Informazione e prevenzione nella scuola sulla tossicodipendenza e AIDS.

QUADERNI DI   ARCHIVIO SALUTE n. 1 Marzo 1992
 
Informazione e prevenzione nella scuola sulla tossicodipendenza e AIDS.

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha recentemente istituito nella scuola la figura del "referente", un insegnante incaricato di occuparsi dei problemi della salute all'interno della propria scuola. Archivio Salute ha preparato un progetto di intervento in questo ambito che è attualmente all'esame di alcune scuole del Lazio.
La scuola non può non avere un ruolo centrale nell'iter educativo e nel campo della prevenzione e dovrebbe quindi, sempre di più, essere caratterizzata dalla innovazione per poter corrispondere ai bisogni di una società complessa in continua trasformazione quale la nostra.
Nell'affrontare il problema della tossicodipendenza e quello ad esso correlato della diffusione dell'AIDS, non si può non tener conto di come la situazione sia, da questo punto di vista, in continua evoluzione. Lo stesso consumo di stupefacenti, inizialmente prerogativa di alcuni gruppi sociali, si è andato sviluppando e modificando durante gli anni 80, mescolandosi con aspetti nuovi quali il fenomeno dell'AIDS.
Fino ad alcuni anni fa il problema dell'assunzione di sostanze stupefacenti non era posto in collegamento con il rischio di un possibile contagio.
Successivamente è sorto il problema della possibile trasmissione dell'epatite virale fino a giungere alla situazione attuale nella quale il rischio di contagio da HIV ha calamitato l'attenzione finendo col divenire l'assoluto protagonista in negativo. In definitiva, il rischio di contagio da HIV ha assunto un ruolo preminen­te anche rispetto alla stessa tossicodipendenza.
Certamente la trasmissione del virus HIV non è sola prerogativa dei così detti "gruppi sociali a rischio" come tossicodi­pendenti ed altri, ma come si è detto, la tossicodipendenza ed il rischio di contagio da virus HIV corrono ormai su uno stesso binario.
A tale proposito sempre maggiore importanza viene data all'aspetto della prevenzione ed in tale ottica la scuola può svolgere un ruolo primario.
La scuola può agire in positivo tanto più quanto riuscirà ad essere vera "comunità educante", attraverso le interazioni che si realizzano tra tutte le componenti scolastiche. Per tale motivo riteniamo di primaria importanza parlare nella scuola di questi argomenti sotto i diversi punti di vista e tenendo, presente l'importanza di cogliere la radice del problema.
L'Associazione "Archivio Salute" assegna una grande importanza al campo dell'informazione e promuove iniziative, le più ampie possibili, sui temi legati all'obiettivo di coltivare la salute e a tale proposito propone un progetto per la realizzazione di un intervento finalizzato alla prevenzione, rivolto ai giovani ed ai loro insegnanti. Obiettivo fondamentale dell'intervento è formare una cultura della prevenzione. Partendo da questo presupposto risulta ovvio, tra l'altro, sottolineare che opporsi al fenomeno della droga significa contemporaneamente limitare il pericolo dell'HIV.
Cosa significa oggi opporsi al fenomeno della droga? Un modo di procedere potrebbe essere quello di porsi l'obiettivo di contribuire a modificare le abitudini che sono predisponenti al consumo della droga, considerando ad esempio tale consumo come aspetto dell'abi­tudine a rispondere alle difficoltà in modo sbagliato. Un altro sarà certamente quello di sviluppare una coscienza civile che porti all'im­pegno collettivo per l'eliminazione dei meccanismi che rendono la droga disponibile sul mercato e che ne fanno un oggetto di consumo da imporre agli "utenti".
Consideriamo il fatto che di fronte a situazioni di "malessere" o di "malattia" che con frequenza ci si trova costretti ad affrontare, è prassi diffusa intervenire con il farmaco, anche quando se ne potrebbe fare a meno ricorrendo a semplici accorgimenti. Troppo spesso questo diviene il solo modo di rispondere ad una difficoltà.
Possiamo verosimilmente ritenere che questa situazione nasce proprio dal ruolo che viene assegnato al farmaco nelle abitudini mentali legate alla cultura attuale, nasce dall'educazione all'impiego risolutore del farmaco, dal rapporto che si è instaurato con il concetto di farmaco.
Da questa impostazione culturale deriva l'eccessiva dimestichezza e naturalezza con la quale il giovane assume i farmaci, si veda l'uso di ormoni collegato alla frequentazione di palestre; di stimolanti ed eccitanti utilizzati in alcuni momenti dell'anno scolasti­co oppure legati alla necessità di rimanere svegli un'intera notte nelle discoteche; di psicofarmaci nei momenti di maggiore malessere.
Tutto questo determina una "abitudine", una "assuefazione" all'assunzione del farmaco visto come unica soluzione a qualsiasi difficoltà si presenti.
E' in tale contesto che di fronte ad una difficoltà maggiore del solito, in un momento di disagio più marcato si risponde con la ricerca del farmaco adatto, ma non esistendo il farmaco che risolva forme di disagio esistenziale, più o meno passeggero, è facile operare una escalation che porti ad entrare in contatto con la droga.
Accanto a questo tipo di comportamento si sta recentemente ponendo in evidenza la necessità di identificare il meccanismo biologico che porta a cadere nell'uso della droga fino a dipenderne. Tale necessità è stata suscitata dalla facile constatazione che non tutti coloro che la provano ne rimangono poi schiavi, da ciò sono nate le successive osservazioni.
E' possibile quindi ipotizzare l'esistenza di una sorta di carenza, di debolezza organica, a supporto di quella psichica, che porti più facilmente al consumo di stupefacenti?
Parlando di carenza e di debolezza organica, sarebbe opportuno riflettere sul perchè l'AIDS colpisce solo alcuni soggetti e non altri, anche tra le categorie così dette "a rischio". Questo aspetto non viene sufficientemente posto in evidenza.
E' lecito ritenere che anche in questo caso ci si trovi di fronte ad una carenza dell'organismo, e se esiste tale debolezza a cosa è dovuta, come può essere affrontata?
Da questo momento nasce l'educazione ad esaminare il proprio disagio ed il proprio malessere, e ad identificarne le cause, sviluppando una nuova cultura del farmaco, di qualunque natura esso sia. Imparando nello stesso tempo che anche l'alimentazione e la cura del proprio corpo incidono sul nostro organismo generando o curando malesseri o disagi.

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