Se la vita media si è allungata, dobbiamo ringraziare i farmaci?

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE – N.4 APRILE 1994

Dati e statistiche

Se la vita media si è allungata, dobbiamo ringraziare i farmaci?

Nel n.2 dei Quaderni di Archivio Salute sono stati pubblicati numerosi dati sull'allungamento della vita media, non privi di incongruenze e di contraddizioni rilevanti. L'articolo che segue tocca alcuni punti che dovrebbero far riflettere.
È evidente quanto i mezzi di informazione, direttamente o indirettamente, abbiano contribuito a diffondere tra tutti noi la convinzione che, se la vita media si è allungata, ne siamo debitori agli enormi miracoli realizzati dalla moderna ricerca farmaceutica.
Sarebbe però opportuno soffermarsi ad analizzare quanto ci possa essere di vero in tutto ciò, poiché ritengo quantomeno semplicistico e riduttivo pensare che, in quest'ultimo secolo, l'uomo abbia potuto vivere più a lungo grazie all'enorme crescita dell'assistenza sanitaria e alla scoperta, alla produzione ed alla capillare diffusione di un numero altissimo di farmaci sempre più efficaci.
Come si può pensare che, rispetto alle infinite variabili che contribuiscono a rendere la realtà del mondo estremamente complessa, l'allungamento della vita possa essere dovuto ad una causa soltanto? Pensiamoci un attimo: da un secolo a questa parte, è cambiata soltanto la condizione della medicina? Non ci sono tanti altri fattori che hanno modificato in modo ben più radicale la nostra vita?
Guardiamo l'uomo di oggi, non gli manca mai da mangiare, è coperto bene, vive in case confortevoli, dotate di servizi igienici adeguati e di frigoriferi dove il cibo si mantiene a lungo senza deteriorarsi. Una condizione molto più confortevole rispetto a quella dell'uomo di oltre un secolo fa, che viveva in case gelide o mal riscaldate, in condizioni igieniche inesistenti, un uomo per il quale lo spettro della carestia e della fame era ancora una minaccia continua. Nessuno metterà in dubbio che è più facile morire giovani se si ha sempre la pancia vuota e che la mancanza di condizioni igieniche adeguate rende più facile contrarre gravi malattie. Sarà stato il superamento di tutti questi problemi che mietevano tante vittime a consentire all'uomo di vivere più a lungo. E allora perché dare tanta importanza al ruolo svolto dai farmaci?
Nel numero precedente ho volutamente posto all'attenzione del lettore stralci di articoli raccolti dalle fonti più svariate che, messi a confronto, inducono diverse considerazioni.
Parlando di questo ruolo svolto dai farmaci, Ivan Illich diceva: "[…] Non riuscivo neanche a credere che aumentando venticinque volte, in dollari costanti, le spese per le cure mediche, destinate in misura sproporzionata al trattamento e alla prevenzione di malattie che affliggevano persone entrate nell'ultimo quarto della loro vita, non si fosse pervenuti a prolungare in misura significativa la loro vita presunta […]". Dall'America all'Italia, i dati ISTAT ci instillano ulteriori dubbi: La salute degli italiani, in questo secolo, non è migliorata quanto si credeva: a gettare nuova luce sulla frequenza di alcune gravi malattie negli ultimi novant'anni è l'ISTAT. Dalla ricerca si apprende, ad esempio, che le morti per tumore sono passate dalle 21.337 dei primi dieci anni del novecento alle 141.494 del solo 1987: ovvero, su centomila abitanti le morti per tumore, che erano 64 all'inizio del secolo, sono passate a 246,7, confermando che questa patologia si diffonde molto più rapidamente della crescita della popolazione. Un altro insidioso nemico della nostra salute è rappresentato dalle malattie del sistema circolatorio, passate da 69.476 a 239.287 con un aumento per centomila abitanti che va da 208,4 a 417,3 casi.
Certo bisognerebbe chiedersi se sia stata la medicina con le sue innumerevoli scoperte, con il suo lunghissimo corredo di farmaci, risultato dall'impiego di enormi risorse economiche, a migliorare notevolmente le condizioni di salute dell'uomo e quindi a ridurre l'incidenza delle malattie che accorciano la vita, oppure no, come di fatto indicano i dati statistici.
Ma poi insomma, questa vita media si è allungata o no? Si fa allora sentire l'arguta osservazione del Prof. Mario Cennamo la vita media di sopravvivenza è sostanzialmente immodiflcata non solo dal 1959, ma addirittura dall'inizio del secolo, come è dimostrato dal fatto che le Assicurazioni, che di queste cose se ne intendono, adottano ancora le tabelle di legge calcolate sulle statistiche mortuarie del 1910-1912. Nel suo scritto egli dimostra con quale facilità i dati vengono manipolati, stravolgendone il significato e l'importanza: il Censis sostiene che dal 1950 al 1978 la vita media è cresciuta di 7 anni per gli uomini e 10 per le donne. Ma in questi dati include tutti, compresi i neonati. Poiché il fenomeno della mortalità infantile si è fortemente ridotto nell'ultimo trentennio, è evidente che se non viene scorporato dai dati, migliora notevolmente la media.
L'impressione è che dietro tanta abbondanza di informazione e tanto trionfalismo ci sia tutto meno che la ricerca della verità. A chi giova tanta confusione? A chi giova diffondere l'idea che siamo sulla via per sconfiggere la malattia, che non solo la nostra vita si è allungata, ma si allungherà molto di più, fino a 150, 200, addirittura 300 anni. E che tutto questo è stato realizzato grazie agli enormi progressi della farmacia?
Vogliamo dire chiaramente che è in atto un'enorme contraddizione?
Esiste tutto una campagna di informazione che ha inculcato nella testa della gente che dal farmaco non si può prescindere, esso è la sola via efficace per risolvere tutti i nostri problemi di malattia e per migliorare la nostra salute. Nonostante l'enorme campagna stampa che si è fatta in questa direzione, non si riescono ad arginare notizie allarmanti che emergono continuamente sulla nocività dei farmaci, talmente grave da essere essa stessa origine di malattie, le cosiddette malattie iatrogene. La cosa a mio avviso inspiegabile è che la gente si allarmi sugli effetti dannosi dei farmaci ma continui a essere convinta che la medicina abbia fatto grandi progressi. Continua a inveire contro le USL, gli ospedali, il sistema (medico, ma al primo insorgere di malattia, si rivolge al medico e all'ospedale, accettando le diagnosi e le cure come fossero vangelo, senza un briciolo di spirito critico. "Che altro potevo fare?" Siamo certi che non si può fare altro? Le incongruenze della medicina sono un fatto ineluttabile o è possibile trovare vie diverse di affrontare il problema? È questa la medicina, o qualcuno l'ha resa tale per favorire i propri interessi? Insomma, chi trae vantaggio dal consumo dei farmaci, indifferente al fatto che possano risultare inutili o dannosi per la salute?
O.B.

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