A proposito di Yoga

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE N. 8 MARZO 1997

A proposito di Yoga

Prima di assumermi questo compito (scrivere una nota sullo Yoga spiegando cosa è e a cosa è utile) ho provato a vedere altri articoli dello stesso tipo e a misurarne la comprensibilità.
Titoli quasi sempre seducenti, ma un contenuto cosparso di parole misteriose e difficili persino da pronunciare, con descrizioni di posizioni e pratiche ardue e qualche volta persino improbabili.
Chi scrive sullo Yoga non ha la vita facile. Ma sembra che tutti i volenterosi che si cimentano in questo compito, a giudicare dai risultati, non riescano a fare di meglio.
Nel breve giro di qualche riga si può provocare nel lettore una crisi di rigetto e costringerlo a scegliere tra un mal di testa da incomprensione e una amara rinuncia al desiderio di saperne di più.
Che fare? Si può parlare di Yoga per concetti semplici?
Si può cominciare, ad esempio, dicendo che lo Yoga è una disciplina psicosomatica che aiuta l'individuo a migliorare la propria salute e a mantenerla ad un livello elevato.
Se avete resistito sino a questo punto e avete simpatizzato con la nostra voglia di farci capire bene, questa definizione di Yoga dovrebbe farvi drizzare le orecchie e indurvi a leggere il resto.
Nasce in Oriente, ma piace agli occidentali
Quando, non molti decenni fa, l'inventore della pila trovava comprensibili difficoltà a spiegare agli occidentali cosa erano il polo positivo, il polo negativo e l'energia elettrica, paradossalmente il sapere orientale era pronto già da millenni a spiegare la cosa in termini di "yang", "yin" e "prana" (o "qi" a seconda che si tratti di India o Cina), tutti concetti molto noti ed utilizzati estensivamente ben al di fuori del campo tecnico-scientifico.
Non sorprendiamoci. Infatti è risaputo che mentre gli occidentali hanno sempre brillato nella capacità di analisi dei fenomeni (il che li porta spessissimo alla perdita di una visione di insieme della vita, ma a possedere molte automobili e televisori), gli orientali, al contrario, hanno sempre prediletto la sintesi, la visione d'insieme dei fenomeni (il che li porta a godersi con molto ritardo i benefici dell'elettricità, ammesso che si possano considerare tali, ma a disporre di più spiegazioni sui fenome­ni nel loro complesso, e di una visione più armonica della vita).
Questa differenza di comportamento tra occidentali e orientali, di cui nessuno conosce la causa, determina delle diversità che non sono complementari ma tendenzialmente in opposizione, tanto è vero che le culture dei due mondi, pur conoscendosi bene non tendono a fondersi tra loro, non si conquistano a vicenda, ma si osservano senza assorbirsi e qualche volta con atteggiamento di sufficienza.
Lo Yoga è una eccezione recente in questo quadro. Da quando gli occidentali hanno compreso che non si tratta di uno stravagante passatempo, ma di qualcosa di ben più importante, hanno cercato di impadronirsene e lo Yoga ha avuto in occidente una diffusione capillare, molto veloce e tuttora in atto e crescente.
Cosa è, come si impara
La parola "Yoga" deriva dalla radice sanscrita "yui", che significa "congiungere", "aggiogare".
Attraverso la pratica yoga, secondo la filosofia indiana, l'uomo si libera dei conflitti interiori che derivano dalla sua stessa natura umana, e viene ricondotto ad uno stato di unità in cui può fondersi con il tutto universale.
Lo Yoga, già presente nel secondo/terzo millennio a.C. nelle civiltà pre-ariane della valle dell'Indo, è nato come disciplina psicofisica ed ha mantenuto nel corso dei secoli questa straordinaria capacità di coniugare il benessere fisico con l'elevazione del pensiero individuale, tanto che il suo sviluppo ha proceduto di pari passo con lo sviluppo del pensiero filosofico in India. La sua diffusione in tale paese nel corso dei secoli ed ancora oggi, è stata ed è tale da improntare lo stile di vita nazionale.
Chi, in India, voglia intraprendere il percorso verso l'unità interiore può scegliere quella che ritiene la più adatta alle sue necessità tra le numerosissime scuole di Yoga esistenti, che si rifanno con un numero illimitato di varianti alle quattro forme fondamentali di Yoga (Raja, Karma, Bhakty, Jnana)*.
[Nota *
Raja Y = Y della concentrazione interiore
Karma Y-Y dell'azione disinteressata
Bhakty Y-Y dell'Amore diretto verso Dio
Jnana Y-Y della ricerca intellettiva]
 
È infatti pratica corrente che ogni maestro elabori le tecniche che insegna, nelle quali, secondo la propria esperienza, distribuisce saggiamente elementi attinti dai vari tipi di Yoga.
Ma il vero protagonista nel rapporto tra maestro e allievo rimane sempre quest'ultimo e dal momento che la risposta allo Yoga è strettamente individuale ogni allievo troverà un percorso diverso per arrivare alla stessa meta.
Per lo stesso motivo (la mancanza di una stretta ripetibilità negli effetti dello Yoga) da sempre i maestri hanno rinunciato a scrivere libri che aiutino l'insegnamento. Esistono, è vero alcuni manuali, scritti soprattutto da occidentali, ma si tratta sempre di testi che spiegano approssimativamente ed in modo assolutamente incompleto cosa succede nella pratica Yoga. All'opposto, comprendere la parte filosofica della letteratura richiede un notevole sforzo per gli occidentali in quanto la materia viene trattata in modo strettamente iniziatico. Quindi l'esperienza Yoga si trasmette quasi completamente attraverso gli insegnamenti diretti del maestro (guru).
Quanta diversità dalle pratiche di palestra dell'occidente, ripetitive ed uguali per tutti!
Infine i guru sono gelosi del loro sapere, perciò hanno reso difficile agli estranei l'accesso alla vera essenza dello Yoga, sino a fornire false indicazioni a quanti cercavano di impadronirsene.
Questo è un ulteriore motivo per cui la letteratura occidentale sullo Yoga è spesso confusa e deludente.
In breve: se pensate che si possa fare Yoga da soli con l'aiuto di un manuale… provate pure! Vi accorgerete che oltre ad essere difficile, potrebbe anche essere deludente. Ma se trovate un buon maestro, non lasciatevelo scappare. Affidatevi alla sua esperienza e godetevi serenamente tutto quello che può insegnarvi!
Lo Yoga preferito dagli occidentali: Hata Yoga
Oltre i quattro grandi Yoga visti prima, esistono altri Yoga classici tra i quali il Mantra, il Japa, il Laya, l'Agni e l'Hata Yoga, che è quello cui spesso si riferiscono gli occidentali quando parlano di Yoga.
Considerato inizialmente come complementare del Raja Yoga, l'Hata crebbe presto in importanza ed è ormai da molti secoli praticato in India non solo dagli induisti ma anche dagli adepti di tutte le altre religioni.
La sua pratica si esegue attraverso le "posizioni" (asana) e la "respirazione controllata" (pranayama). La particolarità che contraddistingue tali pratiche, e suscita rispetto e meraviglia non appena viene compresa, è che nel corso del loro svolgimento quello che fa il corpo ha un effetto immediato e visibile sulla mente e viceversa quello che fa la mente ha un effetto immediato e visibile sul corpo.
Un esempio di effetto del corpo sulla mente è quello prodotto dalle tecniche di respirazione. La respirazione è un atto fisico. Respirando con alcune semplici tecniche si possono ottenere, a seconda di quella seguita, un abbassamento o un innalzamento della pressione oppure un aumento del metabolismo (tutti effetti fisici), ma anche rilassamento, schiarimento del pensiero, calma interiore (effetti mentali).
Esempio inverso: supponiamo che ci venga chiesto di contrarre, tra tutti i muscoli del nostro corpo, un solo muscolo in particolare (ad esempio quello della coscia). Piccola o grande che sia la capacità del nostro corpo di eseguire la richiesta, il raggiungimento del risultato verrà reso più agevole chiedendo anche alla nostra mente di fermare l'attenzione su quel muscolo mentre si esegue la contrazione. O, ancora, se nel mantenimento di una posizione, a causa di un non completo rilassamento si prova dolore ad una articolazione, il dolore si può eliminare indirizzando la propria attenzione sul punto dolente e immaginando che il respiro entri nel corpo attraverso di esso. In questi casi è la mente che ha aiutato il corpo ad ottenere un certo risultato.
Lo yoga è un po' il regno di questo scambio di effetti tra mente e corpo. La definizione di Yoga come disciplina indica inoltre che questi scambi avvengono in ambiti codificati ed obbediscono a delle tecniche ben definite, proprie del sapere Yoga.
Cosa ci si può attendere dalla pratica dello Yoga
Le posizioni, accompagnate dalla giusta respirazione e dalla giusta attenzione producono effetti sorprendentemente benefici sul corpo e sulla psiche. L'effetto finale è un corpo pieno di vigore, organi interni in ordine e ben funzionanti, una mente vigile.
Le posizioni, oltre ad avere effetti generali agiscono su organi spe­cifici del corpo, quali le articolazioni, il fegato, i reni, il cuore, miglio­randone la funzionalità.
Per dare un'idea più precisa delle indicazioni, ne riportiamo di seguito un indice allegato al manuale Yjengar (ogni manuale ha un proprio indice delle indicazioni terapeutiche):
amenorrea, anemia, artrite reumatoide, connettivite, colpo di fru­sta, costipazione, crampi, depressione, diarrea, dolori alle gambe, dolori alle ginocchia, emicrania, ernia iatale, ernia ingui­nale, fatica, gravidanza, indigestione, insonnia, mancanza di con­centrazione, mal di schiena, mal di orecchie, osteoartrosi, prolas­so dell'utero, reumatismi, sciatica, scoliosi, spondilite, stress, tensione oculare, tensione premestruale, vene varicose, vertigini.
Per ognuna di queste voci viene indicato un elenco delle asana curative tra le circa 150 ritenute fondamentali nello Hata Yoga (in totale le asana sono circa 8000).
L'elenco delle indicazioni, come si conviene nell'ambito delle tera­pie non convenzionali è del tutto aspecifico. Ma i benefici ottenibili dalle varie posizioni (o famiglie di posizioni) possono essere indicati in termini ancora più generali ed olistici: le posizioni in piedi danno vitalità, quelle sedute sono calmanti, le torsioni hanno un effetto depu­rativo, le posizioni supine sono riposanti, quelle prone stimolano l'e­nergia, le posizioni rovesciate stimolano la forza mentale, le posizioni di equilibrio portano un senso di leggerezza, i piegamenti all'indietro sono eccitanti, i salti danno agilità.
La pratica delle posizioni (ogni posizione ha già una propria respi­razione), può essere integrata con la ulteriore aggiunta di respirazioni particolari, proprie del pranayama, sia tra una asana e l'altra sia nel corso della esecuzione delle stesse. Si introducono in tal modo varianti di estremo interesse, tutte destinate al potenziamento degli effetti delle asana. Tuttavia tali aggiunte possono essere eseguite solo se guidate da un maestro esperto.
Le tecniche di respirazione aggiuntive più caratterizzanti sono le "banda" (particolari modalità con cui si trattiene il respiro e si assorbe l'energia), le tecniche "per calmare il respiro", le tecniche di "visualiz­zazione del respiro".
L'utilizzo contemporaneo delle asana e pranayama costituisce il primo gradino di accesso ai livelli di coscienza superiori, al Raja Yoga (o Yoga della concentrazione interiore) ed alla meditazione, che è il passo successivo più importante.
Il pranayama è decisivo nel superamento del primo gradino: basti pensare che, con la sua pratica, si impara a gestire il "prana" (cioè la parte di energia universale inalata col respiro) con il pensiero, il che equivale a dire che, a quel livello di coscienza Yoga si può dirigere l'energia cosmica con la mente.
Su questo punto, molto stimolante, dobbiamo fermarci e rinuncia­re, anche se sarebbe legittimo chiedere dove lo yogi dirige il prana e a che scopo. Per rispondere a queste domande infatti bisognerebbe allar­gare ed arricchire il quadro di riferimento, cosa che ricade fuori dallo scopo di questo articolo.
Rispondiamo invece ad un'altra domanda: raccontando queste cose dello Yoga, abbiamo descritto un percorso che porta verso l'unità del­l'uomo?
Lo Yoga offre infiniti percorsi
Non abbiamo la presunzione di avere descritto un percorso; speria­mo invece di avere fornito le informazioni fondamentali che possono orientare verso la scelta dello Yoga come strumento di elevazione fisi­ca e mentale.
Il vero percorso lo sceglierà e lo realizzerà ogni yogi alla ricerca della sua meta, nell'arco di un lungo periodo, faticando molto all'ini­zio, ma anche compensando la fatica con l'aggiunta al suo modo di vivere di un nuovo benessere, e di una intelligenza "allargata".
Col tempo egli imparerà che la sua pratica dovrà essere sistematica e disinteressata, ed eseguita con dedizione e diligenza, perché porti ai risultati attesi.
Per ragioni di spazio non mi è stato possibile inserire in questa nota le informazioni sulle principali posizioni e sulle principali tecniche di controllo del respiro (quali sono, come si eseguono, quali organi atti­vano e perché sono benefiche).
Mi riprometto di dedicare un secondo articolo a questo argomento su uno dei prossimi numeri dei Quaderni.
S.T.

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