L’uomo non ha ancora trovato l’alimento che possa nutrirlo

QUADERNI   DI    ARCHIVIO SALUTE N°5 OTTOBRE 94

Può esserci un criterio nel nostro modo di alimentarci che apparten­ga a noi stessi e non alla logica delle diete e di concezioni alimentari che nascono e muoiono sulla scia delle mode? E' questo il tema di fondo della conferenza sull'Alimentazione tenuta nell'aprile '93 da Alfio Bangrazi per i soci di Archivio Salute.
L'uomo abita la Terra da migliaia di anni. Generazione dopo generazione dovrebbe aver acquisito l'esperienza necessaria per orientarsi con sicurezza nelle sue scelte alimentari.
Purtroppo è facile constatare che così non è: sono talmente tante, diverse, spesso tra loro contraddittorie le "diete" consigliate che, dobbiamo riconoscerlo, brancoliamo nel buio. Vegetarianesimo, vegetalianesimo, macrobiotica, alimentazione con sole radici, alimentazione con soli cibi crudi, dieta equilibrata (ad esempio il pasto deve contenere un fusto, una radice, una foglia e un fiore), per arrivare alla dieta dissociata, alla dieta punti eccetera.
Tutte le proposte e i tentativi fatti in materia di alimentazione sono estremamente parziali e, comunque, tutti tendono a costrin­gere l'uomo entro dei binari che evidentemente non sono fatti per lui.
L'uomo ha bisogno di un rapporto dialettico tra il proprio agire, la propria mente e la propria esperienza. Nell'uomo non vi è alcun dato assoluto, egli infatti mangia di tutto, deve mangiare di tutto. Anche se non è detto che non vi sia un individuo al quale non faccia bene mangiare solo vegetali, come per un altro sia di maggior beneficio mangiare soltanto carne.
L'uomo è l'ultimo essere della scala evolutiva e come tale non sopporta condizionamenti; all'interno del genere umano esistono delle differenze che fanno di ogni uomo un'entità particolare, a sé stante. Questo significa che ci sono persone alle quali è più confacente mangiare in un certo modo, ad altre lo è un modo diverso, per altre ancora è più opportuno mangiare poco, mentre per altri è più salutare mangiare moltissimo, e così via.
Queste differenze esistono tra individuo e individuo, ma anche tra gruppi etnici. Ad esempio i cinesi non mangiano latte e latticini, li assumono soltanto come farmaci per determinate malattie. Sembra, infatti, che i cinesi all'età di due anni, dopo lo svezzamento, perdano la capacità di digerire il latte ed i suoi derivati; per cui se sono costretti ad assumerli incorrono inevita­bilmente in problemi intestinali. Esistono invece altre popolazioni per le quali il latte e i suoi derivati sono alimenti importantissimi, basta pensare alle popolazioni nordiche che fanno un grande uso di yogurt e ne traggono giovamento.
Dunque l'uomo non ha condizionamenti di alcun genere, neppure nei termini di una mancanza di condizionamenti. Sembra un paradosso, ma è la realtà. Sarebbe opportuno sapere cosa è adatto a se stessi, cosa fa bene e cosa è dannoso. Purtroppo siamo abituati a ragionare, per quel che riguarda l'alimentazione, cosi come per tutto ciò che riguarda l'uomo, come se il corpo umano fosse una macchina che risponde a leggi esterne. Ad esempio la medicina ufficiale sostiene che l'uomo ha bisogno di mangiare carne perché nella carne sono presenti le proteine "nobili", cioè quelle proteine già elaborate per le quali all'organismo non è richiesta un'ulteriore trasformazione, e sono quindi di facile assimilazione. E conosciuta la teoria che stabilisce quante calorie necessitano ad ognuno di noi, la classificazione viene fatta in base al sesso, al peso, all'età e, qualche volta, al tipo di attività svolta. Possono essere sufficienti questi elementi per caratterizzare una struttura così complessa e particolare come è il corpo umano?
I processi di assimilazione di un organismo sono estremamente complessi, molto più di quanto si possa immaginare. Cosa accade all'interno di un organismo perché quello che mangia, ovvero carne, verdura, cereali, acqua, eccetera, possa trasformarsi in ossa, tendini, capelli, carne, sangue e fluidi?
Possiamo distinguere tre livelli di assimilazione:
II   primo è estremamente superficiale: ogni cibo contiene una parte di energia pura (calore), energia chimica, elettrica, e altre forme di energia che ancora non conosciamo come l'energia vitale, che la scienza moderna volutamente ignora, e che certamente è qualcosa di più complesso della somma di tutte le diverse energie riconosciute. Comunque, ogni sostanza che si deglutisce contiene una certa quantità di energia, ciò risulta evidente in alcuni casi, basta pensare alla vampata di calore sul viso non appena si è bevuto un bicchiere di vino, essa è come un'informazione che arriva, ma certamente è anche qualcosa di più. Consideriamo poi la conge­stione della testa che si avverte dopo aver mangiato troppo, una strana reazione, poiché la congestione dovrebbe avvenire nello stomaco e non nella testa, in quanto è lo stomaco a richiamare una maggior quantità di sangue per poter mettere in moto i processi digestivi.
Questo è il primo livello di assimilazione che i cinesi conoscono molto bene e che in medicina cinese è codificato come quel tipo di energia che ricopre la superficie del corpo umano, è quasi calore allo stato puro ed è l'energia difensiva, cioè l'energia che ci difende dagli attacchi esterni, è quella che rende lo strato superficiale delle cellule uno strato corneo, perfettamente impermeabile all'esterno, grazie alla sua capacità di "bruciare".
Il secondo livello di assimilazione avviene nello stomaco: è il livello dell'assorbimento delle sostanze in quantità piccolissime, infinitesimali che subito vengono messe in circolo all'interno dell'organismo.
Infine il terzo livello di assorbimento, avviene nell'intestino, ed è l'assorbimento delle sostanze più grossolane. Nell'intestino vengono assimilati i sali minerali, i liquidi, le soluzioni, ma non allo stadio in cui si presentano, esse subiscono durante questa fase una prima trasformazione, che diventerà ancor più complessa nel momento in cui queste sostanze verranno messe in circolo.
Le trasformazioni che avvengono all'interno di un organismo vengono classificate e riconosciute dalla scienza ufficiale come trasformazioni di tipo chimico, fisico o chimico-fisico, cioè quelle trasformazioni accertate e riconosciute alle basse energie. Eppure alcuni esperimenti hanno dimostrato che non è e non può essere tutto qui. Consideriamo il guscio di un uovo, tutti sappiamo che esso è costituito fondamentalmente di calcio, infatti se si chiude una gallina in un luogo in cui non possa trovare del calcio, se le si dà da mangiare cibo assolutamente privo di calcio, la gallina farà uova senza guscio, protette dalla sola membrana. E' stato dimostra­to che se a quella stessa gallina si somministra cibo contenente non calcio, ma silicio, la gallina riprenderà a fare le uova con il loro guscio calcareo. Quindi la gallina, o meglio, un organismo vivente sa trasformare una sostanza semplice come il silicio in una sostanza altrettanto semplice come il calcio. Una trasformazione questa non accettata dalla scienza ufficiale, che prende il nome di trasmutazione degli elementi. Si tratta di trasformazioni relativamente semplici, ma indispensabili, poiché tutto ciò che è introdotto in un organismo, per essere da questo assimilato, deve diventare a lui uguale. D'altra parte ogni cosa che esiste in natura, sia essa minerale, vegetale o animale esiste per se stessa non in funzione di qualcos'altro. Pensiamo forse che un pollo esista per essere mangiato arrosto? O che dei fiori di zucca esistano per essere mangiati fritti e non per far nascere altre zucche? Certamente no. Dunque ogni cosa o essere vivente esiste per se stesso, per la propria specie, non esiste in funzione dell'uomo. Ogni volta che l'uomo è costretto ad assorbire sostanze dall'esterno, unicamente per la necessità che ha di difendersi da ciò che è fuori da lui, in quello stesso momento l'uomo sta introducendo qualcosa che non è in funzione propria. L'uomo vive in un rapporto dialettico con l'esterno, cioè da una parte l'esterno agisce sull'uomo ad esempio con il caldo, il freddo, il vento e così via; dall'altra l'uomo agisce, con il proprio operare, sull'esterno, modificandolo. Quindi l'uomo deve salvaguardare la sua capacità di difesa dall'esterno per tutta la durata della sua vita, per questo deve introdurre energia dall'esterno attraverso l'alimentazione.
Siamo stati educati a ritenere che l'uomo debba mangiare per crescere, il bambino deve mangiare per diventare grande, forse, ma una volta adulto non deve più crescere, deve semplicemente vivere, ossia deve ricostruire ciò che viene consumato dall'esterno. Noi siamo macchine produttrici, produciamo calore, liquidi, cellule per sostituire quelle che continuamente muoiono. L'uomo è una macchina di produzione e quello che consuma per produrre deve essere reintegrato; quello che viene prodotto in grossa quantità è energia, basti pensare al calore o all'energia elettromagnetica appartenente a ciascuna cellula o a ciascuna particella costituente l'organismo; e infine quell'energia vitale, che oggi ancora non conosciamo, non prendiamo in considerazione, e che è quella che realmente dobbiamo ricostruire. Quindi è per ricostruire tutto ciò che serve per difenderci dall'esterno, per ricostruire l'energia vitale che noi mangiamo, e tutto ciò che noi mangiamo lo dobbiamo rendere funzionale a noi stessi, farlo divenire il nostro carburante. In altri termini ciò significa che tutto ciò che noi mangiamo, così come è quando lo introduciamo in bocca, è veleno per noi, deve essere trasformato, deve diventare uguale a noi stessi, deve diventare noi stessi. Noi dunque mangiamo del veleno, ci avveleniamo giorno dopo giorno, possiamo fare in modo di attenuare questo veleno, renderlo meno dannoso per il nostro organismo, ma non possiamo eliminarlo del tutto. L'unico sistema per eliminare il problema sarebbe quello di assorbire direttamente l'energia pura di cui abbiamo bisogno, solo così potremmo liberarci della schiavitù dell'avvelenamento quotidiano. In realtà abbiamo usato il termine veleno un po' impropriamente, avremmo dovuto parlare di sostanza tossica; infatti il veleno è quella sostanza che risulta letale in tempi brevissimi, mentre la sostanza tossica accumula nel tempo tossicità, fino alla malattia e poi alla morte. Quindi è più corretto parlare di sostanze tossiche quando parliamo di ciò che introdu­ciamo nel nostro organismo ogni volta che mangiamo; comunque la tossicità ha una sua caratteristica, per agire deve potersi accumulare, deve essere incrementata giorno dopo giorno. Questo vuol dire che se io oggi mangio un certo alimento, acquisto un certo grado di intossicazione, se domani mangio lo stesso alimento, il grado di intossicazione relativo a quella sostanza sarà aumentato, e così via. E' semplice allora eliminare il problema, basta far attenzione a variare il più possibile gli alimenti per mantenere basso il grado di tossicità dovuto ad ogni particolare sostanza. Questa affermazione entra immediatamente in contraddizione con qualsiasi regime alimentare che sia troppo rigido e univoco nelle proposte. Un altro sistema che ci aiuta ad introdurre sostanze meno dannose consiste nell'eliminare la tossicità degli alimenti prima che vengano introdotti nell'organismo, riproducendo artificialmente gli stessi processi che avvengono all'interno del corpo, questi sono fondamentalmente due: il calore e la scomposizione delle sostanze. E' per questo che l'uomo ha inventato la cottura, perché il calore favorisce la scomposizione delle sostanze complesse in sostanze più semplici. Come abbiamo già detto, ogni sostanza, ogni corpo, ha una sua propria caratteristica, che certamente non è quella di essere mangiata. Ogni essere vivente ha una propria difesa, quella di avere una caratteristica contraria alle caratteristiche di tutti gli altri esseri viventi: la specificità. E' la specificità che contiene la tossicità, per eliminare quest'ultima occorre eliminare la specificità. Ciò è possibile solo dividendo nei componenti elementari ciascuna sostanza, dividendo un corpo vivo nei suoi componenti base, funzionali al corpo umano, viene eliminata la sua specificità. Un esempio potrà chiarire meglio quanto detto: per fare il formaggio si usa il latte, se ne prende una certa quantità, lo si porta alla temperatura di circa 28° C, che è la temperatura all'interno dello stomaco del vitellino, vi si unisce il caglio, sostanza acidula presente nello stomaco del vitellino, in questo modo si riproduce artificial­mente la digestione del latte; quindi il formaggio che noi mangiamo non è altro che latte predigerito. Il cibo più elaborato probabilmen­te è il pane, la sua realizzazione implica una conoscenza profonda dei processi di assimilazione, in fondo fare il pane è una operazione da alchimista: la prima operazione consiste nel dividere le sostanze, si prendono i cereali e si dividono, si toglie cioè la parte più grossolana che è l'involucro, in una quantità tale per cui sia ancora possibile ricostituire il processo vitale della sostanza restante, un processo vitale artificiale che non corrisponde ad alcuna cosa in natura. Quindi lo si cuoce perché a quel processo vitale, benché artificiale, è necessario togliere ogni possibilità di specificità per poterlo mangiare. Grazie a tutto ciò il pane è l'alimento meno nocivo per l'uomo.
Per ogni tipo di cibo esiste un modo idoneo di cottura; non esiste solo la cottura con il fuoco, esistono altri metodi di cottura, come ad esempio la cottura nell'aceto, nel sale, nel limone e così via. L'uomo ha inventato una infinità di processi che eliminano la specificità delle sostanze, che le rendono prive di tossicità, e quindi adatte ad essere assimilate e divenire a lui uguali.
Se vogliamo affrontare seriamente il problema dell'alimentazione, dobbiamo imparare anzitutto a riconoscere cosa c'è di velenoso o di tossico all'interno degli alimenti, di un qualsiasi alimento. Il giorno in cui saremo in grado di identificare la tossicità di ogni alimento, avremo fatto dei grossi passi in avanti.
Infine occorre fare un'ultima considerazione che riguarda il rapporto diretto che esiste tra il cibo e il corpo umano. Per ognuno di noi vi sono cibi graditi e altri che non lo sono, vi è un rifiuto istintivo verso determinati cibi, questo vuol dire che deve esistere all'interno dell'organismo umano un meccanismo che lo rende in grado di accettare o di rifiutare determinati alimenti perché più o meno idonei o dannosi. Esiste una scuola di pensiero che sostiene la necessità di mangiare solo ed esclusivamente ciò che piace, che afferma sempre più il gusto. Purtroppo l'uomo non conosce leggi, il suo istinto è sempre in rapporto dialettico con la psiche, con la volontà, con l'idea, con una serie di dati collaterali, per cui non è mai puro, può essere deformato, deviato. In più l'istinto, proprio perché tale, non è sotto il controllo diretto della mente, ma del corpo, per cui se il corpo è malato anche l'istinto è malato. E' facile per tutti constatare come spesso accada che un organismo malato ricerchi proprio la cosa che più gli arreca danno, come in un tentativo di autodistruzione; esempi evidenti sono la tossicodipendenza, l'alcolismo o l'intossicazione da caffè, ma questo è vero anche per altri cibi e non ce ne rendiamo conto. Non è raro trovare il desiderio di cibi grassi o di dolci proprio in quelle persone alle quali questi stessi cibi risultano molto dannosi.
L'uomo, dunque, è governato dalla soggettività e dal rapporto dialettico con ciò che lo circonda: l'ambiente naturale, l'ambiente artificiale costruito dall'uomo stesso, gli altri individui. Solo questi elementi determinano la sua condotta di vita. Se si vogliono affrontare argomenti che riguardano l'uomo, occorre avere la capacità di affrontarli attraverso l'ottica della soggettività e non dell'oggettività, rifuggendo sempre dalla legge, dal dato oggettivo costante.
Storicamente, approcci di questo tipo alla conoscenza sono stati condotti solo a livello individuale, ciò può essere imputato al livello sociale cui è giunto l'uomo. Oggi la situazione potrebbe essere modificata, dipende soltanto da noi, è certo comunque che solo ragionando in termini di soggettività, di unicità e particolarità dell'individuo, possono essere raggiunti dei risultati accettabili, che possano avere conseguenze valide sia in termini di conoscenza che di operatività.
Il problema dell'alimentazione è dunque quello di eliminare dal cibo tutto ciò che è dannoso, se fosse possibile eliminare tutto ciò che è materiale, per alimentarsi solo di quelle parti immateriali che normalmente l'organismo ricava dagli alimenti, il problema sarebbe risolto e forse avremmo conquistato l'immortalità. Molte sono le leggende sugli immortali, maghi, streghe, grosse persona­lità; il sogno dell'uomo è sempre stato quello di potersi alimentare di sostanze non sostanziali; qualcuno sostiene di esserci riuscito, certamente esistono delle tecniche che permettono di resistere oltre i limiti dell'umana resistenza, se ciò è vero perché porsi dei limiti?
Si diceva prima che l'approccio individuale alla conoscenza può essere imputato al livello sociale cui è giunto l'uomo, egli cioè non è in grado di concepire che un'azione possa essere compiuta dall'intero genere umano per l'intero genere umano; più solitamen­te l'uomo agisce individualmente per se stesso, per il proprio clan, per il gruppo, per una parte, per ottenere in futuro qualcosa che è sempre distinto dall'interesse dell'intero genere umano. Questo suo modo di agire lo conduce a non fare significativi passi in avanti. Cosa è cambiato per l'uomo rispetto a 5.000 anni fa? Sicuramente sono aumentate le potenzialità, ma finché rimarranno soltanto tali non sarà stato fatto molto. Certo oggi molti possono avere una casa, la televisione, l'automobile, tre pasti al giorno, l'orologio, e via dicendo, questo è qualcosa; ma l'uomo è in grado di andare molto più avanti.
 
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