Il Medico, l’Arte, la Scienza, la Virtù

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE – N.4 APRILE 1994

Il Medico, l'Arte, la Scienza, la Virtù

Nell'ambito delle Manifestazioni Paracelsiane, realizzate dall'Istituto Paracelso per celebrare il V centenario della nascita di Paracelso, è stato pubblicato un testo che appassionerà i lettori alla vita straordinaria e all'opera affascinante di questo grande medico del passato, una figura che emerge con prorompente vitalità e dedica la propria vita a liberare la medicina dal suo pesante ba­gaglio di nozioni inutili, concetti vecchi e terapie pericolose per darle la dignità di arte capace di guarire.
Chi ha desiderio di conoscere Paracelso difficilmente troverà un'opera più avvincente de Il Medico, l'Arte, la Scienza, la Virtù. Per chi invece ci si avvicina per la prima volta, l'incontro con questo libro sarà una rivela­zione. // Medico, l'Arte, la Scienza, la Virtù è un testo con cui l'Istituto Paracelso ha voluto fare non una celebrazione storica, ma testimoniare l'attualità dell'opera e delle concezioni di Paracelso.
L'opera affronta il tema della vita di Paracelso con una profondità di analisi non certo comune. Scopo degli autori non è riportare una semplice biografia, ma dare una chiave interpretativa agli eventi della sua vita per andare al di là delle polemiche e dei pregiudizi che sono stati espressi su Paracelso e verificare la verità delle notizie e delle ipotesi storiche fatte su di lui attraverso la loro coerenza con il personaggio, la sua opera, la realtà storica e politica in cui visse. Un intreccio complesso di ipotesi illuminanti e interessanti interrogativi accompagna il racconto di questa vita. È inevi­tabile chiedersi perché Paracelso suscitasse sempre passioni così forti, perché ebbe appassionati seguaci e feroci detrattori. Lo amarono gli stu­denti che, annoiati dagli accademici universitari, mentalmente vecchi e incatenati ai dettami di Galeno e di Avicenna, si accalcavano in massa alle sue lezioni, riconoscendo nei suoi insegnamenti la verità e la forza di chi parlava per esperienza diretta, mosso da un insaziabile bisogno di ricerca per i segreti della natura e da un'immensa sete di conoscenza. Lo odiarono invece le corporazioni mediche, perché, dove insegnava Paracelso, le loro aule erano deserte, e soprattutto perché la sua prodigiosa capacità di gua­rire ogni genere di malattia metteva in luce la loro ignoranza e la loro inettitudine professionale. Lo odiavano le autorità e i potenti perché Para­celso non era disposto ad accettarne in silenzio la pretestuosità, la prepo­tenza e l'ingiustizia di cui egli, come tutti, veniva fatto oggetto. Costante­mente ne fa argomento di pubblica denuncia sociale, mettendo spesso a repentaglio la propria incolumità. Ancora oggi, nel mondo accademico, il suo nome è sinonimo di arroganza, intemperanza, rozzezza, ma sarebbe sufficiente soffermarsi anche soltanto sul tipo di accuse che gli vennero mosse in vita, per rendersi conto della reale dimensione dei fatti.
Paracelso nasce in un'epoca storica di grandi rivolgimenti. Nel XV secolo l'Europa è nel pieno delle lotte da cui scaturirà il nuovo ordine sociale e politico. Il medioevo è stato spazzato via e con esso una società dove l'assenza di forti centri di potere avevano lasciato ampi spazi di libertà alla popolazione. Secoli bui, dicono gli storici, ma l'intelligenza e la creatività dell'uomo che nel medioevo erano rimaste tutto sommato abbastanza libere di esprimersi, avevano lasciato un'eredità culturale straordinaria. Paracelso eredita questo spirito di libertà che sta scomparendo e lo difende con ogni mezzo in tutta la sua vita. Egli è un uomo estremamente sensibile alle problematiche del suo tempo, in cui si acuiscono con violenza le tensioni sociali, si moltiplicano le rivolte dei contadini e dei minatori contro la Chiesa, si apre la spaccatura fra cattolicesimo e luteranesimo. Paracelso esprimeva senza mezzi termini la sua condanna verso gli abusi del potere (Ogni potere di un uomo su un altro è un sopruso, diceva) e attaccò entrambi i fronti, quello della Chiesa e quello di Lutero.
Distante dai concreti interessi terreni, per tutta la vita difenderà la verità e la scienza restando sempre dall'altra parte, dalla parte dell'irregolare, del non allineato, temuto e perseguitato. Egli sa chiaramente che la suprema guarigione di tutti i mali dell'umanità, sia fisici che spirituali, risiede nella conoscenza. Paracelso sa che la sua verità è proibita perché considerata di per sé, a ragione, destabilizzante, pericolosa. Essa mette in discussione l'altra verità, quella dogmatica proclamata dalla Chiesa sulla quale si regge il mondo, mentre qualsiasi barlume di autentica verità che possa affermarsi, viene sistematicamente disperso nel fuoco dei roghi.
Di fatto autorità e uomini potenti lo perseguiteranno per le sue idee e lo costringeranno molte volte a fuggire. Sono emblematiche ad esempio le sue vicende a Basilea, città lacerata dalla lotta fra cattolicesimo e luterane­simo, dove Paracelso fu scelto come medico municipale proprio per la sua neutralità che non infastidiva nessuna delle due fazioni. È appoggiato con entusiasmo dal circolo degli umanisti, con a capo Erasmo da Rotterdam e il famoso stampatore e editore Frobenio, a cui Paracelso salva una gamba andata in cancrena sulla quale i medici accademici vogliono a tutti i costi intervenire con l'amputazione dell'arto. Per questo fatto e per l'enorme successo che raccoglie fra gli studenti dell'università di Basilea dove, come medico municipale, è autorizzato ad insegnare, i circoli accademici co­minciano a odiarlo e ad attaccarlo con accuse e menzogne che mettono perfino in discussione i suoi grandi meriti di terapeuta. Lo odiano farma­cisti e speziali perché, nella sua qualità di medico municipale, esercita un controllo rigoroso sui loro prodotti e impedisce le frequentissime frodi con cui ingannano la gente. Quando il canonico Cornelio di Lichtenfels, sofferente di gravi dolori addominali che nessun medico riesce a guarire e ormai prossimo alla morte, promette l'ingente somma di cento fiorini al medico che riuscisse a salvarlo, Paracelso lo prende in cura e lo guarisce in bre­vissimo tempo. Ma al momento di riscuotere i cento fiorini, il canonico gliene concede soltanto sei e Paracelso, sempre pronto a rendere pubbliche le sopraffazioni dei potenti, si rivolge ai magistrati cittadini per ottenere il compenso dovuto, non tanto per il mancato guadagno (esistono testimo­nianze che Paracelso non si è mai curato più del necessario della sua sopravvivenza) quanto per un senso di giustizia. Ma l'esperienza insegna che i potenti, anche se in lite fra loro, di fronte agli attacchi dei subordinati, si alleano sempre. Il canonico è un personaggio importante e il partito della Riforma non vuole esasperare i cattolici per una questione che non gli porta alcun vantaggio. L'appello viene respinto, Paracelso indignato de­nuncia a quel punto anche il malcostume della magistratura che reagisce con un mandato di arresto, cui Paracelso riesce a sfuggire grazie all'aiuto dei molti amici rimastigli.
Un altro esempio illuminante del carattere di Paracelso è la vicenda legata al guaiaco, pianta proveniente dall'America e utilizzata come decotto contro la sifilide, malattia che all'epoca rappresentava una vera calamità. Paracelso non ha timore di denunciare i Fugger, potente famiglia di banchieri di Augusta, mercanti e detentori del monopolio dell'importazione del guaiaco, come i responsabili di una frode nei confronti della popolazione, utile solo a portare profitti nelle loro casse, Si inimica così, con la divulgazione di questa verità che attacca interessi economici ingenti, anche tutte le autorità della città che beneficiano di riflesso di questo commercio. Oggi si sa che il guaiaco non produce alcun effetto contro la sifilide, ma non possiamo certo dire che non ci sono altri Fugger a difendere farmaci che al guaiaco somigliano perché sono ugualmente inutili a fini terapeutici.
Ma perché Paracelso è passato alla storia come uno dei padri della medicina? Scrisse una mole di oltre 400 opere, fece un grande lavoro di sistematizzazione della medicina tradizionale, fondò la chemiatria, la iatrochimica e la spagiria e produsse un numero elevato di nuovi farmaci. Le sue idee nuove portarono nei secoli successivi alla sua morte a una radica­le rivoluzione della medicina. È incredibile che un uomo vissuto soltanto 48 anni sia riuscito a lasciare un'eredità così vasta, il che lascia presup­porre che Paracelso svolse un'attività intensissima e anche iniziata molto precocemente, fin dagli anni dell'adolescenza, quando il padre, figura in­consueta di nobile dedito alla medicina, che sembra avesse rapporti con le figure e i centri culturali più illuminati del tempo, avviò il figlio ancora giovanissimo agli studi dell'alchimia, della medicina, delle scienze naturali e lo preparò allo studio dei metalli.
Paracelso è famoso per avere introdotto in medicina la iatrochimica, il cui caposaldo è l'estrazione dei principi attivi dalle sostanze per farne dei farmaci. Prima di lui i medici usavano i semplici, le erbe, così come esiste­vano in natura. Paracelso sosteneva invece che ogni cosa esiste soltanto in funzione propria e non in funzione dell'uomo. Pertanto, se l'uomo assume una sostanza allo stato naturale, essa risulterà tossica e non medicamen­tosa. Ma allora perché ogni cosa può essere usata come farmaco? Perché ogni cosa al suo interno ha un principio farmacologicamente attivo nei confronti dell'uomo, però questo principio è contornato da scorie, e perciò il lavoro del medico, dice Paracelso, consiste nel depurare la sostanza, trarne fuori il principio attivo e in questo modo trasformarla in farmaco utile per l'uomo. Paracelso affermava che ci sono diversi gradi di purifi­cazione, la purificazione massima per lui era quella che fu poi concretiz­zata nella medicina omeopatica (Paracelso va considerato a tutti gli effetti il padre della teoria omeopatica), e cioè che il principio attivo fosse ridotto a puro effetto, che non ci fosse più niente di materiale, perché in quel modo poteva essere direttamente assimilato dall'uomo e non andava a la­sciare nessun residuo che potesse ingombrare l'organismo e risultare tossi­co.
La moderna farmacologia ha tratto da questa grande innovazione di Paracelso i principi farmacologici che sono alla base della chimica attuale.
Una grande innovazione di Paracelso è quella di aver posto le basi per un serio approccio scientifico. Fu il primo ad affermare in maniera sistematica che qualunque discorso scientifico doveva essere supportato dall'esperimento, ma che neanche questo era sufficiente per definire una legge. Diceva che non era sufficiente neanche aver visto succedere un fenomeno mille volte per poter affermare con certezza che in determinate condizioni quel fenomeno succede, ma è necessario conoscere e comprendere il processo che sta alla base di un fenomeno per formulare una legge, e quindi usare l'esperimento come prova concreta della verità della legge. È un vero approccio scientifico, non empirico, certamente in conflitto con le ultime tendenze che affermano che la scienza è empirica (Popper sostiene che la legge scientifica è verificata più dall'esperimento che la contraddice, che non dall'esperimento che la supporta). Varrebbe la pena mettere a confronto questi due approcci così diversi, perché non è escluso che tutto sommato il metodo moderno rappresenti un regresso e non un progresso della scienza.
Certamente l'opera di Paracelso non passò inosservata, né durante la sua vita né nei secoli successivi. Tutte le scuole di pensiero, sia che si trattasse di seguaci che di detrattori, non poterono sottrarsi all'appassionato dibattito che si sviluppò nei secoli successivi intorno alle complesse e rivoluzionarie tematiche che Paracelso aveva elaborato.
Di grande interesse è la presenza ne // Medico, l'Arte, la Scienza, la Virtù di alcuni scritti inediti di Paracelso, quali ad esempio la Generazione degli Stolti, una breve opera in cui Paracelso esprime una concezione straordinaria, che ci fa guardare all'idiota con occhi completamente diversi da quelli correnti.
L'ultima parte del testo è dedicata alla singolare vicenda del film Paracelsus, commissionato al cineasta Georg Pabst dall'apparato nazista, che utilizzò la figura di Paracelso per celebrare il regime. Pabst riuscì tuttavia a realizzare un'opera dal taglio ben diverso, nel tentativo di riscattare il personaggio dalla brutale strumentalizzazione di cui si voleva fosse fatto oggetto. Il film, nelle intenzioni dei committenti, si inseriva infatti nel quadro di un'operazione di appropriazione della figura di Paracelso, condotta dai centri di potere nazisti alla ricerca di retroterra culturali che potessero far da sostegno alla nuova struttura ideologica di un potere che aveva continuo bisogno di giustificazioni. I teorici della propaganda hitleriana operarono uno spregiudicato travisamento della figura di Paracelso, snaturandola dei suoi contenuti, mistificandone il pensiero e stravolgendone l'opera, per sfruttarla ai propri fini. Ma l'operazione, sotto questo punto di vista, non riuscì. A un'analisi attenta, non solo il film è difficilmente riconducibile ai temi propri del nazismo, ma presenta anche contenuti in cui molti critici hanno ravvisato messaggi più o meno espliciti di critica al nazionalsocialismo.
D.R.

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