Dati e statistiche: NON CAMBIA LA VITA MEDIA

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE – N. 2 Settembre 1992
 
Dati e statistiche
A partire da questo numero Quaderni di Archivio Salute apre una rubrica di dati e statistiche su svariati temi, mettendo a confronto le contraddizioni e le inesattezze che emergono dai mezzi di informazione. L'argomento preso in esame in questo numero è l'allungamento della vita media (o speranza di vita). Le prime due citazioni riportano la posizione di due autori che sono anch'essi rimasti colpiti dal pressappochismo dell'informazione e dalla facilità con cui i dati vengono manipolati a suffragio di tesi false.
NON CAMBIA LA VITA MEDIA
(….) I dati del Censis citati sono completamente falsi, o meglio profondamente ambigui, dal momento che fanno dedurre anche a persone indubbiamente in buona fede che poiché "tra il 1950 ed il 1978 la vita media è cresciuta di 7 anni per gli uomini 10 anni per le donne (che pacchia; di questo passo cosa avverrà nel duemila?), da oggi in avanti si può "ragionevolmente aspettarsi di superare in media gli 80-90, fino ai 100 anni?" In realtà quella che viene definita dal Censis "vita media" si chiama esattamente "età mediana di morte" e non significa assolutamente nulla rispetto alla "sopravvivenza media" (o speranza di vita), essendo ovviamente e quasi esclusivamente influenzata dalla mortalità infantile. riducendosi drasticamente la quale, come si è in effetti verificato nell'ultimo trentennio, si eleva notevolmente la prima. Superato brillantemente il primo anno di vita, purtroppo, la vita media di sopravvivenza (che è evidentemente quella che ci interessa) è sostanzialmente immodificata, non solo dal 1950, ma addirittura dall'inizio del secolo, come è dimostrato dal fatto che le Assicurazioni, che di queste cose se ne intendono, adottano ancora le tabelle di legge calcolate sulle statistiche mortuarie del 1910-1912!
(Prof. Mario Cennamo Bologna)
(….) Reagii come avevo reagito anni prima di fronte ad altri dati, quando studiavo l'efficacia dell'istituzione medica. Mi sembrava allora incredibile che dal 1880 non fosse cambiato in misura apprezzabile il probabile numero di anni che restavano da vivere a un americano di mezza età. Non riuscivo neanche a credere che aumentando venticinque volte, in dollari costanti, le spese per le cure mediche, destinate in misura sproporzionata al trattamento e alla prevenzione di malattie che affliggevano persone entrate nell'ultimo quarto della loro vita, non si fosse pervenuti a prolungare in misura significativa la loro vita presunta. E' vero che il tasso di sopravvivenza dei neonati è enormemente cresciuto e che sono più numerosi quelli che arrivano ai 45 anni. Ma il probabile numero degli anni che restano da vivere a un uomo adulto non ha subito modificazioni significative. E l'aumento o la diminuzione che si sono verificate intorno alla soglia eterna della morte hanno poco a che fare con gli sforzi medici. La consapevolezza che il denaro, la chirurgia, la chimica e la buona volontà sono impotenti nella lotta contro la morte.
(Ivan llich – Il genere e il sesso – 1984}
Segue una panoramica di ritagli stampa raccolti dal 1980 ad oggi, da cui è facile rilevare quanta disinformazione ci arriva quotidianamente dalla stampa e dalla televisione e quanto è difficile orientarsi per riuscire a cogliere la realtà dei fatti. Sul prossimo numero Quaderni di Archivio Salute pubblicherà un commento a questi dati.
CELEBRAZIONE DEI CENTO ANNI DI FARMACOPEA UFFICIALE
(….) Nel 1882 l'aspettativa media di vita di un italiano era di 45 anni mentre oggi si è innalzata fin quasi ad 80 anni. Questo incredibile risultato è in larga parte dovuto allo straordinario cammino compiuto dalla ricerca farmacologica. Un cammino che le varie edizioni della Farmacopea, in questi anni, hanno progressivamente registrato e ufficializzato, trasferendo le conquiste della scienza nel concreto dell'assistenza.
(Prof. Enrico Cingolani seg. gen. della Commissione Permanente della Farmacopea Ufficiale presso l'Istituto Superiore di Sanità)
COSÌ E' PEGGIORATA IN CENTO ANNI LA NOSTRA SALUTE
I dati di una ricerca dell'ISTAT
(….) La salute degli italiani, in questo secolo, non è migliorata quanto si credeva: a gettare nuova luce sulla frequenza di alcune gravi malattie negli ultimi novant'anni è l'ISTAT. Dalla ricerca si apprende, ad esempio, che le morti per tumore sono passate dalle 21.337 dei primi dieci anni del Novecento alle 141.494 del solo 1987: ovvero, su centomila abitanti le morti per tumore, che erano 64 all'inizio del secolo, sono passate a 246,7, confermando che questa patologia si diffonde molto più rapidamente della crescita della popolazione. Un altro insidioso nemico della nostra salute è rappresentato dalle malattie del sistema circolatorio, passate da 69.476 a 239.287 con un aumento per centomila abitanti che va da 208,4 a 417,3 casi. Se ne deduce che mentre la diffusione del tumore è aumentata di quasi cinque volte, quelle delle malattie circolatorie è raddoppiata.
(La Repubblica 26/04/1990)
LA MEDICINA COME ECOLOGIA DELLA VITA
(….) Se la condizione di benessere presuppone, come è ovvio, l'assenza di malattie, allora o si ricorre all'impiastro di erbe fidando nella natura o ci si avvale di tecnologie sempre più raffinate che urtano fatalmente contro il concetto di naturale. La scelta può essere libera, ma è bene conoscere i risultati: vita media prima dell'era antibiotica e delle grandi scoperte 32 anni le donne, 34 gli uomini; vita media attuale nei paesi industrializzati 78 anni le donne, 76 anni gli uomini.
(Carlo Zanussi – Direttore I clinica medica Università di Milano)
MORTA A 108 ANNI LA DONNA PIÙ ANZIANA D'ITALIA
(….) E' deceduta l'altra notte, a Miratolo di Pennabili (Pesaro) Adele Belli, forse la donna più anziana d'Italia. La Belli è deceduta per consunzione. Si vantava di non aver mai avuto bisogno del medico. All'età di 90 anni venne colta da una paralisi, rinunciò al dottore, chiese ai familiari che le dessero da mangiare solo foglie di cavolo bollite e acqua fresca. Visse così per circa quattro mesi. Una volta ristabilita, si occupò dei suoi conigli fino all'età di 105 anni.
(Corriere della sera 09/08/1980)


TRA UN SECOLO VITA LUNGA 150 ANNI (E SOLO 20 DI VECCHIAIA)
Tra un secolo l'uomo vivrà 150 anni e forse anche 200; saremo 20 miliardi ma ci sarà da mangiare per tutti.
A descrivere così il mondo del futuro è Jean Bourgedis-Pichat, presidente del Centro Internazionale di Studi Demografici.
(….) "Se si avverano le previsioni attuali dei gerontologi, che dicono che siamo alla vigilia di fondamentali scoperte per intervenire sull'invecchiamento biologico, potremo raggiungere in gran numero il limite di vita attuale di 110-120 anni, e in un secondo tempo accrescerlo a 150, addirittura fino a 200 anni. Si avrebbero così 130 anni di vita in piena attività e 20 di vecchiaia".
(La Repubblica 09/09/1992)
SIAMO IL POPOLO PIÙ LONGEVO. L'ELISIR? I NOSTRI "DIFETTI"
(….) Sei milioni di italiani hanno più di 75 anni. Il record ai romani (82 anni).
La ricetta è nella nostra filosofia di vita tanto criticata, nella cucina nazionale e sorpresa, nel colesterolo "buono".
(….) Sembra che la nostra longevità sia il risultato della concomitanza di vari fattori positivi. Eccone alcuni:
L'italiano è il prodotto di incroci razziali: nelle nostre vene scorre sangue saraceno, spagnolo, tedesco, francese; le invasioni barbariche sono servite almeno a ringiovanire i nostri cromosomi.
In questo secolo l'italiano si è avvantaggiato di tutti i progressi della medicina, ha conservato frugali abitudini alimentari (la dieta italiana è considerata la più sana). Nello stesso tempo abbiamo conservato uno stile di vita che gli altri definiscono qualunquistico o irresponsabile o menefreghista, e spesso lo è con tanti riflessi negativi sul piano sociale.
(Corriere della Sera 06/10/1980)

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