La medicina per il cancro: tutto quello che non vorremmo sapere.

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE N° 7 Dic. 95
 
 
D a t i    e    Statistiche
La medicina per il cancro:
tutto quello che
non vorremmo sapere.

/ giornali pubblicano periodicamente notizie che aprono alla speranza di nuove terapie risolutive per il cancro. Ma la realtà, denunciata soprattutto dalle riviste scientifiche, è che la medicina brancola nel buio e che le cure sono spesso peggiori della malattia. Eppure di cancro forse si potrebbe guarire.
Se i mezzi di informazione danno notizie ottimiste e promettenti sui successi della lotta contro il cancro, in più occasioni le riviste scientifiche mettono a nudo una realtà ben più sconfortante. Lo denuncia in un articolo di oltre un anno fa Salute Europa, organo di informazione nell'ambito della Sanità, della ricerca e della farmacologia:
Si parlainfatti con troppa avventatezza di guarigione del circa 50% dei tumori creando inevitabilmente false speranze nei malati.
Un paio di anniprima lo stesso giornale riportava:
È fuori di dubbio che per la stragrande maggioranza delle malattie, incluso il tumore al polmone, alla mammella, allo stomaco, al pancreas, al fegato ed all'intestino, le attuali strategie terapeu­tiche hanno fallito il loro compito nel diminuire la mortalità per tumore.
E di fronte a tante affermazioni, riportate dai mass-media, che parlano di guarigione da tumore in un grande numero di casi, si può obiettare che queste non sono veritiere…
L'utilizzazione di schemi terapeutici, soprattutto chemioterapici, sempre più aggressivi, sottopongono l'organismo del malato ad effetti tossici collaterali di notevole rilievo che ne impoveriscono la qualità di vita poiché aggiungono alla sintomatologia della malattia una patologia legata ai medicamenti stessi. Questi medicamenti, infatti, oltre ad esplicare una notevole tossicità per i vari organi o apparati, come il midollo osseo, il cuore, l'intestino, possiedono anche la caratteristica di deprimere in maniera drastica il sistema immunitario ponendo l'organismo nella condizione di dover combattere la malattia senza quest'arma di essenziale efficacia.
Da questo stralcio di articolo, è evidente che gli ambienti accademici sanno molto bene di non avere cure che guariscano il cancro, e sanno anche che la terapia, oltre a produrre effetti tossici, distrugge la sola vera arma che l'uomo possiede contro la malattia: il suo sistema immunitario. I trattamenti farmacologici che aggrediscono le difese immunitarie vengono usati senza scrupoli in medicina, ad esempio per quello che sta via via diventando una procedura di routine, il trapianto di organi, di cui Archivio Salute si occuperà nel prossimo numero dei Quaderni. Il caso che riportiamo qui di seguito, accaduto al prof. Steven Rosenberg, capo dipartimento di chirurgia al National Institutes of Health di Bethesda (Washington), è illuminante sull'importanza di questo problema e dimostra che il sistema immunitario, se è forte, può addirittura essere in grado da solo di sconfiggere il cancro, il cancro vero, quello che va in metastasi e determina la morte.
"Dovevo operare un uomo di 63 anni che soffriva di calcoli renali:un'operazione benigna e classica. Ma scoprimmo che dodici anni prima l'uomo era stato portato in ospedale per un cancro allo stomaco che si era esteso al suo sistema linfatico e al fegato. I medici avevano deciso di non intervenire e lo avevano fatto riportare a casa perché morisse in famiglia. E quell'uomo era ora davanti a me. Non aveva subito nessun trattamento, eppure ogni forma di cancro era sparita. Naturalmente era un evento molto raro. Ma eraaccaduto. E io ritenni che il "miracolo" era stato operato dal sistema di difesa immunitaria del suo organismo."
Da: Europeo (21 giugno 1991)
Di conseguenza il prof. Rosenberg sta cercando i mezzi per potenziare le difese immunitarie. Le vie che sta esplorando sono dirette a prelevare cellule umane da immergere in un bagno di interleukina (proteina che riproduce le cellule difensive), e iniettare queste cellule nuovamente nei malati, oppure mettere a punto terapie geniche, che cioè intervengono a modificare i geni del DNA e così via. Sono strade nuove che aprono grandi punti interrogativi. Sono comunque invasive e oggi non si sa se porteranno ad alterare per sempre l'equilibrio fisiologico di chi le subisce. E pensare che da secoli le medicine tradizionali conoscono i metodi per potenziare il sistema immunitario secondo metodologie estremamente efficaci, per nulla invasive e in armonia con i processi naturali dell'organismo. È particolarmente interessante uno studio riportato da una rivista scientifica italiana, "Le Scienze", nel dicembre 1995:
Un'importante limitazione al successo della chemioterapia nel trattamento degli ammalati di cancro è rappresentata dall'osserva­zione, apparsa chiaramente in tutta la sua drammaticità già 10-15 anni fa, che le cellule tumorali come accade del resto per i batteri nei confronti degli antibiotici manifestano dopo un certo tempo un adattamento ai trattamenti con conseguente perdita di efficacia. Quando un tumore diviene resistente a un particolare farmaco, sviluppa contemporaneamente una resistenza multipla a tutti i farmaci della stessa classe.
…a seguito di studi sull'osteosarcoma, un gruppo di ricerca di Bologna è arrivato a un risultato imprevisto: sembra che possa esistere una correlazione inversa tra aumento della resistenza ai farmaci e diminuzione della malignità del tumore.
I ricercatori di Bologna hanno quindi rilevato che laddove c'è resistenza ai farmaci, regredisce la malignità del tumore. Ma è giusta la loro ipotesi iniziale che le cellule tumorali sviluppano una resistenza ai farmaci? Non è invece ipotizzabile che questa resistenza sia creata dal sistema immunitario che è costretto a difendersi dalla nocività di questi farmaci? Lo dimostrereb­be il fatto che diminuisce contemporaneamente la malignità del tumore. In altre parole, il sistema immunitario mette in atto le sue difese contro i farmaci e contro il tumore e, se è abbastanza forte, riesce a tenerli entrambi sotto controllo. Ma questo significa che i farmaci servono solo a peggiorare la situazione e che, invece delle terapie chemioterapiche, è preferibile se non altro lasciare fare alla natura, perché l'organismo può concentrare le sue forze contro il tumore e avere maggiori probabilità di guarigione. D'altro canto le statistiche, riportate sempre da Salute Europa, parlano chiaro:
Nel 2000, un individuo su due sarà colpito dalla malattia neoplastica (negli anni '30 ne era colpito l su 8, negli anni '90 l su 3). Solo nel 1995 il cancro è costato al nostro paese oltre 152.000 morti e più di 230.000 ammalati con i costi altissimi che ne sono conseguiti. E evidente che siamo a livelli di una vera e propria epidemia: infatti, secondo i dati a disposizione, nel 2011, in assenza di una valida prevenzione, i decessi per cancro arriveranno a circa 219.000 con un costo socio sanitario superiore ai 35.000 miliardi di lire.
Ma quel che è peggio, è la stessa medicina o meglio è la stessa farmacologia ad aggravare la situazione. Ecco quello che si leggeva su Repubblica del 23 ottobre 1986:
"Oltre al fumo del tabacco rilevava l'epidemiologo Benedetto Terracini, dell'Università di Torino – le sostanze individuate in modo convincente come cancerogene per l'uomo compren­dono una trentina di farmaci ('.), una dozzina di antiparassitari (!), un paio di prodotti naturali e una serie di sostanze di interesse industriale (!)."
Altri articoli rivelano l'inutilità di terapie devastanti, come quelle adottate per il tumore al seno:
Afferma il prof. Robustelli Della Cuna (direttore Div. Oncologia Medica Fondazione Clinica del Lavoro IRCCS – Pavia). "Ancora oggi, purtroppo, alcune pazienti portano i segni del trattamento tradizionale riservato ai tumori della mammella. Quelli, infatti, che oltre al seno presentavano una localizzazione ai linfonodi ascellari, secondo un concetto di filtro di questi ultimi, rendevano imperativa l'applicazione della chirurgia demolitiva. Più si demoliva, più si aumentavano le probabilità di guarigione e, a maggior garanzia, si praticava la radioterapia post-operatoria. Tuttavia, si è visto nel tempo che tale insieme di interventi che, oltre ad un risultato estetico aberrante, dava scarso impatto, in termini di risultati, alla sopravvivenza globale della paziente.
Oggi, invece, bisogna essere organizzati e tempestivi per poter fare la diagnosi in un giorno, eseguire una serie di atti medici quali la biopsia e la stadiazione e poi cominciare la chemioterapia secondo il programma adatto al caso. Dopo 3-4 cicli di cura si misura se è avvenuta o meno la riduzione del tumore. Se questa è stata al di sotto dei 3 cm. si esegue la quadrantectomia, l'intervento chirurgico che salva l'estetica del seno. Solo se purtroppo, come può succedere (ma non è molto elevata la percentuale dei casi), questa metodica non raggiunge il successo sperato, si procede con la mastectomia radicale. " Negli ultimi due anni nelle pazienti affette da tumore alla mammella trattate con la chemioterapia primaria e alle quali è stata fatta una chirurgia conservativa si sono avuti successi incoraggian­ti: il tumore sparisce dopo tre cicli di cura e i termini di sopravvivenza vengono notevolmente allungati. Da: Salute Europa (22 novembre 1994).
Dato che la sopravvivenza al cancro è stata stabilita a 5 anni, come fanno dopo soli 2 anni ad aver verificato che si è allungata? Visto come sono andate le cose prima, quanto possiamo stare tranquilli che adesso si stia lavorando al meglio? Anche perché oggi si sente parlare di indurre una finta gravidanza o addirittura di mastectomia preventiva per le donne che sono portatrici di un'alterazione del gene Brcal, che sembra essere una delle cause del cancro al seno:
Ma per chi scopre di esserne invece portatore si apriranno drammatici dubbi: sottoporsi a continui controlli mammografia, che non sempre riescono a individuare il tumore in tempo, o a una mastectomia preventiva, che comunque non garantisce l'immunità? Panorama (30 settembre 1994)
Molti anni fa un celebre collega, ginecologo, in viaggio per l'America, fu invitato ad una conferenza su richiesta di un gruppo di signore. Il collega iniziò a parlare del suo lavoro, senza sapere bene con chi avesse a che fare. Subito notò un certo sconcerto nella platea. Poi la presidentessa del club si alzò in piedi e lo apostrofò: professore, ma lei sa chi siamo noi! E si aprì la camicetta: non aveva più seni. Faceva parte di un gruppo di donne che avevano preferito la mastectomia al rischio remoto di un tumore. Molto prima che si sapesse alcunché su Brcal o sulla predisposizione genetica. Da Sette (N.2/1995)
Provocare una gravidanza finta nel più breve tempo possibile dopo la prima mestruazione potrebbe essere consigliato a tutte le giovanissime portatrici del gene Brcal alterato (responsabile del tumore ereditario al seno) come mezzo per prevenire la possibilità di sviluppare un tumore della mammella, …lavorando a un anticoncezionale adatto a provocare il profilo ormonale che imita quello che si ha nella donna in gravidanza. Da: Il Manifesto (4 ottobre 1995)
Se milioni di persone si lasciano convincere per disperazione a terapie devastanti e addirittura accettano di farsi asportare il seno senza avere il cancro, come misura preventiva, non stupisce che la medicina continui a procedere secondo criteri che tentano invano di accanirsi contro il cancro senza tenere in debito conto la natura e la fisiologia dell'essere umano. Oggi vanno avanti le ricerche sui geni responsabili dei tumori: dopo il Brcal, Brca2 e forse Brca3 per il tumore al seno, è adesso il momento del FIHT per il tumore al polmone. Le manipolazioni genetiche rappresentano il nuovo grande filone che sta imboccando la medicina, con quali conseguenze oggi non è dato sapere. Saranno risolutive oppure determineranno mutazioni che indurranno drammatiche alterazioni dell'organismo? Nessu­no oggi si preoccupa di prevederlo. Forse lo sapremo fra 50-100 anni, quando per troppa gente sarà troppo tardi. Come è accaduto per tanti altri tipi di terapie. E come illustra l'esempio finale che riportiamo:
Un'equipe di scienziati americani appartenenti a diversi istituti di ricerca ha definitivamente dimostrato l'inefficacia del laetrile (amigdalina), il cosiddetto farmaco miracolo con il quale sono stati illusi e truffati migliaia di pazienti malati di cancro. Il laetrile è una sostanza il cui uso come antitumorale è stato proposto dal dr. Krebs nel 1952, e che da allora, pur nella costante carenza di una seria e probante documentazione scientifica (anzi, nonostante dimostrazioni di inefficacia negli animali e nell'uomo ed in assoluta carenza di licenza da parte della Food and Drug Administration) è stata somministrata ad un gran numero di malati, attratti dal miraggio delle "miracolose " guarigioni promesse dal dr. Krebs e dai suoi seguaci.
Ma ecco le conclusioni del rapporto scientifico: "Durante il programma di ricerca la terapia con laetrile si è svolta esattamente secondo i protocolli terapeutici indicati dai proponenti della sostanza, comprese le prescrizioni dietetiche e la somministrazione di enzimi e di vitamine. Nella grande maggioranza dei casi i pazienti studiati erano in buone condizioni generali prima del trattamento. Nessuno di essi era completamente debilitato; un terzo di essi non era stato sottoposto a chemioterapia in precedenza. " "Nessun sostanziale beneficio – prosegue il rapporto è stato osservato in questi pazienti in termini di cura, miglioramento, stabilizzazione dei tumori, miglioramento dei sistemi relativi ai tumori o aumento della durata della vita. I rischi della terapia con l'amigdalina si sono manifestati in parecchi pazienti con sintomi di tossicità da cianuri o da livelli di cianuri nel sangue vicini ai limiti letali." Da: The New England Journal of Medicine (maggio 1982)

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