Quando la vita quotidiana produce malattia: una concretizzazione del concetto PNEI

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE N. 19 NOVEMBRE 2005

 
Quando la vita quotidiana produce malattia:
una concretizzazione del concetto PNEI
 
Un aspetto molto importante dimostrato dalla PNEI è la grande rilevanza che ha sulla malattia l’ambiente nel quale viviamo. Condizione economica, affettività, rapporti sociali, ecc., possono, attraverso una condizione di stress, determinare l’insorgenza di una malattia. Ad esempio è stato dimostrato che in seguito ad uno stress mentale può manifestarsi una vera e propria infiammazione, cioè una risposta immunitaria che normalmente l’organismo mette in atto per distruggere un agente patogeno (virus o batterio).
Recenti ricerche hanno dimostrato che negli individui infettati dal virus dell’AIDS e che in più presentano un tono basso dell’umore la sintomatologia è più grave ed il decorso della malattia è influenzato in senso sfavorevole.
D’altra parte se ci fermiamo un attimo a pensare possiamo anche noi constatare che quando siamo stanchi e con il morale a terra ci ammaliamo più facilmente: ci raffreddiamo, prendiamo l’influenza oppure notiamo la comparsa di un fastidioso herpes labiale.
È stato dimostrato da ricerche scientifiche che lo stress che insorge in seguito ad eventi emozionali quali ad esempio un lutto, può creare le condizioni favorevoli per la comparsa di malattie più gravi, comportandosi come concausa fondamentale e essenziale nell’insorgenza e/o nel decorso di alcuni tumori e di malattie autoimmuni.
 
Stress emozionale, immunità e infezioni: sintesi degli studi più importanti
 
 
Autori e soggetti
Malattia
Risultati
Sparer (1956)
Volontari maschi e femmine
Tubercolosi
La malattia ha una maggiore incidenza tra le persone depresse
Imbodem (1961)
600 impiegati
maschi/femmine
Influenza
L’influenza è preceduta dalla depressione e le persone depresse ritardano nella guarigione
Meyer (1962)
16 famiglie (100 persone)
Angina
streptococcina
Gli stress acuti e cronici aumentano l’incidenza della malattia
Kasl (1979)
1400 cadetti
Mononucleosi infettiva
Il rischio di sviluppare la malattia appare significativamente aumentato in situazioni di stress
Glaser (1984)
70 studenti di medicina
Mononucleosi infettiva
Depressione immunitaria maggiore negli studenti che soffrivano di solitudine
Mason (1979)
48 reclute
Influenza
Le situazioni stressanti (soprattutto dell’addestramento) producono una depressione immunitaria due-tre giorni prima di ammalarsi
Glaser (1985)
49 studenti
Herpes simplex
La depressione immunitaria conseguente allo stress fa uscire dalla latenza il virus
Costa (1989) 24 volontari maschi/femmine con herpes simplex
Herpes labiale, genitalis, Zoster, cheratocongiuntivite
Lo stress emozionale si associa a un’inibizione dell’attività delle cellule immunitarie (fagociti) erpetica
 


Di recente una istituzione qualificata in ambito scientifico come il CNR ha condotto una ricerca sulla correlazione tra malattia e aspetti della vita quotidiana.
La ricerca, effettuata dal Centro Prevenzione Salute Mentale Donna del CNR, ha dimostrato con dati statistici che esiste una correlazione significativa tra precisi e concreti aspetti della vita quotidiana e specifiche malattie.
Tre le patologie analizzate: la depressione, le malattie cardiovascolari e l’ipertensione, il carcinoma mammario.
Sono stati utilizzati sette fattori per esplorare, sia in termini quantitativi che qualitativi, la vita quotidiana della donna: il lavoro (in particolare il carico di lavoro familiare), gli interessi personali, la rete relazionale, il progetto personale, la percezione di sé, il giudizio degli altri, la stanchezza.
Tutti i gruppi indagati avevano alle spalle una certa quota di eventi emotivi ed economici: eventi di lutto, perdite economiche ed eventi fuori dall’ordinario senza alcuna connotazione negativa (per esempio la nascita di un figlio). L’unica differenza era la distribuzione nel tempo di questi eventi: i gruppi a patologia grave avevano avuto una prevalenza di eventi nell’arco dei 5 anni che precedevano l’esordio della malattia, quelli a patologia lieve invece avevano avuto una prevalenza di eventi nell’anno che precedeva l’esordio della malattia.
L’indagine ha mostrato come non vi sia una sostanziale differenza tra eventi emotivi ed eventi economici, ciò che è risultato invece verificato è che ad un evento percepito come significativo, e pertanto riferito e segnalato nel questionario, segue di fatto un cambiamento significativo nella organizzazione della vita quotidiana.
L’evento determina una necessità di cambiamento, innesca un processo a cascata di cambiamenti che vanno tutti nella direzione di sovraccarico di lavoro, per la donna soprattutto quello familiare. Il lavoro familiare genera spesso situazioni di sovraccarico ma è meno riconosciuto come fattore di stress.
È interessante notare che nelle varie patologie indagate gli interessi, i progetti personali la rete relazionale sono risultati assenti/azzerati o ridotti. La risposta più comune allo stress e al sovraccarico di lavoro sembra essere quella di sopprimere gli interessi e i progetti personali, le proprie ambizioni e le relazioni interpersonali, insomma sacrificare il sé per poter rispondere alla situazione.
La ricerca ha inoltre messo in luce che allo stato attuale la medicina moderna esclude che possa esserci un collegamento tra la patologia che si manifesta e il vissuto della persona, tanto è vero che occorre fare una ricerca per dimostrarlo.
Le autrici riportano esempi piccoli ma significativi di come il comportamento del malato o gli eventi da lui subiti siano del tutto ignorati nell’indagine clinica usualmente condotta, infatti: “se una donna soffre di insonnia non le si chiede se per caso i bambini la svegliano la notte” o ancora “se una donna soffre di colite non le si chiede se si siede a tavola per mangiare”. L’attenzione del medico, e della medicina, è rivolta all’insonnia o alla colite e non alla donna malata, per cui le eventuali domande tenderanno a caratterizzare la malattia per esempio con intensità, frequenza o altro, e non a cercare eventuali comportamenti scorretti o condizioni di disagio fisico e/o psichico che possono averla determinata.
Sempre nell’ambito di ricerche che studiano l’influenza di particolari stati della vita quotidiana su diverse patologie, uno studio condotto in diversi paesi europei, Italia compresa, pubblicato sulla prestigiosa rivista medica inglese “British Medical Journal”, ha messo in evidenza come il cancro al polmone sia più frequente nei ceti sociali meno privilegiati. Anzi il rischio di ammalarsi si coniuga con il basso reddito indipendentemente dall’abitudine a fumare.
E ancora, un’analisi dei dati di incidenza di questo tipo di cancro mostra una correlazione statisticamente rilevante tra incidenza del cancro al polmone e indici di disoccupazione. Dal 1978 al 1985, ad esempio in Spagna fu condotto uno studio nell’ambito di un fortissimo aumento che v era stato nel tasso di mortalità per cancro al polmone. Confrontando questo aumento con gli indici di disoccupazione fu osservata una correlazione statistica molto più forte che con il consumo di tabacco.
Dallo studio “Diseguaglianze di salute in Italia” presentato dal Cnel nel maggio del 2005, è emerso che gli italiani con un lavoro precario hanno un tasso di mortalità superiore del 50% rispetto a chi ha un lavoro stabile. Tra i disoccupati si arriva addirittura al 250% in più. Questo studio ha sottolineato che la perdita di salute non dipende solo da fattori biologici, fisici, chimici, ma anche da cause sociali.
Senza dover ricorrere comunque a ricerche scientifiche, anche nel nostro piccolo possiamo trovare decine di esempi di malattie causate da una situazione di stress o da un dispiacere. Riportiamo un caso di cui recentemente siamo venuti a conoscenza: un uomo ha sviluppato una forte infiammazione al viso, il viso si è gonfiato enormemente, aveva dei dolori fortissimi, l’infiammazione non riusciva ad essere curata e nessun medico riusciva a spiegarsi la causa di questa patologia violentissima. In seguito un medico omeopata, indagando sulle varie cause possibili interrogando il malato, ha appreso che la malattia era comparsa dopo che gli era stato comunicato che la moglie aveva un tumore.
Un altro aspetto importante della PNEI che vorremmo sottolineare è che essa rende scientifica e quindi, per quella che è l’opinione corrente, attendibile e oggettiva, la concezione che vede l’organismo umano come un tutt’uno, concezione che è alla base di medicine tradizionali e antiche quali l’agopuntura, l’omeopatia, ecc.
Se per la scienza moderna questa è una recente scoperta, così non è per l’antica saggezza popolare e per le medicine tradizionali e popolari consapevoli da molti anni del fatto che il corpo è un tutto integrato e che gli aspetti psichici sono collegati a quelli fisici e viceversa. Facciamo alcuni esempi: è a tutti noto il detto “il riso fa buon sangue” ed è recente la scoperta che il buonumore preserva dalle infezioni, perché in condizioni di stress mantiene le IgA (anticorpi specifici) a livelli ancora sufficientemente elevati e stimola la produzione delle beta-endorfine (molecole che alzano la soglia del dolore), in sostanza il buon umore potenzia il sistema immunitario.
Secondo la medicina popolare il cuore è la sede dei sentimenti e quindi il mal di cuore deriva dalle passioni o dai dispiaceri che il malato ha sofferto. “Mi si è stretto il cuore”, “Ho avuto una fitta al cuore” sono i modi più comuni per definire uno spavento o una spiacevole sorpresa, oppure “Mi si è allargato il cuore” quando a una pena o a un fatto doloroso segue una gioia o una circostanza che porta allegria. Anche nella medicina cinese i sentimenti-emozioni legati al cuore sono appunto la gioia e lo spavento.
Ancora, chi è spesso di cattivo umore ed ha facilità all’ira è definito popolarmente un fegatoso, e così nella medicina cinese troviamo che il sentimento collegato al fegato è l’ira.
Osservazione ed esperienza, alla base della conoscenza popolare e delle scienze mediche tradizionali, per millenni hanno promosso nell’uomo la coscienza di sé come parte integrante dell’ambiente nel quale vive e dal quale non può prescindere in nessuna delle sue manifestazioni compresa la malattia; e ugualmente osservazione ed esperienza hanno dato all’uomo la possibilità di riconoscersi come un insieme di parti strettamente correlate e interdipendenti.
La scienza e la tecnologia, strumenti per definizione al servizio dell’uomo, troppo spesso hanno cancellato la memoria di quelle conoscenze e solo oggi, per esempio attraverso la PNEI, in un certo senso sono costrette a riammetterle supportate da una veste scientifica.
Per concludere possiamo quindi affermare, anche secondo le recenti ricerche scientifiche legate alla PNEI, che:
¨       l’ambiente, fatto di relazioni sociali e affettive, di ciò che mangiamo e respiriamo, di ciò che udiamo e vediamo, con il quale siamo in continua relazione e scambio, influenza pesantemente il nostro stato di salute
¨       l’organismo umano è un tutt’uno, un sistema complesso nel quale le singole parti apparati, sistemi sono in stretta correlazione. Non si può considerare un malessere in una zona particolare del corpo come un problema a sé stante; ogni piccola parte del corpo umano è collegata e coinvolge l’intero funzionamento dell’organismo. Allo stesso modo non possiamo pensare che ci sia separazione tra corpo e mente.
La nostra felicità o infelicità è strettamente connessa al nostro corpo fisico. Se abbiamo male in una parte del corpo, il nostro umore è influenzato da questo dolore fisico e parimenti se siamo tristi, se abbiamo un dispiacere questo si rifletterà sul nostro fisico.
Se diamo per veri questi punti, emergono spontanee alcune domande:
Ø      Perché quando ci ammaliamo siamo più propensi a pensare che la causa sia un agente esterno a noi (virus, battere, ma anche alimentazione, smog, fumo, ecc.)?
Ø      Quali sono e/o quali possono essere gli aspetti della vita quotidiana che indeboliscono le nostre difese immunitarie al punto da far sviluppare addirittura un carcinoma? L’inquinamento, la farina, il latte, il fumo? Oppure, più verosimilmente, la solitudine, l’insoddisfazione, la scomparsa delle relazioni sociali, le famiglie ridotte a piccoli nuclei, la preoccupazione della sopravvivenza?
Ø      Se la malattia è causata da un malessere sociale, come è possibile che la soluzione sia semplicemente una pillola che possa guarirci?
Ø      Anche alla luce di quanto ci dice la PNEI, quale effetto avrà la pillola sul nostro organismo? Se abbiamo un problema ormonale e prendiamo un farmaco che agisce sul sistema endocrino (che è il sistema collegato ai problemi ormonali), cosa provocherà questo farmaco agli altri sistemi (immunitario, nervoso, ecc) dal momento che il problema potrebbe essere originato dagli altri sistemi?
 
A.L.F., L T.

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