Editoriale al convegno su “medicina contro l’umanità

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE N. 19 NOVEMBRE 2005

 
Editoriale al convegno su
“medicina contro l’umanità
 
Gli argomenti che abbiamo affrontato nell’incontro del 16 novembre 2005 derivano da una riflessione collettiva circa il ruolo svolto dalla moderna medicina nella nostra società.
La storia dell’umanità negli ultimi decenni è sempre più strettamente connessa e influenzata dai sistemi sanitari presenti nei vari paesi. Tali sistemi stanno diventando sempre più articolati estesi e complessi, in essi la medicina, frammentata in un altissimo numero di specializzazioni, si avvale sempre più della farmacologia per rafforzare la sua posizione. Nell’affrontare tale problematica abbiamo preso in esame una serie di aspetti che, se inizialmente possono sembrare tra loro distanti, vedremo nel corso di questo nostro convegno come in realtà siano unite da un sottile filo conduttore rappresentato dal farmaco.
Nell’incontro si è iniziato con il presentare la PNEI, che costituisce una nuova branca della medicina, il termine è l’acronimo di Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia
La PNEI in sostanza prende in esame i diversi sistemi dell’organismo conosciuti ormai da molto tempo e che da sempre sono stati considerati come singoli apparati ognuno dei quali svolge autonomamente la propria funzione senza alcun collegamento con gli altri, vedremo che le cose non stanno affatto così e quali implicazioni ciò determina nell’affrontare uno stato di malattia.
La PNEI rappresenta di fatto la dimostrazione che l’organismo è un qualcosa di talmente complesso che l’attuale approccio della medicina risulta del tutto inadeguato, la sua insistenza nel considerare l’organismo formato da apparati distaccati tra loro, ciascuno dei quali è deputato a produrre determinate sostanze, non ha più ragione di essere. Ebbene nonostante il valore positivo del suo approccio, la PNEI è esclusa dai dibattiti scientifici, non viene presa in considerazione, è avvolta dal silenzio più totale.
Si è poi passati a prendere in esame l’influenza che l’ambiente nel quale viviamo può avere sulla nostra salute e sull’insorgenza della malattia, intendendo per ambiente anche le relazioni sociali ed interpersonali, quindi le reazioni ad un evento traumatico come un lutto, oppure lo stress per condizioni di vita disagiate, per difficoltà sul lavoro e così via.
Tali aspetti, sottovalutati dalla medicina moderna hanno in realtà una grande rilevanza perché insidiano ed indeboliscono le difese dell’organismo agendo proprio sugli apparati di cui la PNEI ha evidenziato la reciproca influenza.
Come ulteriore esempio dell’aggressiva presenza della farmacologia nella vita degli individui prendiamo spunto dall’utilizzo di un farmaco che negli ultimi anni ha avuto una notevole diffusione, il Ritalin. È questo un farmaco che agisce sulla sfera comportamentale e che viene somministrato ai bambini che secondo la medicina sono affetti da un disturbo classificato con il termine ADHD “sindrome da deficit dell’attenzione con iperattività”, si interviene sui bambini ritenuti troppo vivaci e poco propensi all’attenzione durante lo svolgimento delle lezioni scolastiche.
Un utilizzo dei farmaci quindi che, come evidenziato dai casi che presentiamo, senza prendere in considerazione quali possano essere le cause di disagio e sofferenza dell’individuo, impone sempre la medesima risposta costituita dal rimedio chimico evitando accuratamente di porsi domande sul perché tali fenomeni si presentano in maniera sempre più diffusa e se sia corretto considerarli come delle malattie.
Come ultimo intervento sono state evidenziate le possibilità che diversi sistemi medici possono mettere in campo per consentire all’individuo di affrontare le svariate situazioni cercando di porre in essere dei livelli se pur minimi di autodifesa evitando la completa e totale delega al farmaco come unica risposta ad una situazione vera o presunta di malattia. Riteniamo che i sistemi medici non convenzionali abbiano grandi potenzialità e costituiscano un grande patrimonio per l’umanità, dovrebbero pertanto essere valorizzati e diffusi.
Abbiamo preso in esame il diverso approccio nei confronti dell’individuo malato e della malattia, gli aspetti che dovrebbero portare il mondo medico ufficiale a considerare le Medicine non Convenzionali in modo meno sprezzante ed altezzoso. L’efficacia terapeutica, l’assenza di effetti collaterali, la funzione riequilibratrice delle funzioni dell’organismo, il considerare l’individuo nella sua integrità sono tutti aspetti delle Medicine non Convenzionali che meriterebbero un maggiore rispetto ed andrebbero valutati con minore parzialità e superficialità.
La riflessione sviluppata coinvolge la funzione della medicina nella nostra società, sono stati posti in evidenza i risvolti negativi che può avere sull’individuo fino a diventare essa stessa produttrice di malattia. Questa non è una affermazione stravagante, da alcuni anni ormai molti organi di informazione riportano dati e statistiche in merito.
L’industria farmaceutica rappresenta un settore il cui forte sviluppo si è avuto negli ultimi 50 anni, possiamo dire che ha seguito l’incredibile sviluppo di prodotti e beni che è avvenuto dalla fine della seconda guerra mondiale. Ciò significa che il farmaco come tutti gli altri prodotti immessi sul mercato segue una logica molto semplice, il farmaco essendo un prodotto sottostà ad una regola valida per tutti i prodotti, deve cioè essere venduto, deve avere un suo mercato, si deve diffondere.
Un’industria produttrice di un qualsiasi prodotto ha fondamentalmente una serie di obiettivi, aumentare la sua produzione, acquisire nuovi mercati, diffondere il consumo e di conseguenza l’acquisto del proprio prodotto, ottenere ricavi e profitti. L’immissione sul mercato di un prodotto farmaceutico non sfugge a tale logica ed alle sofisticate strategie di marketing per il raggiungimento degli obiettivi fissati.
Tale riflessione apre scenari del tutto nuovi ed inaspettati, risulta difficile considerare il farmaco da questo punto di vista, cioè come un qualsiasi altro prodotto, se pur con fatica, dovremmo superare l’idea che ci accompagna sin dalla nostra nascita, cioè che il farmaco rappresenta un valore positivo, non potrà mai danneggiarci, è prodotto al solo fine di combattere le malattie, allevia le sofferenze ed apporta benessere all’umanità.
 
 
 
 
Il Presidente
Fernando Conti



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