L’omeopatia apre la questione dei diritti dell’uomo

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE N. 3 MARZO 1993
 
L'omeopatia apre la questione dei diritti dell'uomo
L'omeopatia non è solo una medicina preziosa per la salute, ma una scienza che apre molti interrogativi e mette in luce contraddizioni profonde dell'attuale medicina, del concetto odierno di salute.
In un sistema sanitario che rende praticamente obbligatoria l'adozione della medicina ufficiale e che sferra attacchi continui alle medicine esterne all'assistenza sanitaria, chi si cura con l'omeopatia comincia ad avere seriamente paura di ammalarsi in una situazione futura in cui l'omeopatia potrebbe essere messa al bando o ridotta ai minimi termini.
L'omeopatia ha dimostrato negli ultimi due secoli di poter guarire molte patologie che spesso la medicina corrente non curava e non cura, e di guarirle ristabilendo spesso il livello di equilibrio precedente alla malattia, senza effetti collaterali e senza creare dipendenze da farmaco. Chi ha avuto esperienza di questo non può accettare e comprendere il fatto che i fautori della medicina corrente neghino ogni valore alla scelta espressa da chi si cura con l'omeopatia. L'esperienza, positiva, di tante persone viene spesso svilita, derisa, cancellata, in nome di una superiorità indiscutibile della medicina corrente che però i suoi paladini fanno carte false per dimostrare su basi concrete.
Alla posizione assunta dagli addetti ai lavori viene data ogni validità, a quella assunta dai pazienti che si sono rivolti alle medicine non convenzio­nali, che sono un numero molto maggiore di tutti i medici messi insieme (in Italia almeno 6-7 milioni), non conta nulla. Si presuppone cioè che la conoscenza acquisita da un medico attraverso una laurea conti molto di più dell'esperienza acquisita da un paziente sulla propria pelle. Io ritengo invece che un medico onesto può valutare la validità della sua terapia solo dai risultati ottenuti dai pazienti e che perciò l'esperienza della gente andrebbe messa al primo posto.
Non so pertanto se è accettabile che uno Stato debba decidere che cosa sia utile e che cosa sia dannoso per il cittadino fino al punto da prendere iniziative che sembrano danneggiarlo e fino a negargli ogni tipo di autonomia e di partecipazione alle scelte che vengono fatte su un tema che lo tocca così profondamente come la salute.
Ci si dovrebbe chiedere se questo atteggiamento non vada a ledere alcuni dei diritti fondamentali dell'uomo, e cioè una libertà reale di espressione, il diritto alla salute e quindi a fare le scelte migliori in funzione della salute stessa, il diritto di affermare e vedere riconosciuti i propri bisogni.
Così, procedendo con questi criteri, si sta spazzando via un immenso patrimonio di conoscenza che a livello popolare c'è invece urgenza di salvare. Si propagandano le "meraviglie" della medicina moderna con le sue avanzate tecnologie, i suoi sofisticatissimi mezzi diagnostici che sondano ogni parte del nostro corpo, i progressi della chimica e dei farmaci di sintesi, i continui avanzamenti nella lotta contro le malattie con metodi sempre più moderni e spettacolari (vaccinazioni di massa, trapianti e così via) e si fa invece apparire l'omeopatia come un residuo del passato, una medicina obsoleta, senza fondamenti concreti, condita di superstizione e di un po' di magia, con tutte le carte in regola per incantare i creduloni e dare illusioni a chi ci arriva per disperazione quando non c'è più niente da fare, e cioè quando la medicina ufficiale non ha strumenti per intervenire.
Ma che cos'è che dà credito al fatto che il nuovo è comunque un progresso rispetto al vecchio, quando assistiamo quotidianamente al ciclo di ascesa e caduta, a ritmo rapidissimo e continuo, di farmaci, teorie, terapie oggi portati alle stelle e già domani dichiarati pericolosi o inutili? Che cosa c'è di solido rassicurante esaltante in questo tipo di progresso che continuamente nega i suoi risultati? Qualcuno dirà che il progresso è anche fatto di errori che bisogna correggere. Qualcun altro forse obietterà che dietro questa altalena di cose che vengono portate a rotazione dalle stelle alle stalle ci sono conflitti di interessi non proprio nobili.
L'omeopatia da duecento anni opera su principi e tecniche che hanno mantenuto la loro validità e che la guidano ancora oggi. Non significa questo che l'esperienza storica continua a darle ragione? Che a differenza di tante fragili novità essa è in grado di reggere la sfida del tempo? Che l'uomo, se ne ha la possibilità, è in grado di riconoscere autonomamente che cosa lo aiuta e che cosa lo danneggia? Che negargli questa possibilità rischia di andare contro i suoi diritti di persona e di cittadino?
G.R.
 
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