Vaccini

Vaccini 1 –
 
 
I rischi del vaccino contro l'epatite B
 
Per la prima volta le autorità sanitarie riconoscono un legame di causalità tra la vaccinazione contro l'epatite B e l'apparizione della sclerosi a placche. Lo Stato dovrà indennizzare 8 persone che hanno sviluppato malattie gravi (3 sclerosi a placche, 5 la nevrite retrobulbare), in seguito al vaccino. La decisione, comunicata la settimana scorsa dalla Commissione incaricata di valutare i danni legati alle vaccinazioni obbligatorie al Segretario di Stato per la sanità, segna una nuova tappa in un affare complesso.
La vaccinazione contro l'epatite B è obbligatoria per i mestieri a rischio, in particolare per i professionisti della sanità, dal 1991. Nel 1994 il Segretario di Stato per la sanità, Philippe Douste-Blazy, lancia una vasta campagna volontaria, questa volta destinata ai neonati e agli adolescenti. Malgrado ciò restano delle incertezze. Certo, l'epatite B è una malattia grave e il vaccino ha provato la sua efficacia. Ma nessuno studio ha potuto determinare la durata dell'immunità né il tempo necessario prima di un'iniezione di richiamo. Inoltre, anche le testimonianze delle persone affette da malattie neurologiche e di autoimmunità grave allarmano. Una Associazione, il Revahb, si è costituita per raggruppare le persone ammalate. Studi seri sono stati intrapresi, ma il legame statistico tra vaccinazioni e malattie non può essere stabilito. Gli esperti dell'Agenzia francese di sicurezza sanitaria concludono che il numero delle persone vaccinate, malate di sclerosi a placche è quasi equivalente a quello della popolazione generale. Quasi, ma non del tutto. Resta una zona d'ombra, "un rischio debole di legame", che porta Bernard Kouchner, in nome del principio della precauzione e contro il parere dell'OMS, a sospendere la campagna nei collegi nell'ottobre 1998.

La decisione di indennizzare le 8 persone è stata presa senza un elemento scientifico nuovo ma "nell'interesse dei malati", lo indicava, la settimana scorsa, un comunicato del Segretariato di Stato alla Sanità. Questo comunicato apporterà argomenti nuovi agli avvocati dei malati, vaccinati nel quadro della campagna volontaria e che hanno sporto denuncia.
 LA VIE

del 1-7 giugno 2000

Vaccini 2 –
 
Quando il dubbio è spacciato per certezza

La Corte d’appello di Versailles ha condannato l’industria farmaceutica britannica Smithkline Beecham (oggi fusa con il gruppo Glaxo Smithkline), produttrice di un vaccino contro l’epatite B, a indennizzare due donne francesi affette da sclerosi a placche, misteriosa e ancora inguaribile malattia nervosa che consiste nella distruzione della guaina di mielina attorno alle fibre nervose e che si manifesta, in genere, attorno ai 25-30 anni con disturbi della visione, alterazione dell’equilibrio, dolori alle estremità, paralisi transitorie, e che poi, nel corso degli anni, spesso purtroppo si aggrava rendendo gli ammalati handicappati e invalidi. Benché gli scienziati siano divisi e non esista la prova certa di un legame tra il vaccino contro l’epatite B e questa malattia neurologica, il tribunale francese, nel dubbio, ha preferito dare credito alle presunzioni e agli indizi scientifici. Ed è interessante notare come l’indizio scientifico possa diventare prova in sede giudiziaria. Nell’aprile del 1999 la stessa Corte aveva sospeso processo e sentenza ordinando una perizia epidemiologica. E gli esperti hanno appunto concluso che «non è possibile stabilire un legame di causalità diretto e certo tra il vaccino e la malattia», ma la Corte ha ritenuto sufficienti «i molti indizi gravi precisi, e concordanti». La casa farmaceutica ha annunciato ricorso in Cassazione. Però la vicenda è ancora lontana da una conclusione definitiva perché sono almeno 170 gli ammalati di sclerosi a placche che hanno fatto causa alle case produttrici del vaccino. Ed è probabile che, dopo questa sentenza, il numero aumenterà ancora, poiché sono venti milioni i francesi che si sono vaccinati contro l’epatite B.

In Francia infatti nel 1994 l’allora ministro della Sanità Philippe Douste-Blazv lanciò una campagna per la vaccinazione di massa, in particolare dei neonati, e più in generale dei bambini e degli adolescenti. A sostegno della campagna lo Stato decise di rimborsare il 65% del costo del vaccino (trentamila lire) che si fa con tre iniezioni e un richiamo l’anno seguente. L’obiettivo dichiarato era quello di proteggere ogni anno circa 750.000 giovani da un virus che si può trasmettere con le prime relazioni sessuali, perché l’allora ministro esagerando sfacciatamente sostenne che «l’epatite B costituisce uno dei maggiori rischi infettivi di questa fine secolo». Il risultato della campagna fu eccellente: quattro anni dopo, infatti, oltre un terzo della popolazione francese era vaccinato contro una malattia, il cui rischio però è molto debole.
L’epatite B è una malattia che si trasmette essenzialmente attraverso il sangue e le relazioni sessuali. Le persone contaminate, dal 65 all’80%, non mostrano alcun sintomo, e negli altri casi si manifesta il famoso colore giallastro dell’ittero. Nella grande maggioranza dei casi si guarisce. Ma nel 10% dei casi la malattia diventa cronica, con un rischio permanente di contagio e di evoluzione verso la cirrosi epatica e il cancro. Esistono alcune forme rare, dette di epatite fulminante, che portano alla morte in qualche giorno. Nessuno può dire con significativa approssimazione quante siano le persone che si ammalano di epatite B in un Paese come la Francia o come Italia. La malattia è invece epidemica in alcuni Paesi d’Africa e d’Asia.
Oggi venti milioni di francesi sono vaccinati contro l’epatite B e già nel 1995 furono recensiti 240 casi di malattie neurologiche sospette. Da allora i giudizi fortemente critici e le inquietanti indagini degli scienziati si sono moltiplicati. Due furono le inchieste più serie e più importanti. La prima fu affidata al professore Bernard Beguad di Bordeaux, e la seconda fu condotta in Inghilterra dal professore Lucien Abhenaim. I risultati, in entrambi i casi, accreditarono al vaccino un piccolo rischio moltiplicatore della sclerosi a placche dell’ordine dell’1,5-1,6%. Intanto si formava in Francia una vera e propria associazione delle (presunte) vittime di questo vaccino, denominata Revahb. E il presidente dell’associazione, il dottor Philippe Jakubowitz, già nel 1998 sosteneva: «È la prima volta che un vaccino presenta effetti secondari così vari, così gravi e cosi frequenti. Venti milioni di francesi sono stati vaccinati contro l’epatite B e si calcola che all’incirca uno su mille, vale a dire ventimila persone, sono state vittime di qualche malattia». Comunque sia, in Francia, la campagna per la vaccinazione di massa è stata sospesa nelle scuole a partire dal 1998 ma continua ancor oggi la vaccinazione dei neonati. E, nel febbraio scorso, sono stati pubblicati i risultati di due nuovi studi, solo in parte finanziati dalle industrie farmaceutiche, che suggeriscono, al contrario delle precedenti indagini, «l’assenza di qualsiasi legame tra il vaccino e l’apparizione o l’aggravarsi della sclerosi a placche».
La vicenda, lunga e complicata, merita di essere raccontata e seguita anche nei dettagli, esemplare e paradigmatica com’è. È infatti il festival delle vaghezze scientifiche spacciate per certezze dai politici, e delle paure collettive che provocano nuove paure, dove i farmaci forse ammalano e le epidemie forse non esistono, dove gli scienziati si contraddicono tra loro, le vittime sono comunque destinate a restare per sempre presunte e dove neppure le sentenze dei poveri giudici hanno il tono della sentenza, il sapore dell’ultima parola.
 
Sette – Corriere della Sera
10/05/2001
Nel dubbio vacciniamo?
 
L’unica certezza che si ha è che l’epatite B si trasmette attraverso il sangue e attraverso i rapporti sessuali, ma allora come mai il vaccino è stato eliminato dalle scuole e invece viene somministrato ai neonati? Sono forse i neonati a correre maggiormente il pericolo di contagio attraverso i rapporti sessuali? In quanti sappiamo che un’alta percentuale di malati di epatite B, vengono contagiati negli studi dentistici?
Siamo sicuri che non possiamo far altro che affidarci alle “incertezze” della scienza?
Ma intanto, nel dubbio che questa e altre* vaccinazioni possano portare gravi conseguenze, possiamo dirci tranquilli di vaccinare i bambini?
 
I.P
 
 
 
 
* Da “Quaderni di Archivio Salute” N.14:
In Italia gli ultimi casi riscontrati di poliomielite, sono stati scatenati dalla vaccinazione anti-polio. Secondo le cifre rilasciate dai CDC (Centri Federali per il controllo delle malattie), in America l’87% di tutti i casi di poliomielite tra il 1973 e il 1983 sono stati causati dal vaccino antipolio (ad eccezion fatta per i casi importati). Dal 1980 al 1989 ogni caso di polio negli USA è stato causato dallo stesso vaccino.
 
 
 
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