L’analisi dello stato vegetativo attraverso il test dei colori

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE – N.9 SETTEMBRE 1998
 
L'analisi dello stato vegetativo attraverso il test dei colori
Il test dei colori di Max Luscher

// Prof. Dott. Max Luscher, nato nel 1923, ha studiato filosofia, psicologia e psichiatria a Basilea.
Il test clinico dei colori, o meglio la Diagnostica-Luscher come preferisce definirla il Nostro, fu presentato dall'autore, per la prima volta, al primo congresso mondiale di psicologia del 1947 di Losanna.
Luscher ha insegnato in numerose università europee ed americane, dove tra l'altro ha svolto diverse ricerche, soprattutto nel reparto psichiatrico della Yale University (USA). Nel frattempo le sue opere sono state tradotte in 27 lingue ed il suo test è stato utilizzato in numerose ricerche psicologiche, criminologiche, etnologiche e soprattutto in quelle psicosomatiche.
Attualmente è consulente presso i più grandi gruppi industriali europei ed è chiamato a partecipare a numerosi seminari e congressi medici in tutto il mondo.
Con il suo test è possibile valutare direttamente lo stato psicofisico non verbale, emotivo quindi, della persona, e attraverso la sua interpretazione definire ed elaborare una diagnosi terapeutica, omeopatica o psicoterapeutica mirata. Infatti, valutando direttamente il mondo psicovegetativo del­l'individuo è possibile, cogliere nell'immediato, sul nascere, l'originarsi del disturbo. In poche parole, è possibile utilizzar­lo come metodo preventivo nei confronti di numerose malat­tie psicosomatiche. Attraverso il test infatti è possibile dia­gnosticare non soltanto lo stato psicovegetativo della perso­na, ma valutare anche la sua predisposizione psicologica alla malattia. La diagnostica del test di Luscher fonda le sue basi sulla cosiddetta "psicologia funzionale regolativa".
Di particolare interesse sono i suoi ultimi studi relativi a pazienti oncologici, cardiopatici e con disturbi mandibolari.
Tra i suoi testi tradotti in italiano, ne ricordiamo alcuni: La persona a quattro colori", La diagnostica Luscher", La legge dell'armonia in noi", Il test rapido dei colori Luscher", "Non devo però…".
L'induzione psicovegetativa
Finora non era disponibile un metodo atto a evidenziare e a misurare l'induzione psicovegetativa. In sostanza, i livelli inconsci vegetativi non possono essere raggiunti con domande e/o discorsi. Quando parliamo siamo legati all'astrazione verbale acquisita della lingua stessa. Rimaniamo ad un livello limitatamente razionale. La psicosomatica si verifica tuttavia ad un altro livello, quello inconscio ed emozionale ed è radicalmente estraneo al linguaggio razionale. Il linguaggio psicosomatico verbale è pertanto inappropriato, allo stesso modo, come se si volesse spiegare a parole la gamma sottile di emozioni suscitate da una melodia.
Spesso avviene che il paziente psicosomatico si esprime e pensa esattamente in maniera opposta alle sue vere emozioni inconsce. In più lo stesso tende a reprimere determinati bisogni di fondo a tal punto, da non prenderli assolutamente più in considerazione.
Questi ambiti emotivi, così repressi, si esprimono sempre nell'insoddisfazione e nella irrequietezza, e quindi nel bisogno di distrazione e bramosia di stimoli. Non appena queste scappatoie falliscono, viene ad evidenziarsi il loro lato opposto: le depressioni e le ansie.
Se – come nella maggioranza dei pazienti – vengono represse in modo cronico delle funzioni fondamentali, queste sono sempre, e contemporaneamente, causa di induzioni psicovegetative errate. Da ciò si manifestano i disturbi cronici.
Disturbi del genere non sono solo dei sintomi, ma l'effetto di una causa a livello psicovegetativo. Per ovviare alla concezione meramente sintomatica si è rivelato necessario il ricorso ad una medicina olistica. Si fa strada un nuovo modo di pensare. Tuttavia è necessario avere le idee chiare. Un’osservazione più articolata dei sintomi non significa ancora un approccio olistico. L'interezza olistica è qualcosa di radicalmente diverso da una molteplicità o da una totalità intesa quantitativamente.
L'interezza ha un'accezione qualitativa, e in quanto tale struttura causale. Per questo motivo la medicina che non si limita a curare soltanto i sintomi, ma soprattutto la loro causa, è una medicina efficace nel vero senso della parola. Solo se è in grado di risanare la causa e di ripristinare la struttura psicovegetativa aberrata, solamente allora possiamo chiamarla medicina olistica.
Ma allora, con quale mezzo è possibile accedere allo stato inconscio, psicovegetativo del paziente?
Il linguaggio dei colori
Per misurare lo stato vegetativo, per evidenziarlo e renderlo comprensibile, l'espressione verbale non è idonea, quindi si deve fare uso di un Test appropriato, quello dei colori di Luscher. I colori sono percezioni sensoriali con una determinata frequenza. Il colore del Test rosso-arancio, per esempio, corrisponde alla massima risonanza di 351 nm di DNA.
Il rosso-arancio è percepito come vitalità. Chi preferisce questo colore significa che agisce con vitalità. Chi invece lo rifiuta rende manifesto l'esaurimento della propria forza vitale. Sente ogni sollecitazione come gravosa, si sente stanco e indolente.
I test dei colori altamente differenziati servono all'analisi psico­vegetativa e specificatamente per la decisione del rimedio omeopatico.
L'effetto del colore-test corrisponde allo stesso tempo ad una precisa direzione del movimento. Il rosso-arancio, attivo e appariscente, ha la direzione in avanti. Il rifiuto del rosso-arancio irrompente ha la direzione del movimento all'indietro.
 
L'importanza della condotta difettosa nel cancro e il test di Luscher
Ogni singolo colore del Test ha una sua precisa frequenza d'onda fisiologica, che possiede una definizione anche da un punto di vista psicologico. Riprendendo l’esempio fatto precedentemente, il colore di base rosso-arancio (arancione) del test, corrisponde esattamente alla massima risonanza presente in 351 nm di DNA, e dal punto di vista psicologico viene vissuto come "forza vitale". Attraverso i colori del test è possibile riconoscere e descrivere dettagliatamente lo stato psico-somatico del paziente, senza dovergli domandare nulla. Da ricerche fatte con il Test diagnostico di Luscher su dei pazienti oncologici (n = 500), risultano esserci preferenze e rifiuti significativi che deviano in maniera estrema dalla norma (G.Vetter, Tesi di laurea 1982, Università di Zurigo e di Essen).
Inoltre, sempre con il Test cromatico di Luscher, è possibile definire e differenziare tanto lo stato d'animo attuale del soggetto, quanto la sua disposizione costituzionale.
Lo stato d'animo attuale
Nei pazienti oncologici, lo stato d'animo viene espresso particolarmente attraverso la preferenza dei colori grigio e marrone, che significano, rispettivamente: "desiderio di ripararsi" (grigio) e "sovraffaticamento da problemi snervanti" (marrone). Nella popolazione media (n= 36892), questa scelta cromatica, del grigio e del marrone, avviene soltanto per lo 0,6% dei casi. Nei pazienti oncologici, invece, la troviamo espressa per il 26% dei casi.
La disposizione costituzionale
1. Di particolare interesse risulta essere la caratteristica scelta cromatica costituzionale. I pazienti oncologici rifiutano infatti, nelle loro scelte cromatiche, il giallo chiaro e tutti gli altri colori chiari. Un simile atteggiamento costitutivo sta a significare: "….un umore di fondo ansiogeno, pieno di insicurezza e dispiaceri….".
2.      Spesso, contemporaneamente ai giallo, viene rifiutato anche il colore rosso. Questo significa: "…è sconfortato. Soffre di fronte all'impotenza di non poter cambiare la situazione che vive senza via d'uscita. Osserva con attenzione ed intensa preoccupazione tutte le situazioni….".
3. Il colore blu-verde, considerato "freddo e duro", viene preferito in maniera significativa quale caratteristica struttura di base. Ciò significa: "…impazienza contratta, continuo controllo, richieste elevate di rispetto e di competenza….".
4.      I colori blu e verde del Test, sono preferiti dai pazienti oncologi­ci nel 92% dei casi. Tale scelta significa: "…spontaneità repressa, avere continuamente sotto controllo…, e delicatezza interiore….".
La disposizione psichica al cancro
I risultati mostrano l'esistenza di una precisa disposizione psicologico-esistenziale alla malattia: Sono essenzialmente persone con un umore di fondo ansiogeno, di conseguenza piene di gravi preoccupazioni. Fanno di tutto per dare una buona immagine di sé, per essere accettate e sentirsi così più al sicuro. Il loro comportamento è caratterizzato da atteggiamenti eccessivi di perfezionismo accompagnati da un'esagerata richiesta di competenza. Una simile tensione ha come conseguenza, uno stato continuo di stress del sistema immunitario. In questi casi, il pericolo di ammalarsi aumenta quando una relazione o un rapporto affettivo, significativamente importante, viene vissuto in maniera deludente e scoraggiante, in pratica senza speranza.
La scelta cromatica corrispondente ad un tale atteggiamento, coincide contemporaneamente con i rimedi omeopatici qui di seguito indicati: per es., il Carcinosinum (+2, +1,-3, -4) oppure l'Arsenicum Album (+2, +3, -4), che nelle forme cancerogene possono alleviare i dolori. La diagnostica di Luscher è in grado pure di indica­re la giusta strategia psicoterapeutica mirata al singolo caso.


La terapia di alleggerimento
Una terapia soltanto vegetativa o corporea ottiene spesso delle ricadute, a volte con degli altri sintomi. La vera guarigione richiede un cambiamento psichico e mentale. Un cambiamento di pensiero è necessario per arrivare all'equilibrio armonico. Come poter arrivare a questo cambiamento, lo vedremo fra poco.
Analizzando l'accaduto occorre tenere presente quanto di questo appartiene all'oggettività dell'evento e quanto invece al vissuto soggettivo esperenziale. Una scoperta importante è un evento. Un terremoto o una violenza fisica sono avvenimenti che, per chi li vive, rappresentano allo stesso tempo anche un vissuto emozionale. A tal proposito, Montaigne (1533-1592) dice: "L'uomo soffre non tanto per quello che gli succede, quanto per il modo in cui l'affronta".
Tutti quegli eventi vissuti negativamente da un punto di vista dell'esperienza soggettiva, sono degli stress psico-somatici. Quando sull'evento esterno immaginato si proietta di continuo il proprio vissuto negativo interno, allora il peso diventa insopportabile e dannoso. Di conseguenza è fondamentale riconoscere che, con la valutazione negativa del nostro vissuto, ha luogo ogni volta un'umiliazione del sentimento di Sé: "Mi sento offeso, arrabbiato, deluso, ecc.".
Ogni consapevolezza è un'autovalutazione. Autovalutazioni sbagliate avvengono quando giudizi errati, quasi sempre sociali o personali, diventano nostri ideali (ad esempio: il moralismo, il prestigio, il potere, il denaro e la sessualità). In questo modo nascono le credenze sbagliate. Inevitabilmente, a questo punto, è sbagliata anche la propria autovalutazione poiché da una parte avremo una eccessiva sopravvalutazione e dall'altra una sottovalutazione. Il bisogno di sentirsi, per esempio, superiore agli altri o orgogliosi e ogni presunzione, con le sue esigenze esagerate ed aspettative illusorie, è una auto-sopravvalutazione. Una auto-svalutazione avviene quando ci si sente sminuiti, sviliti, offesi, inadatti, nel caso dell'invidia, negli impedimenti e negli eccessivi sensi di colpa.
Un'errata autovalutazione influenza il vissuto "interno". Quest’ultimo viene proiettato sull'evento "esterno" deformandolo attraverso una errata valutazione e drammatizzazione. Ogni qualvolta si pensa all'evento, ne scaturisce uno stress psico-somatico, che inde­bolisce il sistema immunitario e predispone il soggetto alla malattia.
Una sintesi:
Una rappresentazione (immagine, ricordo) è:
un vissuto "interno", se valutata emotivamente ed egocentricamente:
In questi casi, comportamenti egocentrici sbagliati sono: arrabbiarsi, deludersi, offendersi, scontentarsi.
Ad esempio: "Non potrò mai perdonare, poiché sono stato ferito nell'orgoglio".
Un evento "esterno" se valutata equamente ed obiettivamente:
Giudicare obiettivamente l'evento significa: dargli un ordine giusto nella realtà.
Ad esempio: "È successo in questo modo e ha avuto i suoi motivi".
Qualsiasi vissuto reale avviene sempre e soltanto nel presente, mai nel passato o nel futuro.
Passato e futuro sono soltanto semplici immaginazioni.
Nel considerare la rappresentazione (come simpatica, antipatica, odiosa, ecc.), proiettiamo le nostre sensazioni valutative sull'immagi­ne dell'evento passato o su quella del futuro. Così facendo viviamo le sensazioni come se fossero dei vissuti reali e presenti.
Le proiezioni sono illusioni. Ogni illusione rappresenta una frustrazione. Il modo col quale viviamo e valutiamo le rappresentazioni illusorie, dipende esclusivamente da noi, dal nostro modo di dare significato alle cose.
Colui che idealizza o glorifica il proprio futuro, o lo vive pieno di problemi, non fa che proiettare le proprie autovalutazioni errate sulla sua rappresentazione. Allo stesso modo fa chi idealizza il proprio passato o lo rimpiange e si lamenta. Sentimenti di svalutazione del sé, d'inferiorità o di inadeguatezza, fanno considerare negativamente gli eventi passati o le aspettative future. Per tale motivo nascono, da una parte, le preoccupazioni immaginarie, sentimenti di incapacità, sofferenze paurose o depressioni melanconiche, dall'altra, aspettative ed esigenze illusorie o che possono venire facilmente deluse.
Quando simili immaginazioni sono vissute come emozioni intense, per esempio come nel caso di un ottimismo entusiastico o come nel­l'avversione, nell'odio, nell'invidia o nella paura, allora ciò significa che le si ritengono giudizi realistici. Per tale motivo risulta difficile identifica­re e considerare queste opinioni come valutazioni obiettive in quanto sono causate sempre da un modo sbagliato di rapportarsi all'evento.
Strategia terapeutica
La terapia di alleggerimento deve scoprire e annullare l'autovalutazione, affinché sentimenti come la gelosia, l'arrabbiatura, la scontentezza, l'essere offesi, l'arroganza o la caparbietà e le illusioni idealizzate non possano più tradursi in comportamenti conflittuali. La rappresentazione dell'evento ("Mi ha nuovamente sconvolto, quando ci ho ripensato") o del futuro ("Mi preoccupa il fatto di cosa potrebbe accadere nel futuro"), a questo punto non causa più nessun sentimento di oppressione. In questo modo lo stress psico-somatico è eliminato.
Evitando di valutare in maniera egocentrica, l'evento passato e la situazione presente possono essere considerate adeguatamente.
Con la terapia di alleggerimento ci si esercita a:
1.     disabituarsi alle autovalutazioni egocentriche,
2.     riconoscere che esse provocano valutazioni errate e negative,
3.     giudicare obiettivamente l'avvenimento reale,
4.     vivere in maniera spontanea e attenta nel presente.
A.D.

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