L’omeopatia non ha bisogno di me per difendersi…

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE N. 3 MARZO 1993
L'omeopatia non ha bisogno di me per difendersi…

Pubblichiamo il testo di una lettera che l'autore ha indiriz­zato al Messaggero di Roma e inviato a noi per conoscen­za. La lettera ci ha colpito per l'analisi sintetica ma acuta della situazione attuale dell'omeopatia.
Da: Sergio Di Stefano, Roma Ostia                                      
a: Il Messaggero, rubrica “La nostra salute”
Oggetto: Vs. inserto del 16.1.1993 “Omeopatia: ho proprio tanti dubbi” del Sig. Carlo De Martinis dell'Università La Sapienza.
Roma Ostia, 16 gennaio 1993
Oltre ad essere figlio di un medico veterinario, notoriamente professionista di rango sovente più elevato di quello del medico degli umani, sono laureato in Astrofisica teorica, che scelsi per curiosità scientifica e che poi abbandonai, a causa del pietoso stato della ricerca in Italia, per una disciplina, all'epoca (1971) più attraente, cioè l'informatica.
L'Arte Medica è stata la mia prima curiosità; avrebbe potuto e, forse, dovuto essere la mia scelta di vita, ma le cose non sono andate per quel verso.
Tuttavia, non ho mai smesso, proprio a causa della mia curiosità cronica, di coltivarla come uno dei miei tanti interessi collaterali.
Ho incontrato l'Omeopatia più all'estero che in Italia; in Italia, l'ho incontrata una ventina di anni fa, a Napoli, quando tolse mio figlio, allora molto piccolo, dalle mani dei soliti chirurghi macellatori.
L'Omeopatia non ha bisogno di me per difendersi dagli incompetenti che fanno opinione senza sapere di che cosa parlano; né deve dimostrare niente al Ministero della Sanità o ai medici della mutua o ai maniaci del taglio chirurgico; casomai, sono questi che devono giustificare il loro modo di operare a Ippocrate.
Sappiamo bene, però, che la tolleranza intellettuale degli Omeopatici ha vita dura in questo paese di baroni conservatori, timorosi di perdere la cattedra, anche se, tutto sommato, l'Omeopatia non ha mai avuto la pretesa di curare tutto, lasciando talora spazio anche a cortisone ed antibiotici.
Mi riguarda, comunque – e la constato – la scarsa censura cui il Messaggero ha sottoposto l'articolo del De Martinis, il quale, tutto sommato, pontifica banalmente sulle Scienze sperimentali, di cui credo di sapere qualcosa, escludendo dal loro circolo l'Omeopatia, che non potrebbe non appartenervi per il modo di concepire i rimedi.
Non credo che le opinioni del Sig. C. De Martinis possano costituire occasione per aprire un dibattito, in quanto imprudentemente offensive di una Scienza, che, al contrario della sua, ha la dignità di un'Arte; piuttosto, potrebbe essere occasione di querela, oppure di indifferenza, da parte del consesso dei tanti medici Omeopatici, peraltro tutti laureati regolarmente, che, da anni, prestano coscienziosamente la loro opera sul territorio nazionale e di fronte ai quali la folla di ciarlatani che li scimmiotta è, per l'uomo informato, una trascurabile turbativa.
Io penso che il vasto campo di applicazione dell’Omeopatia possa essere valutato correttamente solo da medici autenticamente interessati alla verità ed al paziente, cosa che esclude dal dibattito la miriade di cerusici che domina l'Italia e che ci costringe ad aspettare qualche altro anno di evoluzione culturale e di recupero dei guasti dell'industrializza­zione.
Non mando copia di questa lettera al Sig. C. De Martinis, come faccio sempre quando la correttezza lo esige, perché non considero il suo atteggiamento tanto scientifico da meritare questo riguardo; che il responsabile del settore "La nostra salute" ne disponga come meglio crede per l'interesse del pubblico; sappia però che a Roma non manca chi può fare un serio discorso sull'Omeopatia, semprechè l'ambiente sia quello giusto.
Sergio Di Stefano
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