Sistema Sanitario & Medicine non Convenzionali

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE N 11 Dic. 99
Sistema Sanitario & Medicine non Convenzionali
Esperienza del passato e ipotesi per il futuro

Negli ultimi anni si è fatto sempre più acceso il dibattito sul ruolo delle Medicine non Convenzionali (MnC) all'interno del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), una discussione sempre ai limiti tra abiu­ra e riconoscimento parziale delle metodiche, da cui emerge facil­mente la domanda se siamo veramente certi che la strada che stiamo percorrendo rappresenti uno spazio reale per le MnC, il riconosci­mento di un loro ruolo, l'avvio di una fase di studio e approfondi­mento serio ed oggettivo, o non ci si stia semplicemente avviando verso un loro fagocitamento a preludio di un loro più drastico ridi­mensionamento? Le pratiche mediche al di fuori dell'ambito conven­zionale hanno sempre avuto un ruolo importante nella cura della salute pubblica. Guaritori ed erboristi, giustaossi e barbieri, sciamani e spiritualisti hanno offerto alla gente una molteplicità di strade per affrontare l'incertezza e la sofferenza che accompagnano la malattia. Un secolo fa nel continente americano, negli Stati Uniti, ci fu un periodo che i critici considerarono di "invasamento" per le medicine non convenzionali. Omeopati, erboristi, guaritori proliferarono senza che vi fosse una regolamentazione della pratica e degli stan­dard di qualità della cura. L'importanza e la configurazione di queste figure "irregolari", come erano chiamati, svanì in un breve arco di tempo a causa della consapevolezza che la medicina convenzionale acquisì del potenziale pericolo e con i provvedimenti che prese per contrastare il problema, campagne denigratorie, rinnovata attenzione dei bisogni della gente e del cambiamento dei valori sociali.
Storicamente la medicina ortodossa ha sempre combattuto queste pratiche violentemente denun­ciandole ed attaccandole, cercando di restringerne l'accesso, etichettandole come antiscientifiche e ciarlatanate, e comminando delle penalità ai prati­canti. Quando, a dispetto di tutto questo, queste terapie persistono, ed anzi la loro popolarità aumenta, la medicina si avvicina più amichevol­mente, le esamina, riscontra delle somiglianze con la medicina ortodossa, e le incorpora e le integra nella pratica routinaria della medicina.
(W.B.Jones)
Nel passato la medicina convenzionale ha in alcuni casi optato per una integrazione selettiva di queste pratiche, abbandonando tera­pie inefficaci come il salasso dopo aver versato fiumi di sangue, adot­tando alcuni medicamenti come la digitale, e sviluppando metodi sem­pre più rigorosi con i quali controllare queste pratiche, come il metodo del cieco e la randomizzazione, metodi costruiti a propria immagine e spesso non adatti per queste tecniche.
Attualmente la crescente popolarità delle medicine non con­venzionali riflette un nuovo cambiamento nei bisogni e nei valori nella società moderna in generale, dove viene richiesta una mag­giore attenzione per le singole esigenze degli individui e non solo un arcaico sistema globale di gestione spesso spersonalizzato. Questo cambiamento comprende un aumento della prevalenza delle malattie croniche, un aumento in generale dell'informazione sulla salute, una diminuita tolleranza per il paternalismo, un aumentato senso del diritto alla qualità della vita, una minor fiducia per i tanto acclamati passi avanti della scienza, e un franco scetticismo sul fatto che questi siano poi importanti per il trattamento della propria malattia. Inoltre, l'argomento degli effetti collaterali gravi, l'aumen­to dei costi della medicina convenzionale e la spersonalizzazione del rapporto medico-paziente stanno alimentando una ricerca di approcci alla prevenzione ed al modo di affrontare la malattia che non si sposano più con le linee fino ad oggi seguite. Mentre aumen­ta l'uso da parte della gente di cure al di fuori della medicina con­venzionale, l'ignoranza su queste pratiche da parte dei medici e degli scienziati rischia di allargare il gap di comunicazione fra la gente e la classe medica che dovrebbe essere a loro servizio.
Ma come al solito questa classe risulta piuttosto apatica e refratta­ria al dover reagire, basti pensare che il fenomeno delle MnC nasce da esigenze e bisogni emersi e fatti crescere in ambito non medico, attra­verso esperienze di automedicazione anche discutibili che nascevano dal rifiuto di un modo di vivere la salute pubblica. Poi per anni, nel tentativo di screditare il fenomeno si è cercato di ghettizzare i sanitari che si occupavano di queste questioni, accusandoli di ciarlataneria, considerandoli dei medici di serie B; e solo ultimamente avendo acquisito la consapevolezza che il fenomeno rischiava di non essere più soltanto marginale, e vedendo che cominciava a richiamare un interesse da parte anche di enti, istituzioni e università, allora si è cam­biata la strategia. Per questa ragione si è cominciato a diffondere dati del tipo: MnC ne fa uso più del 40% della popolazione, in modo da diffondere un certo tipo di preoccupazione tra i medici. Può sembrare apparentemente un dato favorevole alle MnC l'affermazione di questo successo, ma così non è, in quanto chiunque operi in ambito sanitario può solo essere testimone del fatto che ormai sono molto diffuse nel gergo comune, ma questo non significa certo che l'attività ospedaliera si sia ridotta del 40%! Le case farmaceutiche avrebbero a quel punto fatto ben più rumore di quanto ne abbiano fatto per le "limitazioni subite" nella distribuzione dei farmaci.
Oggi lo sforzo enorme consiste nel tentativo di integrare prati­che non convenzionali in quelle convenzionali. Molte università hanno cominciato a dare insegnamenti sulle pratiche di queste medi­cine, in molti ospedali sono presenti da tempo ambulatori, più o meno mimetizzati, nei quali si praticano queste metodiche (in parti­colare l'agopuntura, ma ci sono esempi anche per fitoterapia e omeopatia), ci sono allo studio dei programmi di medicina comple­mentare ed integrata, gli ordini professionali stanno cercando di mappare il fenomeno e si sta manifestando un qualche interesse anche nelle aziende di un certo livello.
Comunque, la corsa ad una integrazione delle MnC e convenzio­nali è caratterizzata da una grande cautela e per ora non ci sono dei passi sostanziali di avvicinamento. E' vero che ci sono molti segnali di avvicinamento e alcuni riconoscimenti internazionali (leggi Consensus del NIH) ma per ora i riconoscimenti sono più giuridici che sostanziali e non vengono, come dovrebbero, da Ministero della Sanità, Università, Ordini professionali.
La partecipazione di diritto delle MnC al SSN dovrebbe passare attraverso la dimostrazione clinica di dette terapie, dimostrazione che dovrebbe evidenziarne rischi e benefici, in modo da poter sviluppare un nuovo sistema di cura integrato. Ma qui nasce un primo livello di conflittualità, infatti per la dimostrazione della validità delle terapie ci sono almeno due orientamenti di pensiero prevalenti, uno è quello rilevabile dal lavoro dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l'altro è quello elaborato dal NIH (National Institute of Health) dal gruppo di lavoro sulle medicine non convenzionali.
L'OMS ha prodotto un sistema di valutazione dell'impatto delle MnC sulla qualità della vita che ha la caratteristica di poter determinare l'effetto di una terapia avendo come criterio di valuta­zione della stessa il suo impatto sul paziente, considerato nella sua globalità psico-fisica, piuttosto che l'impatto sulla malattia. Questo tipo di scelta è stata fatta in particolare per cercare di allargare i criteri per una misurazione dello stato di salute, al di là di quelli ordinari, e per includere misurazioni dell'impatto del disturbo, in modo da valutarne l'influenza sulla qualità della vita. Inoltre que­sto è stato fatto anche per tentare di superare l'uso di strumenti o con una visione troppo meccanicistica o comunque dimostratamente non adatta ai diversi contesti da rilevare, ponendo maggiore attenzione, ad una ricerca che consideri il paziente in modo più globale. La posizione elaborata dal NIH invece, sottolinea la vali­dità dei metodi di ricerca e delle procedure analitiche dei metodi di indagine esistenti anche nel confronto della sostanziale non con­venzionalità sia nelle premesse che nelle conclusioni, non ricono­scendo in questo modo a nessuna delle peculiarità delle MnC (tra cui l'individualizzazione di interventi e terapie) motivo di distin­zione o quantomeno di difficoltà di rilevazione.
In considerazione di ciò la dimostrazione dell'efficacia delle MnC, che già in parte si è ottenuto almeno per l'agopuntura e l'omeopatia, con ricerche cliniche e trial controllati, di fatto viene ancora considerata non esaustiva secondo i (o sarebbe meglio dire secondo alcuni) parametri della medicina convenzionale. La MnC c'è e vuole esistere, non è più possibile ignorarla o trattarla come qualcosa che sia fuori dei normali processi della medicina, ma per farla entrare a pieno titolo anche nella scienza sembra che il prezzo richiesto sia l'abbandono di quelle peculiarità che l'hanno fatta sce­gliere e apprezzare da milioni di persone.
Ma gli obiettivi della medicina, a prescindere dall'etichetta, non dovrebbero essere tutti gli stessi, al di là del tipo di metodica?
F.Z.

Tratto da "Propulsione Salute" Settembr

Leave a Reply

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi