In difesa dell’Omeopatia

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE N. 8 MARZO 1997
 
 
In difesa dell'Omeopatia
L'intervento del dott. Aldo Liguori, direttore sanitario del Centro Clinico Paracelso, ha dato un'ampia esemplificazione del fatto che le posizioni tendenti a svalutare l'omeopatia non poggiano su nessuna solida base. Ha perciò affermato la necessità di continuare a lottare per difenderla e diffonderla.
Negli ultimi 5 anni si è concretizzato un pesante attacco nei confronti dell'Omeopatia e di chi si cura con questa metodica. Un attacco tanto pesante quanto difficile a prima vista da riconoscere.
Apparentemente la stampa nazionale ha dato più spazio all'Omeopatia, ma se andiamo ad analizzare più a fondo, gli articoli che esprimono giudizi positivi sono stati pubblicati su riviste divulgative che non hanno alcuna rilevanza scientifica. Viceversa nella letteratura medica sono apparsi quasi esclusivamente attacchi e giudizi denigratori. I pochissimi articoli che hanno tentato di esporre anche aspetti positivi dell'Omeopatia sono stati stroncati dalla stampa più autorevole.
Il disegno di restrizione operato nei confronti dell'Omeopatia e delle Medicine Non Convenzionali, nato a livello dell'establishment farmaceutico e gestionale sanitario, si è manifestato chiaramente con la direttiva CEE che ha dato indicazione ai governi delle nazioni europee di attribuire al rimedio omeopatico la definizione di farmaco, assoggettandolo quindi a una legislazione che lo accomuna indebitamente ai farmaci convenzionali. Molti in Italia hanno attribuito al governoitaliano la responsabilità di queste scelte restrittive, senza rendersi conto che in realtà questo disegno nelle sue linee essenziali è internazionale e riguarda gran parte dei paesi occidentali.
Nel concreto, per quanto riguarda quest'aspetto, la restrizione in Omeopatia si manifesta soprattutto con la difficoltà, per chi si vuole curare con questa metodica, a reperire la gamma completa dei rimedi omeopatici necessaria alla pratica clinica.
Alcuni prodotti come Opium, Cannabis Indica, Coca, Bacillinum sono praticamente scomparsi dalle farmacie già prima della attuale legislazione limitativa. In tal modo si impedisce di trattare con rimedi idonei quali ad esempio Opium e Cannabis Indica disturbi gravi quali il coma apoplettico (causato ad esempio da emorragie cerebrali) o un attacco acuto psicotico (ad esempio casi di follia improvvisa) o più semplicemente disturbi lievi, ma ampiamente diffusi, quali la stipsi senza stimolo o l'insonnia per eccitazione mentale caratterizzata da risvegli con desiderio di dormire e incapacità di riaddormentarsi. Di fatto allo stato attuale il 60% dei prodotti omeopatici è minacciato di scomparire dalle farmacie.
Ma oltre a ciò, e cioè oltre alla riduzione di prodotti disponibili sul mercato, l'Omeopatia è stata negli ultimi anni pesantemente attaccata nei suoi contenuti: se venti anni fa molti, anche tra i medici, interrogati sulla validità dell'Omeopatia, non si pronunciavano perché affermavano di non conoscerla, oggi i più rispondono con sicurezza che l'Omeopatia produce solo un effetto placebo, e se invece talvolta i medici si dimostrano tolleranti, certamente non dipende dal fatto che credono nella sua validità ma piuttosto dal fatto che non vogliono inimicarsi i loro clienti.
 
 
L'Omeopatia non è effetto placebo
Agli attacchi sempre più insistenti che le case farmaceutiche e il mondo medico accademico sferrano alle Medicine Non Convenzionali quali ad esempio "l'Agopuntura può essere veicolo di gravi infezioni" o "l'Omeopatia e l'Agopuntura ritardano le cure efficaci della medicina ufficiale" se ne è aggiunta quindi una ancora più falsa e assurda delle precedenti: l'Omeopatia è un placebo, ossia l'Omeopatia è acqua fresca e chi si cura con "le pilloline che non contengono nulla", se ottiene dei miglioramenti, lo deve unicamente alla suggestione che deriva dal credere che l'Omeopatia sia un mezzo di cura particolarmente efficace e dal rituale dell'assunzione periodica dei globuli.
Ebbene di fronte a questi attacchi noi dobbiamo assumere una posizione ferma e molto chiara. Ma dobbiamo farlo con convinzione; ad esempio rispetto all'affermazione "l'Omeopatia è un placebo", dobbiamo con tutte le nostre forze dimostrare che è una affermazione ridicola. Per maggiore chiarezza è necessario qualche approfondimento: innanzitutto distinguiamo il placebo, ossia una pillola priva di una qualsiasi attività biologica, dall'effetto placebo.
Dobbiamo considerare infatti che, all'interno di qualsiasi rapporto medico-paziente, esiste una certa quota di effetto placebo, sia che si prescriva un farmaco della Medicina Convenzionale sia che si prescriva un rimedio omeopatico. Questo effetto è conseguente a un buon rapporto medico-paziente: il malato nel momento in cui decide di curarsi, stabilisce un nuovo rapporto con se stesso, con la propria malattia, col medico a cui si rivolge, ecc., e tutto questo innesca in una certa misura, che è di volta in volta variabile, una concreta spinta a guarire.
Dunque se non ci fosse anche un effetto placebo nel somministrare il rimedio omeopatico, ciò significherebbe che il medico omeopatico non fa il medico, cioè non è in grado di creare una spinta positiva, attraverso il suo rapporto con il paziente, nella condizione del malato.
Ma se poi vogliamo intendere che la somministrazione del rimedio omeopatico produce solo degli effetti legati al rapporto medico-paziente, siamo proprio fuori dalla realtà dei fatti.
Basterebbe un minimo di buon senso nell'osservare gli effetti dell'Omeopatia su un'ampia casistica di malattie e la prolungata durata di tali effetti nel tempo. Può l'effetto placebo migliorare un sintomo grave per un lungo periodo di tempo?
Ma possiamo spingerci oltre: come spiegare l'azione di Aetusa Cynapium capace di far regredire vomito e diarrea nell'intolleranza al latte dei neonati, o l’azione di Chamomilla sulle coliche gassose e sul nervosismo di un bimbo nella fase della dentizione, o ancora l'azione di Aconitum su un ben definito stato febbrile dell'infante?
È evidente che in tutti questi casi non possiamo spiegare l'effetto dell'Omeopatia con l'effetto placebo.
Può del resto un'otite media purulenta guarire in 6 ore con un rimedio omeopatico semplicemente perché la madre del piccolo si è tranquillizzata parlando col medico che le ha consigliato di somministrare Mercurius dulcis al piccolo?
Esistono d'altra parte prove oggettive degli effetti dell'Omeopatia: se non vogliamo riferirci all'esperimento di Benveniste sulla degranulazione dei basofili, la famosa "memoria dell'acqua", esperimento tanto osteggiato dalla stampa, effettuato in realtà contemporaneamente con risultati positivi in tre differenti centri di ricerca, possiamo sempre prendere in considerazione tra tanti altri i lavori della professoressa Bastide, dell’Università di Montpellier, che ha dimostrato modificazioni dei linfoblasti dopo aver immesso della Phytolacca nelle colture.
D'altra parte l'Omeopatia ormai da tempo ha dimostrato la sua efficacia anche sugli animali dove pure è difficile sostenere la presenza di un effetto placebo.
Platina è in grado ad esempio di quietare un gatto in calore, Silicea di far rimarginare la ferita di un cane, Psorinum o Sulphur di eliminare i parassiti cutanei da molti animali.
La ricerca del resto conferma gli effetti dell'Omeopatia sugli animali. Gelsemium Sempervirens aumenta la captazione di neurotrasmettitori (noradrenalina, dopamina, serotonina) sulle sinapsi dei neuroni nel cervello dei ratti.
Nelle urine e nelle feci di piccioni e cavie intossicate con Arsenico dopo somministrazione di Arsenicum Album c'è un incremento del 60% nell'eliminazione di Arsenico rispetto al gruppo controllo.
Esiste poi anche una ricerca relativa agli effetti dell'Omeopatia sulle piante, dove evidentemente non può esserci effetto placebo. Ad esempio le piante di pisello nano, insufflate con solfato di rame, sviluppano un baccello più corto; se vengono successivamente trattate con Solfato di rame CH 15 si sviluppano maggiormente ed eliminano rame nel terreno molto più rapidamente di quanto avviene nel gruppo controllo.
È stato dimostrato che le dinamizzazioni decimali (da D1 a D60) di solfato di ferro inibiscono o accelerano la crescita di grani di frumento.
Sono state prodotte ormai anche in Italia in ambito universitario, promosse dall'Istituto Paracelso, evidenze cliniche e sperimentali che testimoniano la validità di queste metodiche, secondo i metodi di indagine moderna (laboratorio, gruppo controllo, parametri statistici). Vale per tutti l'esempio della ricerca medico-sociale e clinica svolta dal prof. Nicoletti, direttore della Cattedra di Medicina Sociale, all'Università di Roma La Sapienza, su una casistica di 30.000 soggetti rivoltisi al Centro Clinico Paracelso per propri problemi di salute.
Ma come mai questi dati, pur essendo disponibili a chi ha la buona volontà di cercarseli, non convincono la scienza medica?
La risposta è semplice: l'attuale scienza medica è ben lontana da essere scienza in grado di razionalizzare tutta l'esperienza accumulata in campo medico.
Essa infatti si riferisce ad un unico modello meccanicistico, ad un unico paradigma dominante e ad un'unica conoscenza certificata.
Del resto la formazione dell'uomo di scienza avviene a tutt'oggi attraverso una acculturazione rivolta all'accettazione di un determinato paradigma, che condiziona le scelte e gli atteggiamenti dell'intera comunità scientifica di un dato periodo storico, fino al rifiuto o alla semplice ignoranza di idee e teorie che non sono conformi a quel paradigma.
A questo riguardo è interessante il lavoro di Knipschild che ha dimostrato come i mutamenti nelle convinzioni delle persone su una particolare problematica, dipendano dalle convinzioni precedenti in merito a quella problematica: vedendo i risultati di un'indagine le persone scettiche non si lasceranno convincere, quelle già convinte confermeranno ulteriormente la loro opinione.
Per la medicina convenzionale è placebo dunque tutto ciò che essa non conosce o che non ha interesse a conoscere!
 
Dobbiamo opporci alla distruzione sistematica dei contenuti dell'Omeopatia
Presupposto dell'Omeopatia è la concezione dell'uomo come un tutto integrale, unità di corpo e psiche; ciascun individuo è un essere unico e irripetibile.
Un tutto che esprime un'autonomia completa in sé, in quanto l'uomo è in grado da solo di crescere, di riscaldarsi e di difendersi dalle aggressioni esterne. Un tutto che è molto di più della somma delle sue parti.
La sua attività funzionale è garantita da precisi collegamenti tra le sue funzioni più importanti e tra esse e l'esterno ed esprime così una capacità reattiva globale.
Gli attacchi esterni, climatici ed infettivi, alimentari, emozionali, sociali produrranno effetti diversi a seconda della capacità reattiva del soggetto colpito (un'influenza presa nello stesso modo ha regolarmente carattere sintomatologico differente nei componenti di una stessa famiglia). Assistiamo a sintomi acuti se la reattività è elevata, a sintomi cronici se la reattività è debole (vedi ad esempio la reazione a un'indigestione: si ha vomito se c'è una buona vitalità, dolore diffuso all'addome per vari giorni, se la reattività è affievolita).
Dunque, la manifestazione della malattia dipende da un deficit della funzionalità o della reattività in rapporto a fattori che attaccano l'organismo dall'esterno. Non possiamo perdere questo contributo delle Medicine Non Convenzionali, che individuano il problema non nel virus presente nell'aria, ma nella nostra ricettività, nel nostro terreno, che determinano la gravità della malattia.
Con la medicina moderna conosciamo dunque le manifestazioni della malattia che possono essere mutevoli e sfociare l'una nell'altra, mentre non vediamo il punto di partenza: la malattia vera e propria che è altra cosa, essendo cioè uno specifico e particolare selettivo indebolimento della attività funzionale dell'organismo, indebolimento differente nelle sue componenti da individuo a individuo.
Così una stessa lombalgia con un medesimo quadro patologico, in un caso può essere legata a scorretta alimentazione che complica una contrazione muscolare eccessiva, in un altro caso può essere dovuta ad alterazione dei legamenti ossei unita ad alterata circolazione venosa, in un altro caso ancora può essere dovuta ad una errata posizione mantenuta per troppo tempo o all'aver trattenuto per lungo tempo dentro di sé uno stato di collera senza farla esplodere.
Le Medicine Non Convenzionali hanno di tutto ciò una conoscenza profonda. Ma non è questo l'aspetto più interessante. L'aspetto rilevante è che le Medicine Non Convenzionali non si occupano solo dell'uomo malato ma si occupano dell'uomo.
Prendendo in esame la sua capacità di agire, sono strumento per la salute intesa come affermazione dell'Io su se stesso e sull'ambiente; sono un mezzo per la presa di coscienza da parte di ciascun individuo, della propria caratteristica biologica, della propria entità psicofisica, corredata di spinte e tendenze che sono differenti da individuo a individuo e che tuttavia possono essere comprese e ricomposte in modo che ciascun individuo possa contribuire al benessere di tutti, prendendo contemporaneamente da tutti quanto serve ai propri bisogni.
Le Medicine Non Convenzionali rilanciano tutti questi aspetti permettendo a ciascuno di noi di acquisire nuovi strumenti di analisi. Non possiamo perciò permettere che vengano cancellate.
non possiamo accettare che la validità dell’omeopatia non sia messa chiaramente in luce dagli operatori che se ne occupano e in generale dal mondo medico
La verità è che sono pochissimi i medici tra le migliaia di operatori esistenti in Italia che praticano l'Omeopatia (5.000 unità è il numero degli omeopati presenti sul territorio nazionale), che hanno nozione precisa delle straordinarie possibilità terapeutiche delle Medicine Non Convenzionali.
Ribadisco che l'incurabile, quando non è ben inteso un arto che manca, è un limite dell'omeopata, non dell'Omeopatia, che se ben conosciuta e utilizzata è in grado di rendere reversibile qualsiasi processo patologico.
Il valore immenso dell'Omeopatia è dimostrato da centinaia se non da migliaia di anni di pratica. Basti ricordare gli effetti dell'Omeopatia ottenuti in passato nella terapia del colera a Napoli, in cui l'Omeopatia ha dimostrato una chiara superiorità terapeutica nei confronti della terapia convenzionale.
A questo punto permettetemi di riportarvi la mia esperienza personale dopo oltre 20 anni di attività.
Vi riporto quanto segue come un risultato di cui sono orgoglioso personalmente, ma devo dire che quanto è stato realizzato è dovuto al lavoro continuo di costruzione e confronto presente all'interno dell'attività del Centro Clinico Paracelso, tra i medici, tra i medici e gli studiosi di Medicina Tradizionale, tra i medici e i fisioterapisti, tra i medici e l'organizzazione nel suo insieme, tra i medici e le persone che si sono rivolte al Centro.
Ci sono nella casistica del Centro Clinico Paracelso molte guarigioni spettacolari. Tra i vari utenti del Centro ce ne sono però alcuni che io ricordo con maggiore soddisfazione: sono ad esempio coloro che affetti da ansia o debolezza hanno ritrovato la gioia di vivere.
Ci sono poi casi cronici risolti permanentemente: ad esempio le febbri settiche biliari di una signora operata ben 4 volte alla colecisti e alle vie biliari senza risultato, per risolvere un presunto ristagno biliare, o la colite ulcerosa di un collega che era condannato alla terapia cortisonica a vita, o il ragazzino asmatico strappato agli effetti collaterali del cortisone.
In ambito specialistico sono ormai centinaia e centinaia i casi di ernia del disco trattati con terapia non chirurgica, le donne con utero fibromatoso salvate dall'isterectomia, i denti non estratti grazie alle terapie conservative integrate o i ragazzini che hanno potuto evitare la solita macchinetta correttiva grazie al settore odontoiatrico del Centro Paracelso.
Non possiamo dunque accettare che un modo diverso di trattare la malattia e più ancora che un modo diverso di considerare la malattia, che prevede un ruolo attivo da parte del malato, possa essere cancellato!
Ma al di là del prezioso aiuto dato dalle Medicine Non Convenzionali alla lotta contro le malattie va detto anche che lo sviluppo delle Medicine Non Convenzionali fa parte di un processo ormai inarrestabile che vedrà il superamento definitivo di alcune impostazioni assolutistiche della medicina moderna, come del resto di alcuni aspetti particolaristici presenti in seno alle Medicine Non Convenzionali, e porrà le basi per una medicina i cui presupposti terranno conto di differenti modelli contemporaneamente.
Segni evidenti di questo processo sono la rivendicazione da parte del malato di una salute intesa non solo come assenza di malattia o di sintomi, ma come recupero di un benessere fisico e mentale che permetta la massima possibilità di espressione delle capacità dell'individuo; le richieste di considerare l'individuo come un tutto integrale da rispettare nella sua entità, mentre si mostra insoddisfazione per la frammentazione di una medicina fondata sulle specialità; il rifiuto di accettare terapie che danno effetti collaterali, l'esaltazione dell'importanza delle capacità vitali, di difesa, di recupero dell'organismo; l'esigenza del malato di sentirsi parte attiva e responsabile di fronte al proprio stato di malattia e disagio.
Questo processo non deve arrestarsi!
Si afferma che nell'Omeopatia non c'è una ricerca adeguata. Ma la ricerca in Omeopatia non può essere analoga a quella convenzionale. Del resto l'Omeopatia non ha bisogno di ricerca se per ricerca intendiamo ciò che comunemente si intende. Non c'è bisogno di ricerca, nella pratica dell'Omeopatia si sono riscontrati solo effettipositivi. La ricerca va fatta giustamente quando si usano sostanzeche sono nocive per gli effetti collaterali che provocano come avviene nella medicina moderna che fa uso di farmaci.
Quando si fanno i trapianti attorno ai quali ruotano vertiginosi profitti per patologie che riguardano una piccola fetta di popolazione, sarebbe indispensabile, anche se non viene mai fatto, valutare che cosa accadrebbe ai malati se non venissero trapiantati, considerando poi anche che nei costi sociali vanno messe in conto quelle realtà, vedi l'India, in cui le persone si vendono le proprie parti del corpo per destinarle ai trapianti degli occidentali in cambio di un piatto di minestra.
L'Omeopatia si basa su concetti immutabili, su valori inalienabili per l'uomo. Non basta difenderla, è necessario contrattaccare la concezione assolutistica della medicina moderna che la minaccia.
La medicina moderna non ha certamente la visione dell'uomo come un tutto psicofisico e non ha ben presente che la malattia prima ancora di essere alterazione funzionale e lesionale, è innanzitutto alterazione del sensorio, cioè della capacità sensoriale con cui l'organismo avverte gli stimoli presenti nell'ambiente. Come noi percepiamo l'ambiente è l'elemento fondamentale che permette, se la percezione è corretta, la nostra difesa spontanea irrazionale (i brividi quando fa freddo) o razionale (la scelta di mettersi il cappotto); difese che permettono il mantenimento di una valida capacità di reazione, premessa per la salvaguardia del nostro equilibrio funzionale.
La medicina moderna del resto ha concezioni e tecniche che variano profondamente nei loro contenuti in rapporto all'evolversi della scienza.
Essa non ha una conoscenza (da cognoscere = mi accorgo, so). La conoscenza è infatti conoscenza per evidenza o percezione diretta, distinta e diversa dalla conoscenza razionale e concettuale, e appartiene come tale alla tradizione.
La medicina moderna può essere solo scienza (dal latino scio = tagliare, segare, che evolve nel significato di decidere), rappresentando infatti la scienza un sistema teorico-pratico fondato su dati empirici, selezionati quindi come aspetti parziali della realtà nel suo complesso.
Le critiche di ascientificità poste a tutto quanto non rispetta i canoni abituali della scienza moderna potrebbero essere poste "mutatis mutandis" alla medicina moderna.
Una prova? Il cosiddetto gruppo omogeneo.
La medicina moderna considera come uguali i soggetti che fanno parte di un gruppo di sperimentazione: cioè io prendo 30 persone ad esempio tra i 25 ed i 30 anni, su queste persone faccio la sperimentazione di un farmaco e confronto i risultati con quelli ottenuti somministrando un altro farmaco, ad un altro gruppo di 30 persone sempre tra i 25 e i 30 anni, e procedo su questa linea come se i due gruppi e i singoli soggetti fossero sovrapponibili.
Niente di più assurdo, permettetemi di dirlo!
Così facendo infatti non si tiene conto ad esempio che un uomo che ha sofferto molto da bambino ha una reattività completamente diversa rispetto ad un coetaneo più fortunato, o che un soggetto magro ha una reattività completamente diversa rispetto ad un soggetto corpulento.
Naturalmente, con questo non voglio negare validità alla sperimentazione né al gruppo omogeneo, ma tale gruppo deve essere individuato con ben altri criteri.
Comunque si può tranquillamente affermare che la medicina moderna può aiutare l'uomo solo nel momento contingente, sopprimendo il sintomo e già abbiamo detto che ancora non sappiamo cosa ciò implichi, né quali conseguenze può provocare a distanza anche di anni, perché usiamo su un soggetto, l'uomo, che conosciamo poco, un farmaco che non conosciamo affatto.
Del resto le differenti diagnosi oggi poste correntemente, quali disturbi neurovegetativi, emicrania, ansietà o gli esami di laboratorio, che sono spesso normali anche in presenza di evidenti sintomatologie, o ancora le terapie a base di analgesici, antibiotici, vitamine e cortisonici, non soddisfano più nessuno.
Se un iter diagnostico o terapeutico è indispensabile bisognerebbe poi comunque valutarne gli svantaggi.
E poi, quanti interventi chirurgici pensate che si praticherebbero se i medici non ne sottolineassero l'urgenza?
Del resto non possiamo certo credere che esista un'università la cui attività abbracci l'universo delle conoscenze e che quindi operi a 360 gradi nel raccogliere e vagliare tutte le esperienze utili nella lotta alla malattia. Quindi necessariamente non possiamo ritenere che si usi il meglio di quello che abbiamo a disposizione contro le malattie.
Certo, ho fatto delle critiche alla medicina moderna, ma non credo di aver detto delle falsità. Quanto risparmierebbero i contribuenti se il servizio sanitario utilizzasse in prima linea l'Omeopatia i cui rimedi, se prodotti su scala nazionale e per un grande numero di persone, avrebbero costi bassissimi?
È un'utopia, tenendo conto che l'Omeopatia può curare definitivamente numerose affezioni, pensare a una popolazione in cui il numero percentuale dei malati diminuisce progressivamente di anno in anno grazie ad uno strumento terapeutico non solamente curativo ma anche realmente preventivo?
Infine voglio dirvi che se dovessi controfirmare quanto affermato, di cui sono pienamente cosciente e responsabile, firmerei cosi:
"Aldo Liguori riconvertito omeopata agopuntore e non più dott. Aldo Liguori omeopata agopuntore medico-chirurgo"
in quanto ho verificato per 20 anni che alla medicina non interessa mantenere e sviluppare l'Omeopatia e l'Agopuntura ma solo limitarle e controllarle, e che la Medicina Moderna non ha un paradigma culturale e scientifico capace di abbracciare la totalità dell'essere umano.
Per questo dovremo pensare a uno sviluppo autonomo dell'Omeopatia e delle Medicine Non Convenzionali nel futuro.
Noi come Istituto Paracelso saremo sempre in prima linea, per portare avanti questi contenuti se necessario anche da soli, meglio se col vostro aiuto e con quello di quanti riconoscono nella battaglia per la libertà di terapia una delle battaglie più qualificanti e dimostrative che oggi si possano affrontare.
Dott. Aldo Liguori
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