Limiti, possibilità e problemi delle medicine non convenzionali

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE – N. 6 Aprile 1995

Limiti, possibilità e problemi delle medicine non convenzionali

Il Prof. Alfio Bangrazi ha sviluppato un'analisi sintetica, ma di ampio respiro, che ha il pregio di cogliere dalla realtà dei fatti un quadro complessivo, coerente e concreto sullo stato della medicina nel mondo moderno e di fare il punto sul ruolo che può e deve assumere la medicina non convenzionale.
Relatore: prof. A. Bangrazi, Presidente dell'Istituto Paracelso

Volendo definire l'estensione dei limiti e delle possibilità delle medicine non convenzionali, potremmo dire in sintesi che essi sono di fatto determi­nati dagli spazi lasciati dalla medicina convenzionale. Questa è una realtà abbastanza evidente in un paese avanzato qual è il nostro, dove il Sistema Sanitario Nazionale coinvolge pressoché tutti gli aspetti della malattia e del suo trattamento, quindi qualsiasi altra proposta di terapia deve fare i conti con questo sistema, che è in sé un sistema compiuto.
I progressi della medicina convenzionale risultano in modo evidente agli occhi di tutti. Nell'arco degli ultimi settanta anni è stato modificato radicalmente il profilo epidemiologico di importanti malattie infettive, le nuove indagini biochimiche, morfologiche e funzionali hanno ampliato enorme­mente le possibilità diagnostiche, si stanno compiendo grandi progressi nella correzione di importanti anomalie morfologiche (si pensi ai trapianti) e nello sviluppo della medicina biomolecolare per affrontare le malattie e i disturbi genetici. Tutti questi progressi della medicina hanno segnato il passo insieme a grandi cambiamenti sociali e quindi si inseriscono a pieno titolo nella realtà che noi viviamo quotidianamente. Malgrado tutto questo dobbiamo però rilevare (ma non siamo certo noi i primi a farlo) che i sistemi sanitari dei paesi più avanzati risultano ancora inadeguati a rispondere a tutte le esigenze legate alla realtà sanitaria; ancora in buona parte non rispondono ai problemi medici attuali, come dimostra ad esempio l'aumento delle patologie degenerative per le quali di fatto esistono soltanto terapie palliative o comunque di tipo strettamente sintomatico. Si pensi ad esempio alle artrosi evolutive, così come ai problemi legati all'invecchiamento.
E' ampiamente cresciuto un diffuso disagio esistenziale che determina un grande numero di stati patologici indefiniti, capaci di generare problemi abbastanza importanti che incidono sulla vita quotidiana della persona. Il graduale invecchiamento della popolazione (secondo i dati OMS arriveremo al duemila con oltre un sesto della popolazione mondiale al di sopra dei 65 anni) è una condizione che determina un gran numero di disturbi e di situazioni che la medicina affronta con difficoltà. Si è inoltre verificato un aumento delle patologie provocate proprio dall'intervento medico. Ne sono esempio gli effetti collaterali indotti dai farmaci, che in alcuni casi appaiono inevitabili, ma sono causa di gravi conseguenze; basti pensare ai danni provocati dalle terapie radianti per il cancro e da numerosi trattamenti chemioterapici.
La situazione non va però affrontata soltanto sotto l'aspetto puramente medico. I sistemi sanitari molto spesso stentano a rispondere alle esigenze espresse a livello sociale. Nel rapporto fra medico e paziente esiste un senso crescente di disagio, che si esprime da parte del singolo nei confronti del proprio medico ma che ha anche un significato molto più ampio. E' esemplifi­cativo a questo proposito quanto è accaduto recentemente durante l'epidemia di colera a Bari, dove le autorità mediche hanno dato consigli e messo in guardia contro i pericoli di contagio, provocando un risentimento da parte della popolazione e degli interessati che denuncia visibilmente la sfiducia nei confronti del sistema sanitario o perlomeno delle sue strutture.
Un altro grande problema è la crescente difficoltà di collocare in modo corretto gli aspetti farmacologici della medicina, esiste cioè un dibattito molto acceso sull'utilità dei tanti farmaci che sono in commercio o che vengono prescritti. Una recente ricerca svolta in Inghilterra da personalità del mondo medico ha tratto conclusioni drammatiche: addirittura si attribu­isce una validità reale nei confronti delle problematiche di malattia soltanto al 10% dei medicinali posti in commercio.
Ultimo aspetto, ma certamente non il meno importante, è la crescita abnorme della spesa sanitaria: 37mila miliardi nel 1984, 61mila miliardi nel 1987, attualmente sopra i 100 mila miliardi. Tra l'altro i costi della medicina convenzionale tendono sicuramente a crescere: le nuove metodologie terapeu­tiche, quali le tecniche biomolecolari, sono estremamente costose e per questo motivo ancora non sono entrate nell'uso comune. Esse sono però un indice del fatto che i costi sociali, dal punto di vista della gestione sanitaria, sono destinati inevitabilmente a crescere.
Problemi di grandissima portata, di rilevanza enorme sia per l'individuo malato, o per l'utente della medicina come si preferisce dire oggi, sia per la società intera. Questa problematica così vasta può trarre giovamento dalle medicine non convenzionali e di fatto ne definisce gli spazi di intervento.
Certamente queste medicine non possono sopperire alla medicina con­venzionale, nessuno potrebbe pensare di vanificare quanto è stato costruito sulla ricerca medica negli ultimi cinquant'anni, ma dobbiamo riconoscere che esse hanno delle ottime frecce al loro arco.
Come la medicina convenzionale è avanzata in maniera significativa sul piano dei microsistemi, cioè sul piano delle singole funzioni, dei singoli organi o dei singoli apparati dell'organismo, riuscendo ad intervenire su singole malattie, così la medicina non convenzionale è in grado di esercitare un peso estremamente significativo sui macrosistemi, sullo stato di benes­sere, sul sistema immunitario inteso nel suo complesso, sulla capacità reattiva dell'intero organismo, sulla crescita e sullo sviluppo fisico, sull'ar­monia delle grandi funzioni. La medicina non convenzionale rafforza l'orga­nismo per combattere la malattia prima ancora di combattere la malattia stessa, agisce cioè in maniera opposta a quella della medicina convenzionale, opposta non nel senso di contraria ma nel senso di "altra faccia della medaglia": la medicina convenzionale infatti aggredisce la malattia o l'agen­te patogeno e trascura l'organismo, il soggetto della malattìa.
È questo il motivo per cui le medicine non convenzionali danno un buon indice di efficacia proprio sulle malattie degenerative, dove è pressoché impossibile aggredire la malattia ed è invece possibile agire sull'organismo, rafforzandolo. Si stimola così la sua capacità di ripresa nei confronti degli attacchi che nelle malattie degenerative sono molteplici, perché normal­mente si verifica un intervento multifattoriale da parte di vari agenti patogeni; pertanto sono molte le cause di malattia che intervengono, non ultime le stesse condizioni di vita del paziente.
Le medicine non convenzionali possono giocare un ruolo estremamente importante anche nel trattamento dei disturbi della senescenza e nelle malattie geriatriche, proprio perché riattivano la funzionalità dell'organismo che, stanco di lavorare, si sta assopendo con l'età.
Le medicine non convenzionali sono molto spesso di tipo non farmacologico. L'agopuntura non usa farmaci ma aghi che vengono infissi in alcuni punti del corpo; l'omeopatia adotta sostanze che non sono medicamentose nel senso classico del termine, quindi non possono mai, in nessun caso, produrre effetti collaterali. Con le medicine non convenzionali scompaiono i rischi di tutti i danni iatrogeni che possono essere provocati invece dalla medicina conven­zionale ed esse si rivelano preziose in tutti quei casi in cui i pazienti sono "iperreattivi", cioè allergici ai farmaci, in questi casi è utile il ricorso alle medicine non convenzionali che non solo correggono questi problemi, ma intervengono vantaggiosamente anche in molti disturbi causati dai danni di origine iatrogena. Un esempio significativo è dato dai malati di cancro che, a seguito di intervento chirurgico, vengono sottoposti a radioterapia. Come effetto secondario si verificherà puntualmente una diminuzione numerica dei leucociti, la componente del sangue chiamata a difendere l'organismo dalle aggressioni esterne. L'entità del calo è in genere rilevante e spesso provoca problemi non indifferenti. Esistono però terapie di agopuntura che possono aumentare il numero dei globuli bianchi, precedentemente diminuito, ed è evidente che in tali casi l'utilizzo di queste terapie, abbinato ai trattamenti correnti, può portare al malato grandi benefici.
Proprio perché prendono in considerazione la persona e quindi tutti i sintomi soggettivi mostrati dal paziente, queste medicine sono estremamen­te importanti nel riavvicinare il medico al paziente. Normalmente l'impiego corretto della medicina non convenzionale porta il medico ad allearsi con il paziente per combattere insieme la malattia, che è l'elemento da distruggere.
Va detto inoltre che le medicine non convenzionali hanno un costo sociale molto contenuto. Detto qui, in questa sede, può sembrare un paradosso perché chiaramente ciascuno di noi paga la sua quota al servizio sanitario nazionale ed è poi costretto a pagare di tasca propria per le terapie non convenzionali. Ma anche se paghiamo i farmaci correnti con il ticket e quindi ci costa poco, dobbiamo considerare che dal punto di vista sociale invece il costo è molto più alto, costo che comunque siamo sempre noi a pagare. A livello sociale le medicine non convenzionali sono poco costose perché non richiedono tutto l'apparato tecnologico di cui necessita la medicina convenzionale, i prodotti farmacologici sono normalmente molto semplici e si possono ottenere con grande facilità, poco lavoro e quindi poca spesa.
Questa breve panoramica ci mostra da un lato le possibilità delle medicine non convenzionali, dall'altro i loro limiti. Le possibilità sono date dall'occupare tutti i vuoti che oggi ancora esistono all'interno della struttura sanitaria corrente; i limiti sono delineati laddove non è più conveniente valicarli o laddove il paziente può essere "ricoverato" in modo realmente più efficace dalla medicina convenzionale.
L'ultimo aspetto da prendere in considerazione riguarda i problemi presenti nel mondo delle medicine non convenzionali, che sono fondamentalmente quattro.
Il primo problema è il controllo della qualità. Un medico che pratica la medicina convenzionale ha un suo iter professionale ben definito e controlli di qualità estremamente precisi, tra l'altro controllarlo direttamente è abbastanza facile perché esistono dei parametri codificati cui fare riferimento.
Nelle medicine non convenzionali questo è molto difficile perché non solo questi parametri non esistono ancora, ma è anche difficile metterli a punto dato che le medicine non convenzionali sono molte e soprattutto perché, dando importanza alla soggettività della persona, sono difficili da codificare. D'altro canto su questo importante problema si sta discutendo molto, perché è giusto che l'utente sia tutelato dalle frodi; quindi chi pratica la medicina non convenzionale deve avere una conoscenza adeguata della materia e deve essere in grado di condurre trattamenti efficaci e che non comportino pericoli per i pazienti.
Il secondo problema è la formazione. Il precedente intervento della dottoressa Fiorillo ha rilevato che una percentuale importante della popolazio­ne si rivolge alla medicina non convenzionale, questo significa che una certa percentuale di medici la pratica correntemente. C'è però da osservare che la gran parte di questi operatori svolge un'attività lavorativa in ospedale o in altre strutture ed esercita la medicina non convenzionale solo a metà tempo, privatamente. Ciò significa che i professionisti chiamati a giusto titolo medici non convenzionali sono ancora molto pochi, non si giustifica quindi l'istituzio­ne di una struttura formativa ed appare assurdo pensare oggi ad una specifica facoltà all'università di Roma. La formazione è pertanto delegata a strutture private, che possono agire in totale libertà, mentre sarebbe necessario un intervento legislativo che eserciti un controllo, stabilisca dei regolamenti o perlomeno degli standard minimi che elevino la qualità del servizio che viene offerto.
Il terzo problema, il più importante, è costituito dalla ricerca scientifica nell'ambito della medicina non convenzionale. La ricerca nei paesi avanzati è delegata, in una parte consistente e in alcuni casi – come nel nostro paese – nella quasi totalità, all'industria privata. L'industria privata ha poco interesse a sviluppare le medicine non convenzionali e quindi la ricerca è carente proprio laddove sarebbe fondamentale. E' infatti necessaria un'ampia e approfondita ricerca per definire queste medicine di origine empirica e collocarle all'interno di una visione scientifica, perché a tutt'oggi esse fanno capo ad una esperienza che è più arte che scienza. Questo è un problema veramente enorme, che può essere risolto solo unendo le risorse di tutti i paesi per costituire una forza molto più consistente, capace di produrre una quantità di lavoro e di risultati che a livello nazionale non sarebbero oggi possibili, se non in presenza di congrui interventi a livello pubblico. Sappiamo però che in questo momento l'orientamento è piuttosto la privatizzazione e che comunque il deficit della spesa pubblica determinerà più tagli che nuovi investimenti, specie nell'ambito della ricerca e ancor più della ricerca nei comparti "deboli" come quello della medicina non convenzionale.
L'ultimo grande problema da affrontare è impedire che le medicine non convenzionali siano snaturate. L'Istituto Paracelso sta lavorando perché esse siano convenzionate, entrino cioè a pieno titolo nel Servizio Sanitario Nazio­nale. Tra l'altro gli interventi successivi sono molto promettenti da questo punto di vista ed è per noi un passo avanti importantissimo il non essere più i soli a parlarne. Tuttavia vorremmo evitare che l'inserimento di queste medicine nel Sistema Sanitario Nazionale ne svilisca la natura e ne alteri i presupposti. Queste medicine sono infatti estremamente complesse, il medico che le esercita correttamente ha bisogno di una lunga esperienza prima di poterle padroneggiare, ha bisogno di tempi che certo non possono tenere il passo con i ritmi cui siamo abituati nella nostra società. Il pericolo grave è che, entrando nel servizio del Sistema Sanitario Nazionale, queste medicine possano essere sottoposte agli stessi ritmi della medicina convenzionale e vengano quindi applicate in modo meccanicistico: questo le snaturerebbe profondamen­te, negherebbe la loro véra essenza, inficierebbe sensibilmente la loro efficacia. Dobbiamo pertanto operare affinché le loro caratteristiche rimangano integre e perché possano realmente arricchire il mondo intero della medicina.
In sintesi, la prospettiva che tali metodiche terapeutiche ci aprono è la possibilità di una futura medicina diversa da quella di oggi non perché non convenzionale, ma perché rispondente in maniera più puntuale a tutti i problemi che il sistema sociale deve affrontare per garantire un servizio sanitario.

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