa preesistesse allo stato naturale, infatti il comma 2 dell’articolo 3 recita: “un elemento isolato dal corpo umano o altrimenti prodotto mediante un procedimento tecnico, compresa la sequenza o la sequenza parziale di un gene, può costituire una invenzione brevettabile anche se la struttura di tale elemento è identica a quella di un elemento naturale”. Da ciò ne deriva la brevettabilità dell’uso terapeutico che da tali elementi può derivare, sarà perciò brevettabile tutto quanto riguarderà la patologia, la diagnosi e la terapia, come già accaduto da parte della Myriads Genetics, per i geni che vengono indicati come i responsabili del tumore al seno. Mentre la National Seed Storace Laboratory, in Colorado, conserva più di 400mila semi provenienti da tutto il mondo, altri ancora lo stanno facendo con i microrganismi e con gli embrioni surgelati di animali; ciò evidentemente farà levitare enormemente il loro valore commerciale, considerando che il mercato mondiale si baserà sempre più sull’impiego delle nuove tecnologie genetiche, ciò comporterà il controllo sui raccolti dei principali prodotti a livello mondiale, così come sull’uso di intere specie animali (basta “ricombinare” le strutture genetiche!). Tutto ciò ad indice evidente che tali ricerche vengono condotte ad esclusivi fini economici, il brevetto infatti a non altro serve se non a difendere i diritti economici sulle invenzioni e sui prodotti, cosiddetti, dell’ingegno, garantendone il monopolio assoluto.
È importante allora che noi riflettiamo su questi fatti, che non ci lasciamo ingannare dalle false promesse di un radioso futuro nel quale le malattie saranno debellate e ci sarà cibo in abbondanza per tutti. Molti affermano che pur se rischi ci sono, essi valgono l’impresa, ma che cosa rappresenta la strada stessa che ci hanno fatto intraprendere, che cosa vogliamo per il nostro futuro, come intendiamo preservare la nostra vita?
Se brevettare la vita è divenuto dunque il nuovo imperativo politico, sociale ed economico, a questo noi opponiamo un principio incontrovertibile: non ci si può in alcun modo appropriare del vivente.

La redazione
QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE- N.16 GIUGNO 2002

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