Il rimedio omeopatico

OMEOPATIA
 
Il rimedio omeopatico
 
La preparazione
 
Esistono più metodi di preparazione del rimedio omeopatico, descriveremo qui quello tradizionale, ideato dal fondatore del metodo omeopatico impiegato oggi, Samuel Hahnemann.
Le sostanze, naturali o di sintesi, per divenire rimedi omeopatici debbono essere diluite e dinamizzate (succussione energica) più volte attraverso vari passaggi. Ogni passaggio è definito da una sigla che indica il rapporto della diluizione e il numero di passaggi effettuati. CH 1 indica che una parte di sostanza attiva è stata diluita in 99 parti di sostanza inerte e che il preparato ottenuto è stato dinamizzato per 100 volte. CH 2 indica che una parte del preparato CH 1 è stata diluita in 99 parti di sostanza inerte e che il preparato così ottenuto è stato dinamizzato 100 volte. Analogo procedimento si adotta per la CH 3 e la CH 4 e per tutte le altre preparazioni.

Le azioni dell’omeopatia
Non sono pochi i meriti dell’Omeopatia, una disciplina diagnostico-terapeutica polispecialistica che non produce effetti collaterali. Essa può di diritto essere definita ecologica perché non inquina l’uomo né l’ambiente. L’Omeopatia agisce sull’organismo dell’uomo (ma anche sugli animali e sulle piante) con un’azione che si esplica in più direzioni:
s Cura le malattie facendo appello alle risorse interne dell’organismo, rispettandone l’equilibrio e permettendo una guarigione che risulta naturale.
s Stimola la naturale capacità di reazione alle malattie non limitandosi a curarne i sintomi, ma agendo alla radice, sulla carenza della reattività dell’organismo.
s Rafforza la resistenza fisica alle malattie producendo un effetto che non si esaurisce nella cura della singola malattia, ma in un’azione che dura nel tempo.
Si sente dire “Io non credo nell’Omeopatia”, ma l’Omeopatia non è un credo, un’idea in cui credere, l’Omeopatia è una metodica medica la cui efficacia è testimoniata nel tempo da migliaia di medici che l’hanno praticata nel corso di un’intera esistenza professionale e da milioni di pazienti che ne hanno tratto beneficio.
 
La concezione omeopatica della malattia
L’Omeopatia non considera l’insorgenza di una malattia, grave o lieve che sia, derivante da una sola causa, da un solo fattore oggettivo, sia esso l’agente aggressore (virus o battere), la debolezza organica, una deviazione genetica o un fattore alimentare. L’Omeopatia concepisce l’insorgenza della malattia come il concorso di molteplici fattori concomitanti: fattori oggettivi associati a fattori soggettivi.
La malattia, sia essa acuta o cronica, non è mai un fatto primitivo, essa è sempre un risultato; non compare mai all’improvviso, ma è sempre preparata, preceduta cioè da uno stadio di disordine, spesso non avvertito, di solito molto lungo. I sintomi sono le manifestazioni della lotta tra l’elemento aggressore e le difese dell’organismo. L’organismo infatti si appresta alla difesa non appena è attaccato da un agente di malattia, ma esso è attaccato in quanto è già predisposto, cioè debole e non ben coordinato nelle sue funzioni. Dunque non è da combattere tanto l’agente aggressore, spesso casuale, quanto le condizioni predisponenti, causa primaria e reale della malattia. Pasteur stesso, lo scopritore dei microbi, alla fine della sua vita tendeva a togliere il primo posto ai microbi per accordarlo al terreno, cioè all’organismo nella sua specifica capacità di reagire.
Coerente con queste premesse, la diagnostica omeopatica tiene conto di almeno quattro elementi: la costituzione e il temperamento che si trasmettono ereditariamente alla nascita e si evolvono nel tempo; le tossine, sostanze nocive che si accumulano nell’organismo con il passare degli anni; le cause oggettive (infezioni, traumi, ecc.).
Tre di questi elementi: costituzione, temperamento e tossine, si mescolano in un insieme che si definisce terreno. Il terreno è ciò che rende individuali le manifestazioni della malattia, cioè differenti da soggetto a soggetto.
Il trattamento omeopatico, per essere efficace, deve tener conto di tutti questi aspetti.
Non esistono malattie, esistono malati è un noto principio dell’Omeopatia.
Cosa vuol dire? Le malattie non sono entità fisse ed invariabili alle quali basta assegnare un nome perché siano caratterizzate, in ciascun individuo esse assumono forme particolari. Il medico classico si accontenta di identificarle, assegnando loro un nome come ad esempio asma, ulcera gastrica o morbillo. Il medico omeopata deve spingersi oltre, deve individuare la forma e le caratteristiche che quell’asma e quel morbillo hanno assunto nel malato in esame. Dunque il centro dell’attenzione per il medico omeopatico è l’individuo nella sua integrità osservato in un momento critico, il momento in cui manifesta la propria malattia.
A tutti i malati colpiti da una stessa malattia, la medicina convenzionale applica analoghi e standardizzati presidi terapeutici, l’unica variabile può essere rappresentata dallo stato di gravità. Essa tratta le malattie cercando esclusivamente di combattere o di estirparne la cosiddetta causa oggettiva (infezione, massa tumorale, ecc.) e conseguentemente i suoi interventi sull’organismo sono o di tipo distruttivo (ad esempio antibiotici o terapie radianti), o di tipo inibitivo (azione diretta all’eliminazione del sintomo) o di tipo sostitutivo (ormoni o trapianti). Il medico omeopata invece prescrive una terapia che risponde alla malattia nella forma e nelle caratteristiche sintomatologiche in cui si esprime, in una visione globale che prende in considerazione la costituzione del malato e il suo terreno. Per questo motivo stesse malattie in individui diversi, o nello stesso individuo in tempi diversi, vengono trattate con rimedi differenti.
 
La visita omeopatica
Nella visita omeopatica è fondamentale l’attiva collaborazione del paziente. Molte domande poste dal medico possono apparire non direttamente attinenti alla malattia da trattare, ma concorrono a definire il quadro completo del malato e del suo terreno, in base ad esso verrà prescritta la cura appropriata.
Poiché il centro dell’osservazione di un medico omeopatico non è la malattia, ma l’individuo che la esprime, egli deve condurre la sua visita su un binario: l’osservazione della costituzione e del terreno e l’interrogatorio approfondito sui sintomi con cui si esprime la malattia. A differenza del medico classico che assegna un’importanza esclusiva ai dati di laboratorio e tiene in scarsa considerazione la sintomatologia e le percezioni soggettive del paziente, il medico omeopatico valuta i dati di laboratorio soltanto in rapporto con la sintomatologia. Ogni sintomo in Omeopatia riveste grande importanza.
È necessario osservare i propri sintomi per poterli riferire attentamente al medico. Molto importanti sono le sensazioni caratteristiche. Ad esempio nel dolore: se è accompagnato da pesantezza o formicolio, se è trafittivo, se si sposta da una zona all’altra del corpo, se è pulsante, bruciante, ecc. Altrettanto importanti sono le condizioni di insorgenza del sintomo, se ha relazione con il clima (freddo, umidità, ecc.), con le condizioni mentali (ansia, ira, ecc.) o con i fattori alimentari.
Oltre alla frequenza degli attacchi, anche le modalità di miglioramento o di aggravamento dei sintomi hanno importanza. Ad esempio va riferito se il sintomo migliora o peggiora in certi orari, assumendo certe posizioni o mangiando certi cibi.
Questi sono soltanto alcuni esempi, ma qualsiasi sintomo o percezione soggettiva fisici o mentali sono importanti.
 
Come si assumono i rimedi omeopatici
La cura omeopatica prevede l’impiego di sostanze medicamentose a dosi debolissime o infinitesimali partendo, dal presupposto che qualsiasi sostanza presente in natura, se introdotta nel corpo, ha un’azione tossica o medicamentosa a seconda della quantità. Paracelso diceva: la qualità è niente, la quantità è tutto. I rimedi omeopatici derivano da sostanze naturali presenti nel regno animale, vegetale e minerale, ma anche da prodotti di sintesi di qualsiasi tipo. Ad esempio: Aconitum è una pianta, Zincum un metallo, Vipera un veleno animale, Phosforicum acidum un acido, Petroleum un composto naturale e Fenobarbitale è un prodotto di sintesi.
L’assunzione dei rimedi omeopatici deve rispettare una serie di semplici regole per permettere che svolgano al meglio la loro profonda azione terapeutica.
 
s Non toccare i rimedi con le mani, ma versare i granuli o le compresse nel tappo della confezione e versarli direttamente in bocca.
 
s Non ingoiare né masticare i granuli, ma porli sotto la lingua e lasciarli sciogliere.
 
s I rimedi confezionati in gocce o in ampolle, leggermente alcolici, possono essere messi direttamente in bocca o diluiti in poca acqua semplice (un cucchiaio), è preferibile in ogni caso tenerli in bocca qualche istante prima di deglutire.
 
s Le dosi uniche (200 CH, 200 K, 1000 CH, 1000 K, ecc.) in globuli sono confezionate in piccoli tubi che contengono delle sferette di lattosio impregnate. Tali dosi si assumono generalmente in una sola volta, e vanno lasciate sciogliere lentamente sotto la lingua. Si possono anche sciogliere in mezzo bicchiere d’acqua semplice e prese a cucchiaini più volte nella giornata, anche molto spesso, secondo l’indicazione del medico, usando l’accortezza di tenere coperto il bicchiere, ad esempio con un piattino.
 
s Per ottimizzare la cura, è preferibile assumere i rimedi omeopatici lontano dai pasti principali: 1 ora prima o 2 ore dopo. Nei piccoli spuntini (a metà mattina o pomeriggio) è bene assumere il rimedio omeopatico almeno 1/2 ora prima o un’ora dopo. Nei casi acuti nei quali la somministrazione del rimedio è frequente o quando è necessario un intervento tempestivo, queste regole possono essere trascurate.
 
s 1/2 ora prima e dopo la somministrazione del rimedio evitare di mangiare menta e liquirizia poiché queste sostanze, dotate di sapore forte, possono diminuire l’effetto del rimedio omeopatico. Può favorire la cura omeopatica la limitazione di sostanze eccitanti come tè, caffè oppure evitare un’alimentazione particolarmente ricca di cibi speziati.
 
s Durante la cura omeopatica è consigliabile usare dentifrici senza aroma di menta. Esistono dentifrici adatti allo scopo.
 
s Conservare i prodotti omeopatici lontano da fonti di calore, da etere, canfora, profumi e da tutte le sostanze facilmente volatili che rischiano di alterare il prodotto.
 
La terapia omeopatica non ha effetti collaterali, è ecologica, rispetta l’organismo e l’ambiente, può essere effettuata anche nel corso di trattamenti con farmaci convenzionali.
 
Per gentile concessione dell’Istituto Paracelso
Consulenza: prof. dott. Aldo Liguori,
Centro Clinico Paracelso
 
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