L’evoluzione della malattia in omeopatia

OMEOPATIA
 
L’evoluzione della malattia in omeopatia
 
 
In omeopatia esistono fondamentalmente tre stadi della malattia tra loro ben distinti che rappresentano tre fasi evolutive, tre gradini della malattia verso l’esito finale.
Il primo stadio è rappresentato dalle turbe del sensorio o anche stato morbido della malattia.
Il sensorio è quella parte dell’organismo che è preposta al rapporto con l’esterno, al sentire l’ambiente, gli altri, se stessi; nel sensorio si comprendono quindi i cinque sensi che tutti conosciamo, ma oltre a questi tutta quella parte non ben definita di sensazioni, emozioni, sentimenti e così via.
La prima manifestazione di malattia avviene in questa sfera e tra l’altro ha le caratteristiche di non essere definita in tutte le sue parti. A livello fisico anatomico una mano è ben distinta da un piede o dal naso, mentre l’ambito del sensorio è qualcosa di molto diverso, in quanto ci sono delle funzioni complicate che non possono essere definite e catalogate come momenti distinti.
Le turbe sensoriali costituiscono lo stadio più superficiale della malattia nella vita dell’individuo, più superficiale nel senso che l’individuo non muore a causa di queste turbe, di fatto la malattia colpisce la sfera più profonda dell’individuo, quella delegata al suo rapporto con l’esterno, alla sua collocazione ed alle sue scelte soggettive in rapporto con l’esterno. Potremmo dire che, attaccando questa sfera, la malattia colpisce l’uomo nel proprio destino, cioè fa in modo che l’uomo non abbia più la capacità complessiva, totale, ed abbia quindi di fronte una serie di impedimenti nel realizzare il proprio destino.
Il secondo stadio è rappresentato dalle turbe funzionali; la malattia sfocia in questo stadio, più profondo del primo, nel momento in cui non è stata trattata nel precedente o comunque l’organismo non è stato in grado di difendersi da essa e di tornare ad una situazione di equilibrio. Le turbe funzionali toccano funzioni ben definite dell’organismo.
Ogni parte dell’organismo ha una sua struttura anatomica che ha una propria funzione: ad esempio sappiamo come sono fatte le gambe, la loro funzione fondamentale è quella del camminare. Il secondo stadio della malattia, prendendo l’esempio delle gambe, tocca la funzione del camminare, senza che le gambe siano state toccate nella loro struttura anatomica.
Mentre le turbe sensoriali hanno la caratteristica di essere sfumate, di essere legate a fattori esterni, di non rispettare tempi determinati, le turbe funzionali sono estremamente precise.
E’ questo un livello di maggiore gravità della malattia rispetto al precedente, perché l’organo o la parte dell’organo interessata non funziona più rispetto a tutte le altre connessioni con l’organismo; la malattia si è instaurata.
Il terzo stadio, che poi è quello che preclude l’esito finale della malattia, è rappresentato dalle turbe lesionali: una volta che si è passati per il primo stadio non trattato, trascurato e comunque aggravatosi e similmente per il secondo stadio, il terzo stadio sarà rappresentato dalle lesioni dell’organo che esplicava quella funzione o dell’organo che era soggetto a quella funzione. Se ad esempio la funzione digestiva dello stomaco è attaccata da un disturbo funzionale, l’evoluzione della malattia porterà ad una lesione a carico dello stomaco, in quanto la mancanza di funzionalità ha richiesto allo stomaco un superlavoro; ma può essere anche a carico dell’intestino in quanto la mancata funzionalità dello stomaco ha impedito al cibo di essere assorbito per bene è quindi ne ha sofferto l’intestino; oppure può essere a carico del fegato che ha dovuto sopperire alla disfunzione dello stomaco e così via. Ancora una volta il processo non è strutturalmente logico, è un processo che ha una sua logica ma non di tipo lineare. Con l’esperienza e indagando i processi della evoluzione delle malattie si arriva poi a determinare quali sono i processi e le esatte vie di aggravamento.
La malattia non è mai un accidente improvviso, non è mai il risultato di un attacco, dall’interno o dall’esterno che sia, ma piuttosto è il risultato di una lunga storia di disattenzioni soggettive, di stimoli negativi dall’esterno a cui non ci si è potuti sottrarre, di imposizioni fatte all’organismo in maniera superiore alle sue capacità di sopportazione. Tutto questo, protratto nel tempo, ha determinato un progressivo indebolimento dell’organismo stesso e la conseguente apertura di una falla in una delle sue parti.
 
O.B.
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