Terapie geniche e cibi transgenici. Sarà la soluzione di tutti i mali o è l’alba di una catastrofe?

QUADERNI DI ARCHIVIO SALUTE- N.16 GIUGNO 2002

 
 
 
Interventi dall’Assemblea di Archivio Salute
Roma, 7 giugno 2001
 
Abbiamo voluto dedicare questa assemblea al tema delle biotecnologie perché è un tema attuale che i media trattano molto, riportando risultati di esperimenti eclatanti, ma in assenza di una qualsiasi informazione sul significato reale di questo tipo di filone della ricerca.
Nei giornali a grande tiratura si è dato ampio spazio alle tesi dei genetisti e delle industrie biotecnologiche e poco spazio invece alle legittime preoccupazioni sollevate da un crescente numero di critici.
Anche la discussione tra laici e cattolici e la discussione di differenti correnti di pensiero tra i “rappresentanti” della scienza è estremamente superficiale e non va a indagare e valutare all’interno della reale portata del fenomeno biotech.
Noi come Archivio Salute riteniamo sia d’obbligo dare questo tipo di informazione, come nostro dovere statutario.
Gli interventi di oggi saranno incentrati su alcune esposizioni ma anche su alcuni quesiti che vogliamo porvi e porci sul tema scottante del “dove va la scienza”.
La ricerca biotech si inserisce naturalmente nel grande discorso sulla scienza, ed è in questo contesto che vogliamo collocarlo, prima di procedere con altre valutazioni.
La prima cosa da dire è che la scienza, intesa in senso lato, come ricerca scientifica è sempre presentata al pubblico come qualcosa di oggettivo che deve essere gestita dalla comunità degli scienziati e che apporta beneficio all’umanità.
La scienza è vista come qualcosa che sta al di sopra della vita comune della gente, qualcosa di estremamente positivo, di intoccabile, di non criticabile e soprattutto non è oggetto di intervento da parte dei comuni cittadini.
La realtà però ci riserva delle sorprese perché la gestione del sapere scientifico è tutt’altra cosa.
Prima di tutto occorre notare che la stessa definizione di cosa sia scientifico e di cosa sia ascientifico, rimane una decisione che si prende all’interno della stessa comunità scientifica: nessun altro, comunità o singolo, si può esprimere su questi argomenti, nel senso che non viene assolutamente preso in considerazione.
Oggi nella scienza, nella ricerca scientifica non c’è nulla né di obiettivo né tantomeno di spontaneo e disinteressato nel senso che non esiste più il solitario ricercatore che dedica una vita ad una ricerca che si è prefissata, che apporti beneficio all’umanità.
Se volessimo fare un’analisi obiettiva, dobbiamo dire che la scienza in passato come nell’era moderna è il frutto di un determinismo storico, nel senso che la scienza è l’espressione di un determinato momento storico, in una certa area del mondo, ad un certo grado di sviluppo dei rapporti sociali e della civiltà, all’interno di determinati rapporti economici. La scienza non produce conoscenze fisse e ineluttabili nel tempo e infatti questo ci spiega perché la maggior parte delle concezioni scientifiche si modificano e sono superate con il passare del tempo e con l’evoluzione sociale, anche se nel momento in cui vengono espresse sono ritenute concezioni assolute.
Quindi anche oggi la scienza non produce valori o conoscenze assolute, cioè universalmente valide, ma valori e conoscenze estremamente relative e sempre suscettibili di superamento, mentre invece la vera scienza, per essere degna di questo nome deve esprimere valori e conoscenze universali, sempre validi.
Se poi ci volessimo cimentare nell’analisi dell’attività di ricerca e applicazione scientifica che si svolge nei centri universalmente accreditati, dobbiamo rilevare che la ricerca scientifica è qualcosa di altamente programmato e predisposto per fini già definiti prima di iniziare la ricerca (e non a caso si chiama ricerca scientifica finalizzata).
Fini che sotto la cappa scientista non hanno come obiettivo primario la risposta ai bisogni reali dell’umanità, la ricerca del benessere sociale, la ricerca del miglioramento delle condizioni di vita, l’aiuto alle aree deboli del mondo o alle fasce deboli della società, ma, come ci è stato dimostrato, hanno come obiettivo interessi di parte molto egoistici, interessi di egemonizzazione culturale, sociale ed economica di vaste aree del mondo.
Il tutto all’interno di una logica, quella attuale dominante nel nostro secolo, che è il perseguimento del liberismo economico e dei mezzi sovrastrutturali che possano mantenere il più a lungo possibile tale liberismo.
È una situazione scandalosa che la scienza oggi sia nelle mani di privati, nel senso che i finanziamenti per portarla avanti sono all’80% privati, e che l’applicazione tecnologica che ne deriva non può che essere condotta dai privati, non è oggetto di messa in discussione.
Tutti sanno che i gruppi privati non perseguono per loro natura intrinseca obiettivi filantropici, e si sono dimostrati nel tempo dei centri di potere che programmano con decine di anni di anticipo come utilizzare una scoperta scientifica ad alto impatto sociale, come far spendere soldi ad un cittadino o ad un governo per utilizzare la loro ricerca. Ma anche questo risulta regolare e non è oggetto di messa in discussione.
Questi gruppi, che sono le multinazionali della chimica, dell’industria, del farmaceutico, oggi soprattutto delle biotecnologie, hanno giri d’affari superiori di molto all’industria dell’auto.
La scienza, che per sua definizione dovrebbe essere indipendente e neutrale risulta quindi fortemente dipendente da interessi economici e politici, da interessi che vedono nazioni forti che egemonizzano nazioni deboli, da interessi che vedono gruppi imprenditoriali, veri potentati economici, che sfruttano risorse umane a sfavore dell’umanità. In particolare nell’ultimo secolo la scienza ha dato un grande contributo nella divisione del mondo in nord e sud.
E infatti le scoperte scientifiche si sono mostrate spesso a doppio taglio nel senso che spesso sono state usate contro l’umanità.
Pensiamo alle guerre atomiche, batteriologiche, a quelle armi micidiali che producono emorragie interne nell’organismo. Pensiamo ai sistemi informatici come l’ECHELON appartenente a soli cinque paesi che intercettano tutte le telecomunicazioni via etere di tutti gli individui. Pensiamo alle speculazioni economiche fatte in tutti i campi e purtroppo anche in campo medico, dove la speculazione è elevata, vedi la storia dei farmaci per l’AIDS in Africa, o il continuo trasferimento di farmaci scaduti nei paesi del terzo mondo.
Noi riteniamo che la scienza (nella ricerca e nell’applicazione) proprio perché coinvolge aspetti essenziali della vita di un individuo, non deve essere ad appannaggio esclusivo degli scienziati o dei gruppi ristretti che finanziano la ricerca.
Noi riteniamo che la scienza debba essere ad appannaggio di tutti coloro che vivono su questa terra e che tutti dovrebbero avere la possibilità di intervenire nelle decisioni su come utilizzarla, soprattutto quelle società che si definiscono democratiche.
Tornando al tema biotech va detto che negli ultimi trent’anni si è assistito ad una rivoluzione biologica di proporzioni impensabili, di cui peraltro la gente comune non ha conoscenza.
Gli ultimi trenta anni sono gli anni delle biotecnologie, della ricerca sulla genetica, cioè del patrimonio più intimo e finora considerato inviolabile degli esseri viventi.
Negli anni più recenti le scienze, in modo particolare le scienze naturali, hanno assunto un carattere manipolatorio dove si cerca di forzare, ingannare o raggirare quelle che sono le leggi della natura.
Processi vitali che, in condizioni appunto «naturali», avrebbero richiesto migliaia di anni per verificarsi, oggi possono venire realizzati nell’arco di una notte.
Gli aspetti genetici e di sviluppo della vita vengono ora manipolati ed è possibile produrre nuovi organismi viventi con caratteristiche alterate.
Quello che si sta facendo oggi sono interventi di tendenza manipolatoria sul pool genetico degli organismi viventi.
Questo significa agire su due dei tre regni della natura che sono i regni degli organismi viventi, che comprendono piante, animali, esseri umani.
Ormai è una pratica corrente superare le barriere della specie nei due regni della natura.
Si va ad agire sul destino delle specie e naturalmente della nostra specie, che con le premesse e con l’esperienza del passato che ci sono sull’utilizzo delle conoscenze tecnico-scientifiche potrebbero riservarci enormi sorprese. Potrebbe comportare enormi sconvolgimenti.
L’aspetto attualmente più allarmante della ricerca è rappresentato dalla crescente commercializzazione del pool genetico della Terra (cioè dell’insieme formato dai geni di tutte le specie viventi) da parte di aziende farmaceutiche, chimiche e biotecnologiche.
In tutto il mondo si stanno spendendo centinaia di milioni di dollari per individuare, etichettare e identificare i geni e le loro funzioni nelle creature del regno biologico.
Grandi quantità di dati genetici su piante, animali, ed esseri umani vengono raccolte e immagazzinate in banche dati per poterle utilizzare. Una sperimentazione selvaggia così indirizzata, senza controllo e consenso del consesso umano va avanti indisturbata senza domandarsi cosa accadrà a lungo termine con il rilascio nell’ambiente di organismi prodotti dall’ingegneria genetica che superano barriere finora inviolate tra le specie.
Si stanno creando organismi dove si inseriscono geni di animali nelle piante, geni di animali negli esseri umani, geni di esseri umani negli animali e così via.
Al di là dei fini di questo tipo di ricerca, buoni o cattivi, dobbiamo anche domandarci se è possibile che questa sia considerata l’unica strada per un futuro sviluppo dell’umanità, se è possibile che l’umanità non sia investita da questa problematica e non sia chiamata a decidere e ad avere gli strumenti per decidere se è questa l’unica strada da percorrere.
La nuova scienza genetica solleva domande molto più preoccupanti di qualsiasi altra rivoluzione tecnologica della storia. Domande che non ci ha posto nessuno.
Nella sua storia l’umanità non si è mai trovata impreparata come oggi di fronte a nuove opportunità, a sfide e a rischi tecnologici ed economici di così ampia e terribile portata. Un esempio per tutti è che milioni di persone stanno già usando farmaci e medicinali manipolati geneticamente per la terapia di patologie cardiache, del cancro, dell’Aids e dell’infarto, senza saperlo, ignorando le conseguenze per l’organismo umano, di simili trattamenti.
 
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