Il Qigong, l’arte di nutrire la vita

TECNICHE PSICOMOTORIE

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE- N.14 GIUGNO 2001

Il Qigong, l’arte di nutrire la vita
Dal corso ed i seminari di Qigong di Archivio Salute
La dottoressa cinese Hu Lijuan, discendente da un’antica dinastia di medici tradizionali dello Shanxi, figlia di uno dei più famosi maestri di Qigong della prima metà del secolo, è tornata in Italia.
La sua profonda conoscenza del Qigong, le sue straordinarie capacità di insegnamento e di trasmissione di quest’arte fanno della dottoressa Hu un’insegnante d’eccezione.
Archivio Salute, che la segue da anni e ha avuto l’onore di ospitarla anche negli anni passati, ha organizzato nuovi corsi e seminari di Qigong in occasione del suo rientro.
Da questo numero i Quaderni di Archivio riporteranno una rubrica sul Qigong, che partendo appunto dai concetti più importanti emersi durante i corsi e i seminari di Qigong e dalle esperienze riportate dai partecipanti, vuole essere da una parte uno strumento di confronto e di approfondimento per chi li frequenta e da un’altra proporre elementi di riflessione e di discussione a tutti quelli che non possono o non hanno ancora potuto parteciparvi.
Abbiamo trattato il Qigong diverse altre volte nei Quaderni, ma riteniamo necessario, per chi ci legge per la prima volta, una breve introduzione dei principi di questa tecnica.
Il Qigong è una disciplina molto antica della Medicina Tradizionale Cinese, ormai molto conosciuta anche in Occidente, che consiste nella pratica di tecniche per riscoprire e incrementare le facoltà latenti dell’uomo.
Il termine Qigong letteralmente significa “esercitare (Gong) l’energia vitale (Qi)”. Secondo la teoria filosofica e medica della Medicina Tradizionale Cinese, tutto ciò che è presente nell’universo è espressione di un’energia vitale chiamata “Qi”.       Il Qi è sia energia vitale, sia flusso di informazioni, è cioè contemporaneamente portatore di meccanismi vitali e di flussi di informazione di cui questi meccanismi hanno bisogno. Sempre secondo questa teoria il Qi, che permea tutto l’universo e il corpo umano, è l’oggetto dell’esercizio del Qigong. Nel momento in cui noi eseguiamo gli esercizi di Qigong non facciamo altro che manipolare questo Qi. E poiché, come detto, questo Qi è strumento di informazione ed anche energia vitale, noi andiamo ad agire su qualcosa di estremamente importante.
Il Qi non è statico, anzi è estremamente dinamico e si differenzia in infinite manifestazioni; c’è il Qi della vista, dell’udito, quello che presiede alla formazione delle ossa, alla digestione, alla respirazione, ecc. Si tratta di Qi molto specializzati che tuttavia condividono una base comune; con il Qigong, attraverso le tecniche di impiego del pensiero, dell’attenzione, della respirazione, acquisiamo la capacità di raccogliere il Qi, di espanderlo e dirigerlo secondo la nostra volontà e le nostre necessità.
Questa è la valenza più immediata del Qigong, ma il Qigong ha moltissime altre valenze, si tratta infatti di una cultura del fisico ed anche di una cultura dello spirito. Una persona che riesce a raggiungere la capacità di autocurarsi adottando questa metodologia ha maturato una riflessione sul significato della vita e sul valore della salute e cerca di seguire un comportamento e uno stile di vita consoni al proprio pensiero. Quindi il Qigong è anche un coinvolgimento di quelle che sono le scelte di una persona e il suo modo di intendere la vita, di rapportarsi con i suoi simili e con l’ambiente che lo circonda.
Il Qigong, ha la capacità di mettere in grado le persone che lo praticano di curarsi autonomamente: è uno strumento che dà all’individuo la possibilità di agire sulla propria vita, sulla propria esistenza. È chiaro che in questo ambito ci sono dei limiti, nel senso che non è facile arrivare ad agire su se stessi o comunque che non tutti riescono a farlo. È pur vero però che abbiamo potuto verificare nei corsi di Qigong che alcuni studenti dopo solo un anno di training riuscivano a curare i loro disturbi e addirittura ad aiutare i propri familiari a risolvere alcuni problemi di salute. Quindi l’importanza del Qigong risiede proprio nel fatto che ha questo valore intrinseco, di poter permettere all’individuo di intervenire su se stesso.
Nel Qigong si utilizza il Qi, l’energia vitale che è al nostro interno e che è definibile anche come flusso di informazioni, accrescendolo e poi indirizzandolo nelle zone e nelle funzioni squilibrate. Il Qigong non è una medicina, è un mezzo per mettere in moto i meccanismi autoriparatori dell’organismo. Tutti noi abbiamo infiniti meccanismi di autoriparazione, non ce ne rendiamo conto ma nella nostra giornata il nostro organismo, sia a livello fisico che psichico, continuamente mette in piedi e attiva dei meccanismi autoriparatori. Continuamente il nostro organismo crea situazioni di disordine e continuamente le riequilibra. La malattia compare quando si perde la capacità di riequilibrare in un tempo relativamente breve gli scompensi che compaiono.
Possiamo definire il Qigong come un esercizio personale che va praticato costantemente per riuscire ad attivare le risorse latenti del proprio organismo e riequilibrare e mantenere il più a lungo possibile il nostro stato di salute.
Riportiamo alcuni concetti del Qigong trasmessi dalla dottoressa Hu nei corsi e nei seminari. Sono volutamente sintetici in quanto la maestra li ha semplicemente enunciati richiedendo ai suoi allievi di sperimentarli via via nella pratica degli esercizi.
Diao Dong (Regolarizzare il movimento)
Qian Neng (Attivare le potenzialità latenti)
La massa cerebrale contiene 14 miliardi di cellule nervose, ma durante lo svolgimento della vita umana se ne utilizzano dal 15% al 30%. Questo vuol dire che il 70% – 85% delle nostre cellule nervose cerebrali restano “inattivate”.
Durante gli esercizi di Qigong le onde cerebrali si modificano, c’è un aumento dell’attività elettrica cerebrale, la quale mette progressiva mente e lentamente in comunicazione i neuroni attivi con i neuroni disattivati.
Il primo effetto della modificazione cerebrale si produce a livello neurovegetativo attraverso il riequilibrio degli organi interni. Durante gli esercizi si utilizza la mente (cervello) e lo Yinian (attenzione-intenzione).
Quando si utilizza lo Yinian si utilizzano naturalmente le cellule cerebrali attive però nello stato di quiete successivo, quando si accumula una sufficiente quantità di Qi, questo incrementa l’attività elettrica cerebrale mettendo in comunicazione i neuroni attivi con quelli disattivi e permettendo quindi la funzionalità di questi ultimi.
Se questo esercizio si ripete ogni giorno le cellule disattivate che si riattivano naturalmente ci permettono di svolgere il movimento autonomo spontaneo riparatore.
Spiegazione di alcuni termini del Qigong
Taiji (Polo supremo)
Nel Qigong c’è una continua alternanza di quiete e di movimento secondo la legge del Taiji. Il Taiji è l’unità primordiale dalla quale scaturiscono tutte le cose, è un uno che si divide in due; al suo interno c’è lo Yin e lo Yang, cioè due elementi opposti e complementari e indissolubili tra loro che a loro volta danno poi vita agli infiniti aspetti dell’universo; è anche una forma di ordine universale del nascere, maturare e perire di tutte le cose, cioè di tutte le trasformazioni. L’uomo è un Taiji, l’universo è un Taiji. Nel Qigong noi realizziamo un Taiji quando uniamo nel Dantian (vedi pag.34) lo Shen (pensiero-spirito vitale) al Jing (essenza vitale)
Yin e Yang
Yin e Yang sono il mutamento che si produce nel Taiji, sono i due Qi del Taiji che tra loro sono legati da alcune leggi: opposizione, interdipendenza, reciproco consumo, reciproco sostegno.
In tutte le manifestazioni dell’universo lo Yin rappresenta lo stato di quiete, lo Yang rappresenta il movimento. L’alternanza tra quiete e movimento è l’origine della nascita e delle trasformazioni di tutte le cose. Nel Qigong l’alternanza tra quiete e movimento permette di accrescere e accumulare il Qi.
Dantian
Nel Qigong si fa sempre riferimento ai Dantian, sedi di raccolta trasformazione e mutamento del Qi. I Dantian sono aree del corpo ad alta concentrazione di Qi, sui quali si dirige l’attenzione durante l’esecuzione degli esercizi di Qigong. I Dantian sono aree percepibili dai nostri sensi solo dopo una sufficiente pratica di Qigong.
Quando impariamo a percepirli e individuarli essi si manifestano in ognuno di noi in maniera personale. I Dantian principali con i quali interagiamo maggiormente sono: il Dantian superiore, i Dantian centrale, anteriore e posteriore e il Dantian inferiore (vedi mappa pag.37). Ciascuno di loro ospita un Qi molto particolare e prezioso.
Il Dantian centrale è quello dove la nostra attenzione viene maggiormente esercitata durante la pratica del Qigong; questo Dantian viene chiamato anche Campo del Cinabro.
Dong – ging (Movimento e quiete)
Attraverso la pratica del Qigong di quiete e movimento alternati si accresce il Qi. Però noi sappiamo che Yin e Yang sono sempre presenti e indissolubili in una unità, quindi anche nella quiete c’è movimento e viceversa.
Quando si pratica il Qigong di quiete apparentemente il corpo è immobile ma all’interno c’è movimento, il Qi scorre nei Meridiani o si muove nel Dantian. Viceversa quando pratichiamo il Qigong di movimento il corpo si muove, ma il Qi interno è in stato di quiete, solo il Qi esterno è attivato.
Movimento e quiete cioè Yang e Yin devono avere un equilibrio armonico. Questo è alla base dello stato di salute e del Qigong.
Qi
Tutte le manifestazioni dell’universo sono Qi. Il Qi è la quintessenza cioè la sostanza infinitesimale che è alla base della materia. Il Qi si condensa e si dissolve dando vita a innumerevoli manifestazioni e fenomeni. L’essere umano è Qi condensato. Esistono naturalmente tanti tipi di Qi. Il Neijing (antico classico di medicina cinese) parla dei Qi atmosferici (vento, calore, secchezza, umidità, freddo); c’è il Qi della terra, quello del cielo; c’è il Qi patogeno e il Qi difensivo. Anche il Qi assume le forme di Yin e di Yang a seconda delle caratteristiche che assume.
Gong li (Spiegazione di alcune regole del Qigong)
Guiren zhong sheng (L’importanza di coltivare la salute)
Chi pratica il Qigong deve entrare nell’ottica di coltivare la salute. Le pratiche di lunga vita vanno insegnate a chi riconosce valore alla vita umana. Chi non ha rispetto per la propria vita e ha comportamenti autolesivi (dissolutezza, incuria, ecc.) è in contraddizione con la pratica del Qigong. Chi pratica il Qigong deve amare la vita e deve essere cosciente che l’essere umano, tra tutte le creature dell’universo, è realmente la più preziosa.
Dao (Via)
Il Dao è la via naturale e spontanea che porta alla formazione e ai mutamenti delle cose e dei fenomeni. Il Dao è l’ordine universale. Qualcosa di insondabile e inconoscibile che opera in silenzio e di cui conosciamo soltanto gli effetti. Il susseguirsi delle stagioni, del giorno e della notte, della vita e della morte, ecc. con tutte le implicazioni interne al fenomeno, è opera del Dao.
De(Virtù)
Virtù intesa nel senso di “spirito elevato”; di persona che non resta coinvolta negli aspetti degradanti della vita umana. Di persona che coltiva la serenità, la bontà, la benevolenza e che soprattutto riesce ad essere felice. Perché la felicità è la chiave della lunga vita. Lo stato di felicità permette al Qi corporeo di scorrere armoniosamente e quindi non permette la comparsa di malattie. Per questo quando si pratica il Qigong è importante sentirsi felici e sorridere. I due terzi delle malattie sono causate da stati di infelicità.
Ming zai wo, bu zai tian (La mia vita è nelle mie mani, non in quelle del cielo)
Questo concetto indica che dobbiamo essere noi a determinare il nostro destino e non altri dall’esterno. Soltanto se si determina il proprio destino si potrà seguire l’arte della longevità e della salute. Occorre prendere coscienza di un comportamento responsabile verso se stessi e verso la propria esistenza.
Tian ren xian ying (Relazione tra cielo e uomo)
L’uomo è il terzo elemento posto tra cielo e terra. L’ambiente naturale influenza quindi l’uomo che deve ricercare per se stesso un ambiente favorevole. Questo vale anche per il luogo in cui si pratica il Qigong.
Sheng xin xian yi (Spirito e forma si sostengono reciprocamente)
Vanno quindi entrambe coltivate per la lunga vita e nel Qigong.
Shou rou (Conoscere la morbidezza)
Atteggiamenti morbidi, elastici, ragionevoli, senza durezza e opposizioni eccessive sono uno stato mentale che influenza anche lo stato fisico (la tensione irrigidisce i muscoli) Questo si applica anche al Qigong. Occorre coltivare un corpo morbido e flessibile per una mente morbida e flessibile.
Qi si san bao (Amiamo i tre tesori)
I tre tesori sono Jing, Qi e Shen. Preservare il Jing (l’essenza), nutrire il Qi (l’energia vitale) e conservare lo Shen (l’attività mentale) è uno scopo del Qigong.
Riuscire a comprendere e a dare valore a questi tre elementi fa parte della pratica del Qigong.
Shun ni (Seguire il flusso e invertirlo)
Nella pratica del Qigong occorre seguire e assecondare i movimenti fisiologici del Qi. Però è anche importante saper dare loro una diversa direzione. Ad esempio il fuoco (lo Yang) che è localizzato in alto (nel Dantian superiore) va portato in basso (nel Dantian inferiore). Ci sono tecniche di inversione del Qi e del Jing che portano alla lunga vita (ad esempio il Jing che si trova nel Dantian inferiore, si fa risalire lungo tutta la colonna vertebrale fino al cranio).
Zhi zu chong le (Sapere quanto e quando basta)
Nella vita così come nella pratica del Qigong bisogna usare il giusto mezzo. Capire bene ciò che è necessario senza strafare. Porsi obiettivi irraggiungibili è meta illusoria, è deleterio. Fare i paragoni con i risultati dei nostri compagni è nocivo. Ognuno ha un suo percorso che va rispettato e quello che non si è raggiunto in un anno a volte si raggiunge in un giorno. Nel Qigong non ci sono meriti.
Shun hu zi ran (Seguire la natura)
Seguire il Dao cioè l’ordine spontaneo ma non casuale dell’universo. La naturalezza e la spontaneità nella vita come nel Qigong sono requisiti fondamentali. Solo così Yin e Yang saranno armonizzati, il Qi sarà fiorente e circolerà liberamente e noi potremo prolungare la nostra vita.

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