Sistemi medici non convenzionali e loro valore umanistico

Sistemi medici non convenzionali e loro valore umanistico
 
Nel moderno pensiero occidentale il concetto di etica assume connotazioni radicalmente diverse dal pensiero orientale. È una diversità solo in apparenza dovuta ad una distanza geografica e culturale. Nel passato non esisteva sostanziale differenza fra i presupposti etici delle due culture, il divario si è aperto quando lo sviluppo della civiltà moderna ha portato ad una progressiva modificazione del pensiero occidentale, iniziata a partire dalla rivoluzione del metodo scientifico post-rinascimentale. Questo sviluppo ha avviato un processo di distacco fra le concezioni etiche che investono le necessità dell’uomo nella sua sfera sia sociale che privata da una parte e l’azione umana nel mondo oggettivo dall’altra.
In questa fase storica la scienza e la tecnica hanno avviato un processo in cui l’oggettivizzazione dei fenomeni è divenuta più importante che non l’uomo con la sua complessa varietà di manifestazioni ed espressioni. Il suo benessere globale e le sue esigenze sono stati progressivamente esclusi da questo processo e la scienza ha cominciato a vivere quasi per un fine proprio, dimenticando che per millenni il suo unico fine era stato quello di rispondere all’uomo.
Non che oggi la nostra cultura sia priva di valori etici, ma essi sembrano più appartenere al mondo astratto delle idee e delle aspirazioni che essere il motivo ispirante dell’attività umana.           L’etica è chiamata in causa a posteriori, a controllare processi che si profilano pericolosi per l’uomo, e in quest’ottica ha il compito di porre un argine agli eccessi e non certo di mettere in discussione i processi a monte.
In nessun campo del sapere umano questo modo di procedere risulta lampante come nel campo della medicina: la tendenza della scienza medica a travalicare i confini etici è arrivata al punto di rendere necessaria la creazione di una nuova branca dell’etica applicata alla scienza, la “bioetica”.
Definita nel 1978 dall’Encyclopedia of Bioetics come: “Studio sistematico della condotta umana nell’area delle scienze della vita e della cura della salute, quando tale condotta viene esaminata alla luce dei valori e dei principi morali”, la bioetica nasce appunto per controllare i comportamenti della scienza medica e intervenire concretamente alla luce dei problemi morali, sociali e giuridici sollevati dallo sviluppo della civiltà tecnologica contemporanea da una parte e della ricerca scientifica biomedica dall’altra.
Ebbene questo tipo di sviluppo, che implica la possibilità di una divergenza fra quello di cui l’uomo ha bisogno e quello che viene attuato nella società, è già di per sé in opposizione al tipo di sviluppo implicato dal sistema sociale e di pensiero correlato con il complesso concettuale delle medicine non convenzionali. I loro presupposti e i loro procedimenti, di per sé e nel confronto con la medicina moderna, rivelano quella fondamentale componente etica che le caratterizza. Essa traspare da ognuno dei vari aspetti che andiamo ad esporre per grandi linee.
Da sempre l’uomo è visto come un’unità integrata, un organismo in cui una circolazione incessante mette in relazione costante organi, tessuti, sistemi. Per la medicina non convenzionale non è concepibile affrontare la malattia secondo l’approccio della medicina moderna, che scompone il corpo in singoli pezzi e li tratta come elementi isolati, senza considerare che ogni intervento medico su un singolo elemento ha inevitabili ricadute sul resto dell’organismo.
L’ambiente esercita un influsso continuo sulla nostra salute, eppure il medico convenzionale tende a focalizzarsi solo sul sintomo e a prescrivere il farmaco. Il medico non convenzionale, se coscienzioso, cercherà di conoscere le abitudini della persona per capire l’origine del problema, se organico, alimentare, mentale, ereditario, di rapporto con la famiglia o con il lavoro, di attacco esterno dell’ambiente, fattori che non sempre sono appannaggio della medicina.
Di fatto quella che noi chiamiamo malattia è in realtà la nostra capacità di reazione, cioè la nostra reattività alla reale causa di malattia. Perciò il medico dovrebbe sostenere la persona non solo con la terapia ma aiutandola a correggere abitudini sbagliate e a rivedere il proprio rapporto con il mondo che lo circonda. E la terapia sarà diretta a capire la reattività della persona per cercare il trattamento più indicato, perché ogni individuo è “unico”, ha una sua condizione organica, un suo modo di difendersi dall’attacco esterno, una sua storia: un trattamento quindi individuale e mirato per lui.
La medicina moderna è orientata invece a terapie uguali per tutti, in cui la lotta è diretta fra il sintomo, cioè l’espressione della reattività, e il farmaco, unico obiettivo sopprimere la reattività, senza indagare sulla causa reale della malattia, che spesso non viene eliminata, e senza curarsi della condizione dell’organismo.
Si ravvisa già in questo aspetto, per l’attenzione che dedica all’uomo e alle sue necessità complessive come individuo e come essere sociale, un contenuto fortemente etico della medicina non convenzionale.
Ma la componente etica emerge ancora più chiaramente dall’attenzione che la medicina non convenzionale ha sempre posto nel dare presidi terapeutici privi di effetti collaterali. L’agopuntura con la semplice infissione di aghi, l’omeopatia con l’assunzione di rimedi dove il principio attivo ha un dosaggio infinitesimale, curano senza immettere nulla che intossichi l’organismo. La fitoterapia immette invece delle sostanze, ma le piante hanno un’azione armoniosa rispetto al farmaco, che usa principi attivi chimici dall’azione aggressiva, e hanno una più alta compatibilità con l’organismo umano. Nell’uso tradizionale poi, c’era inoltre una conoscenza profonda di come trattare le parti delle piante e di come combinarle insieme per evitare effetti tossici, questa conoscenza oggi si è conservata intatta nella fitoterapia cinese, e sicuramente in altri sistemi medici del mondo che a noi sono ancora poco noti. La medicina moderna usa principi attivi chimici dall’azione spesso sconosciuta nella somministrazione a lungo termine, tanto che all’immissione del farmaco sul mercato si attiva il sistema di farmacovigilanza. Spesso dopo 20 anni si scoprono effetti avversi pesanti.
Inoltre i sistemi medici non convenzionali hanno un reale concetto di prevenzione, possono cioè essere usati al fine di prevenire l’insorgere di una malattia o la trasformazione di un disturbo lieve in una patologia più seria. Nell’antica Cina, il medico veniva pagato finché il suo paziente restava in buona salute, non riceveva più alcun compenso quando invece si ammalava. Perché questo era l’obiettivo della medicina, mantenere l’uomo in buona salute.
Nella medicina moderna il concetto di prevenzione si riduce alla semplice diagnosi precoce, in un dilagare di test e analisi che vanno ad invadere ulteriormente l’organismo, ad allargare continuamente il numero di soggetti malati e a far crescere i volumi di farmaci venduti.
Esiste poi una concezione radicalmente diversa del soggetto malato, nella prima egli ha un ruolo attivo, la sua partecipazione è fondamentale per la definizione della diagnosi e della terapia, nella seconda il medico ha un ruolo predominante, le decisioni sono di sua esclusiva competenza, dal malato si esige una quiescenza totale, deve accettare senza discutere le decisioni del medico e non ha diritto ad indagare e conoscere esaurientemente tutte le possibili soluzioni per la sua malattia. Gli viene negata ogni capacità di giudizio.
In sintesi, perché questi due sistemi medici hanno imboccato strade così diametralmente opposte? È semplice ricondurre questo divario alla posizione che l’uomo occupa al loro interno.
Nella medicina non convenzionale l’uomo ha una posizione centrale, tutto il sistema ruota intorno a lui e per lui Nella medicina moderna l’uomo è stato via via spostato ai margini, perché al centro c’è la medicina come sistema e la “ricerca scientifica”, alle quali il malato si deve adattare.
Per questo possiamo dire che la medicina non convenzionale ha valori etici che le sono intrinseci. Valori etici senza i quali sistemi medici come ad esempio la medicina cinese e l’omeopatia non sarebbero tali, così come il mare non sarebbe tale se gli mancasse l’acqua. La medicina non convenzionale è etica perché ha come presupposto la centralità dell’essere umano, perché risponde alla sua natura, perché ne rispetta l’equilibrio, ne sostiene le funzioni, gli riconosce autonomia di giudizio, gli richiede la partecipazione e il protagonismo, ha come obiettivo la liberazione della persona dalla malattia e non l’uso di palliativi per poterla sopportare, costringe il medico a dedicare un’attenzione reale al paziente, definisce una diagnosi ed una terapia su misura per la persona.
La medicina moderna è eticamente compromessa perché pone l’uomo ai margini del suo sistema, lo riduce a consumatore di farmaci, lo usa come cavia di sperimentazioni pericolose negli ospedali, lo tratta da oggetto e non da soggetto, ha interessi diversi da quello della reale guarigione.
Di fronte a tutto questo, il nostro primo istinto è difenderci. Siamo abituati a considerare l’omeopatia o l’agopuntura come strumenti che usiamo per proteggere il nostro organismo da terapie invasive e pericolose. Ma questa idea è fortemente limitante.
Per un progresso reale, noi dobbiamo diventare consapevoli che la medicina non convenzionale va usato come un’arma di difesa ma anche di attacco, perché mette in discussione alla radice una realtà che non solo sul piano medico ma sull’intero piano sociale non risponde all’uomo. L’essere umano non è al centro del sistema medico in quanto oggi non è ontologicamente al centro della società e tutti i vari aspetti della realtà rappresentano un attacco costante alla sua Salute. Portare avanti una medicina che considera l’uomo come elemento centrale significa reclamare un altro modo di fare medicina ma anche un altro modo di concepire la posizione dell’essere umano all’interno della realtà in cui vive, significa affermare il diritto dell’uomo di essere soggetto che pensa, partecipa, determina, decide.
Dobbiamo coltivare e diffondere un nuovo concetto di salute. Dove salute non significa combattere contro le malattie e non significa nemmeno semplice benessere psicofisico, come sostiene l’OMS, ma è intesa come il dispiegarsi di tutte le potenzialità dell’individuo che oggi in questa società non è possibile né attivare né coltivare né esprimere. La Salute è uno stato di benessere superiore, generale e globale che investe tutto l’essere umano, il suo organismo, la sua attività, la sua intelligenza, i suoi rapporti sociali. Salute significa vivere da protagonista la propria vita, tenere in pugno il proprio destino, senza coercizioni e limitazioni derivate da interessi di pochi su molti, operare per una realtà che sia per l’umanità e non contro l’umanità, vivere in un ambiente di condivisione e partecipazione in cui ciascuno opera con gli altri a beneficio di tutti. 
 
D.R. F.P.
 

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