Le medicine non convenzionali, medicine ecologiche

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE – N. 6 Aprile 1995

Le medicine non convenzionali, medicine ecologiche

L'intervento del Dott. Santi Tagliarmi ha messo in luce i problemi dell'inquinamento ai quali non è estraneo l'uso e l'abuso della medicina, e ha esposto gli aspetti che fanno invece dell'agopuntura e dell'omeopatia delle medicine ecologiche.
Relazione: Dott. S. Tagliarini,
Consiglio Direttivo dell'Associazione Archivio Salute
Vorrei iniziare il mio intervento con una considerazione nota a tutti.
L'uomo di oggi, alle soglie del 2000, vive il rapporto con l'ambiente, e più in generale con la natura, in modo altamente conflittuale.
Da tutti noi, infatti, ormai da parecchi decenni viene percepita una situazione di contrasto. Il contrasto sta nell'accettare, da una parte, il modello di vita e di sviluppo attuale (a cui peraltro è impossibile sottrarsi) e dall'altro nel rendersi conto che questo modello di sviluppo ha comportato e comporta un deterioramento sempre più profondo dell'ambiente e, con esso, della qualità della vita; quindi da questo punto di vista sarebbe un modello poco accettabile o non accettabile del tutto.
Per risolvere questo contrasto, ma soprattutto per risolvere le implica­zioni che ne derivano per la sua sopravvivenza, l'uomo ha introdotto nel suo modo di pensare concetti quali: ecologia, tutela dell'ambiente, modello di sviluppo ecologico.
Così facendo, l'uomo torna ad affermare che il valore più alto da preservare nel processo evolutivo è proprio lui, l'uomo, che pretende di vivere un mondo "nonostante tutto" abitabile, pulito, dove vengono rispettate le regole della natura in tutte le sue componenti.
In questo modo di sentire, persino il progresso (o ciò che viene proposto come progresso) viene subordinato prima di ogni altra cosa all'accettabilità dal punto di vista ambientale (vedi energia nucleare, emissioni industriali ecc.) e questo fa parte di un discorso oggi appena iniziato e, in prospettiva storica, certamente destinato ad acquisire sempre maggiore spazio e importanza.
C'è quindi in atto un largo movimento di opinione che ripropone in termini di esigenza irrinunciabile per la sopravvivenza la conservazione dell'ambiente fatta in nome e per conto dell'uomo e quindi la centralità dell'uomo e il rispetto delle sue necessità primarie.
Ora, la stessa conflittualità di situazioni che caratterizza il modello di sviluppo economico, ha invaso in modo massiccio ormai da qualche anno anche il campo della tutela della salute. Anche nel caso della tutela della salute si sta infatti verificando che lo sviluppo delle attuali tecniche terapeutiche della medicina convenzionale e la loro applicazione a larghi strati di popolazione, ha degli effetti, per certi aspetti, spettacolari e positivi, ma per altri aspetti, molto spesso, anche negativi.
Questi effetti negativi sono molto evidenti, ripetitivi e ormai sistematici.
Il ritorno alle medicine naturali e non convenzionali che si sta verificando in questi ultimi anni è la prova evidente dell'ampio disagio esistente su queste problematiche; è un indicatore di tendenza che dimostra una volontà di cambiamento in una direzione meno tecnicistica e più umana.
Ma perché la medicina convenzionale e le medicine non convenzionali si differenziano sul piano dell'ecologia?
Per tutta una serie di aspetti di natura diversa, dai più immediati, ai più sottili e profondi.
A quelli immediati si può collegare, per esempio, il fatto che i farmaci della medicina convenzionale non utilizzati o scaduti vanno smaltiti come rifiuti tossici e nocivi, con costi molto elevati e procedure tuttora laboriosissime e non ancora definite "totalmente sicure per l'ambiente".
Altro aspetto è che l'industria farmaceutica di base è chimica, con tutto quello che può comportare, in termini di rischio di inquinamento, un processo produttivo chimico capace di produrre quantità industriali ingenti di farmaci richiesti oggi dai sistemi sanitari di tutti i Paesi.
Un terzo punto che è stato recentemente sollevato dalla stampa (allarmata a tale proposito), è il dubbio che alcuni tipi di infezioni ed alcune malattie, come ad esempio l'AIDS ed alcune forme di cancro, siano determinate da "fughe involontarie e incontrollabili" dai laboratori dell'industria che fanno ricerca genetica e colture di microrganismi a scopo di studio. Quindi un inquinamento ambientale di tipo batterico.
Ma c'è di più. Così come esiste una ecologia dell'ambiente, esiste una ecologia del corpo umano.
In quest’ ottica i chemioterapici vengono accusati di essere inquinanti per il corpo umano.
La iatrogenesi (cioè l'insieme di malattie causate dall'abuso, dal cattivo uso o dall'uso prolungato di farmaci) nasce per l'appunto per il fatto che i farmaci costituiscono un vero e proprio inquinante per il corpo, per l'ecosistema interno.
Qualcuno sostiene che i vaccini, obbligatori, ripetuti, provocano inquina­mento nel corpo, immettono nel corpo delle scorie che vanno a ingombrare i tessuti interni.
Io non sono un operatore medico, appartengo alla fascia degli utenti della medicina e non ho la competenza per approfondire questa problematica sul piano tecnico scientifico. Ma come molti altri utenti della medicina cerco degli studiosi che si occupino di questo problema e mi auguro che ce ne siano e che vogliano fare questi approfondimenti.
Perché dunque la validità delle medicine non convenzionali dal punto di vista ecologico?
Perché sono esenti da tutte queste problematiche?
Le medicine non convenzionali impiegano sostanze che esistono in natura e che quindi l'organismo riconosce immediatamente ed è in grado di metabolizzare meglio dei prodotti sintetici ultra raffinati. Più la sostanza è raffinata e meno è metabolizzabile. Più è raffinata e minore è la reazione dell'organismo.
Oppure come nel caso dell'omeopatia si immettono nell'organismo sostanze in dosi non ponderali.
Oppure sono metodiche mediche che non impiegano farmaci, come l'agopuntura, il massaggio, la dietologia, le tecniche psicomotorie.
C'è un ultimo punto, il più profondo e di base di tutti, che differenzia le due medicine sul piano della compatibilità con la natura e con l'uomo, ed è proprio l'approccio medico. Vale la pena prenderlo in considerazione.
Tutti sappiamo che un elemento fondamentale della medicina è la terapia. La malattia è un problema e la terapia è la risposta al problema. Il fatto che oggi la medicina utilizzi in modo massiccio strumenti terapeutici moderni e avanzati (oltre alla chirurgia) quali: chemioterapici, gli antibiotici e gli ormoni, porta tutti ad affermare che la scienza medica è avanzata e si perfeziona sempre di più.
Di fatto però per quanto riguarda l'assegnazione della terapia purtroppo la scienza medica non è avanzata, si basa ancora sul metodo empirico, sull'esperimento.
Per l'assegnazione della terapia non esistono o quasi, principi o criteri razionali a cui fare riferimento.
(Sarebbe logico attendersi, invece, che insieme alla diagnosi sia dato un ragionamento dal quale scaturisce la terapia). Si trascura la considerazione di base che mentre la malattia è un fatto che appartiene all'uomo (nasce e si sviluppa dentro l'uomo), la terapia opera con sostanze esterne più o meno complesse e artificiali.
 
Esempio:
– Un insieme di sintomi, di segni e di disturbi porta il medico a diagnosti­care una polmonite.
L'osservazione scientifica ha dimostrato che in tale situazione vi sono nel polmone dei microrganismi.
A questo punto si dice: i microrganismi sono la causa della malattia.
Poiché si dispone di sostanze (come gli antibiotici) che interferiscono nei processi bio-chimici dei microrganismi, si somministrano queste so­stanze e si constata la soppressione dei sintomi.
Il ragionamento seguito è:
– la polmonite è provocata dai microrganismi, l'antibiotico inibisce la loro vita, e quindi guarisce la polmonite.
– così facendo si trascura l'aspetto della relazione esistente tra la natura della polmonite e l'uomo che ne viene colpito, e la relazione esistente tra l'antibiotico e la natura dell'uomo.
Cosa si può osservare invece?
– che molto prima che si manifestasse la crisi acuta della malattia, la persona non aveva più il suo equilibrio, non esisteva più l'armonia all'interno del suo corpo.
Apparentemente "sana" (cioè come gli altri), la persona poteva condurre una vita "normale" (cioè fare ciò che fanno gli altri). Poi sono arrivati i primi disturbi: leggeri malesseri, piccoli dolori, stanchezze senza motivo. Poi i sintomi sono diventati più evidenti e il disaccordo tra gli elementi del suo essere è apparso chiaramente; solo alla fine viene fuori quella che è chiamata malattia, impedimento che fa correre ai ripari. Ma l'uomo non si ammala mai bruscamente, né di colpo. Le cause si accumulano prima a lungo e "poi" manifestano il loro effetto. Lo stadio dell'accumulazione si prolunga per moltissimo tempo e poi può sfociare in una crisi acuta o trasformarsi in una malattia cronica localizzata. Ebbene, se tutto questo è vero, ci si può attendere che la somministrazione di una o più sostanze, oppure l'esecuzione di un intervento chirurgico possa riportare le cose come erano prima?
E' senz'altro auspicabile allora un approccio più completo, "olistico" che sappia riconoscere nella persona lo squilibrio al suo nascere e vi ponga rimedio, oppure che, anche intervenendo nella fase acuta della malattia, tenga conto della persona nella sua globalità, non limitandosi ad intervenire solo su una parte del problema.
Ci sembra arrivato il momento che questo approccio olistico, trascurato troppo a lungo a vantaggio di un progresso scientifico troppo tecnicistico, riprenda spazio e torni ad essere il vero punto di forza di tutte le medicine, non solo di quelle non convenzionali.
Ci auguriamo un futuro in cui la medicina tutta si ponga più da vicino l'obiettivo di curare l'uomo, non solo la malattia.

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