La terza età: una proposta in termini di autonomia per uscire da un concetto cristallizzato di assistenza e dipendenza

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE – N.APRILE 1994

Rapporti   con enti e   istituzioni
La terza età:
una proposta in termini di autonomia per uscire da un concetto cristallizzato di assistenza e dipendenza

Raccogliendo l'opportunità offerta dal Comune di Anzio, che ha sollecitato le associazioni culturali a proporre dei progetti che potessero essere realizzati sul territorio di competenza, Archivio Salute ha preparato il seguente progetto legato a un tema certamente oggi di grande attualità
PROGETTO RELATIVO
ALLE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA TERZA ETÀ
PROPOSTO DALL'ASSOCIAZIONE ARCHIVIO SALUTE
Maggio '93
Premessa
Siamo certamente tutti convinti che la salute è il bene primario dell'uomo. I fattori sociali, culturali, ambientali e comportamentali possono favorirla così come possono lederla o impedirla. Scopo fondamentale dell'Associa­zione è affrontare il tema salute con l'obiettivo di essere un punto di riferi­mento costante per quanti vogliano o si trovino ad occuparsi delle proble­matiche legate a quel tema.
Concordiamo con quanto espresso dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in una "carta" elaborata in occasione del primo Congresso Internazionale sulla Promozione della Salute (Ottawa 21-11-1986): "…Per conseguire uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, l'in­dividuo deve essere in grado di identificare e realizzare le proprie aspira­zioni, di soddisfare i propri bisogni, di modificare l'ambiente o di adatta­rvisi….". Ci chiediamo allora, quanti sono gli individui che riescono a rea­lizzare "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale"? Quanti hanno le concrete possibilità di "identificare e realizzare le proprie aspira­zioni"? Oggi sembra esserci unanimità nell'affermare che la vita media del genere umano si è allungata, forse ciò corrisponde a realtà, ma appare ugualmente realistico affermare che l'anziano, il pensionato si possa trova­re in uno stato di "completo benessere fisico, mentale e sociale", che possa essere soddisfatto in almeno uno di questi stati? Siamo davvero convinti che anche per l'anziano esistano le possibilità di "identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, ecc."?
L'aumento della vita media concomitante ad una bassa natalità, hanno come diretta conseguenza l'invecchiamento della popolazione. È inevita­bile dunque che il problema della terza età diventi rilevante in tutte le na­zioni maggiormente sviluppate.
Nella moderna società di tipo urbano e industrializzato dove alla famiglia "patriarcale" è subentrata quella di tipo "nucleare" le difficoltà di convivenza tra più generazioni sono certamente amplificate, in particolare modo emergono le difficoltà di rapporto con gli anziani che entrando in una fase di vita post-lavorativa perdono nella gran parte dei casi il ruolo di soggetto "attivo", tutto ciò avviene in un momento in cui essi richiedono in misura crescente cure e assistenza da ricevere per quanto possibile nel proprio contesto di vita abituale. L'anziano dunque, richiama l'attenzione verso un duplice aspetto: da una parte quello di identificazione di un ruolo nella società, dall'altro quello di oggettivi bisogni di tipo sanitario.
È sicuramente molto difficile dare una risposta al primo aspetto: in una società in cui il valore della persona è inevitabilmente legato alla sua ca­pacità produttiva è impossibile per l'anziano inserirsi in essa se non come voce in passivo. L'anziano, e così tutte le categorie non produttive (bambini, disoccupati, casalinghe, portatori di handicap, ecc.), possono riacquistare la propria dignità solo modificando i parametri di valutazione della persona, che devono andare ben al di là di quelli economici.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello di tipo sanitario, è indiscutibilmente vero che un grosso capitolo della spesa sanitaria pubblica è destinato alla "terza età" ed anzi esso è in continua ascesa. È altrettanto vero però, che gli interventi sanitari sono del tutto assistenzialisti, volti cioè a contenere i problemi, a mantenere uno stato di "sopravvivenza", a dare supporti esterni più che a mettere il soggetto nelle condizioni di poter "… identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di modificare l'ambiente o di adattarvisi…"
Occorre tener presente inoltre, che la società è disposta a prestare assi­stenza finché ha i mezzi per sostenerla, una carenza di questi, in qualsiasi momento, potrebbe mettere in discussione il sistema assistenzialista. È un fatto noto che negli U.S.A. la valutazione dell'opportunità o meno di prati­care su un anziano un intervento chirurgico viene fatta non sulle effettive capacità dell'organismo di reagire positivamente, ma essenzialmente sull'entità del costo. Le assicurazioni infatti, oltre una certa età non sono disposte ad investire cifre che molto probabilmente non potranno recupe­rare.
Come associazione che tra i vari obiettivi ha quello di approfondire e ricercare il concetto di salute, riteniamo che la salute non possa essere "concessa", attraverso meccanismi di assistenza, ma essa non può che essere il risultato di una continua conquista individuale oltre che sociale. Ciò è contrario alla prassi consolidata di vivere la propria esistenza dele­gando sempre e comunque, per cui l'unica logica conseguenza è quella di continuare in questa delega anche alla conclusione della propria esistenza. È l'anziano stesso che richiede, quando può pretende, assistenza. Il termi­ne della vita viene considerato normalmente come esaurimento totale di tutte le capacità dell'organismo. Esiste però la possibilità di considerarlo come completamento e non necessariamente esaurimento, purché il decadimento fisico non oltrepassi la soglia dell'autonomia. È necessario dunque sostituire l'assistenza con il "sapersi gestire", con la rieducazione dell'anziano all'autonomia.
Pertanto, rifiutiamo un approccio di tipo assistenzialista, se non come ultima risorsa e comunque mai disgiunto da un intervento volto a rendere l'individuo artefice in prima persona delle proprie scelte e quindi della pro­pria salute. Siamo convinti che esistano le possibilità e gli strumenti per ottenere ciò. L'Associazione mette a disposizione le proprie risorse e competenze per affrontare queste problematiche sia da un punto di vista cul­turale, attraverso uno studio più approfondito dell'argomento con l'ausilio di esperti in materia (medici, sociologi, ecc.), sia con interventi rivolti alle persone più direttamente coinvolte, gli anziani, mirati ad una conoscenza del proprio corpo e delle sue esigenze, alla acquisizione di tecniche utili a valorizzare le potenzialità dell'organismo, a fornire strumenti idonei alla profilassi (educazione sanitaria, igiene, alimentazione ecc.). Se all'anziano verranno offerte queste possibilità certamente potrà fare un passo avanti verso la "Salute", riconoscendo anche una strada per l'individuazione di un nuovo proprio "ruolo". Da tutto questo la società non potrà che trarne vantaggio, non ultimo quello economico.
Programma dettagliato delle attività proposte
Gli interventi saranno articolati secondo tre ottiche:
1     – Educazione Sanitaria
Attraverso corsi, seminari, conferenze verranno fornite conoscenze e stru­menti volti al raggiungimento di una maggiore autonomia sui seguenti te­mi: alimentazione, igiene, attività psicomotoria, erboristeria, indicazioni e controindicazioni dei farmaci più comunemente somministrati agli anziani.
2     – Coinvolgimento Culturale
Per promuovere una partecipazione più attiva dell'anziano saranno orga­nizzati: dibattiti sulle tematiche proposte nei corsi, gite per la raccolta di erbe officinali, corsi pratici di Taijiquan detta anche "ginnastica della lunga vita". Il Taijiquan, una sequenza preordinata di movimenti fluidi, lenti e senza interruzione, è un'arte tradizionale della cultura fisica cinese che gode di una vasta popolarità in Cina e che oggi si sta diffondendo in tutto l'Occidente, in particolare negli U.S.A. Più che una ginnastica essa è una vera e propria attività psicomotoria particolarmente adatta agli anziani poiché priva di qualunque controindicazione. In Cina, ma anche in altri Paesi viene comunemente inserito nei programmi di prevenzione sanitaria. Diversi studi fatti in proposito hanno dimostrato come il Taijiquan abbia un effetto positivo sul sistema nervoso, sull'apparato osteoarticolare, sul metabolismo basale e sull'apparato digerente. È evidente così come l'acquisizione di questa tecnica possa essere di fondamentale importanza nel campo della prevenzione sanitaria.
3 – Sensibilizzazione delle strutture coinvolte Saranno organizzati convegni specialistici sui problemi legati all'invec­chiamento, rivolti a medici, operatori sociali, amministratori, a quanti in un modo o nell'altro si trovano, per motivi professionali, ad essere coin­volti in queste problematiche.
Attività in cui l'associazione è impegnata
Le attività che l'associazione "Archivio Salute" ha in corso sono le se­guenti:
       gruppo di studio sull'omeopatia
       gruppo di studio sulle ginnastiche "dolci"
       gruppo di   studio   sui   fondamenti   scientifici   delle   medicine non convenzionali
       gruppo di studio sull'alimentazione
       corsi di omeopatia
       corsi di agopuntura
       corsi di Taijiquan
       traduzione di un testo cinese sull'autodiagnosi del tumore
       traduzione di un testo spagnolo sul Taijiquan
       gite erboristiche

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