L’agopuntura, la farmacologia, l’igiene nella Medicina Cinese

MEDICINE TRADIZIONALI
 
Brani tratti da:
Esperienza & Progresso
L’agopuntura, la farmacologia, l’igiene nella Medicina Cinese
edito dall’Istituto Paracelso
Alfio Bangrazi, Filomena Petti
 
 
Su concessione delle Edizioni Paracelso, pubblichiamo in questo numero del bollettino un capitolo di “Esperienza & Progresso. L’agopuntura, l’igiene, la farmacologia nella Medicina Tradizionale Cinese”, catalogo della bellissima mostra sulla Medicina Tradizionale Cinese, ideata e organizzata dall’Istituto Paracelso nel 1987, presso il complesso monumentale del S. Michele a Ripa.
Un testo completo che ripercorre la storia, il corpus teorico, la diagnostica, la terapeutica della MTC, ma anche le applicazioni che essa trova nell’ambito della sistema sanitario cinese.
Questo capitolo in particolare si occupa dell’igiene e della medicina preventiva, come parte fondamentale della cura del proprio stato di salute, che permette di rafforzare le capacità di difesa dell’organismo. Vengono riportati molteplici esempi di pratiche indicate in questo ambito, dalla dietetica alle ginnastiche terapeutiche, al fine di mantenere una costituzione sana e ben esercitata, un buon coordinamento delle funzioni fisiologiche, anche attraverso un diverso stile di vita che preveda lavoro moderato, riposo adeguato, il mantenimento di uno spirito sereno, che senz’altro favoriscono lo sviluppo e il rafforzamento di una buona costituzione fisica, che rappresenta in ogni caso il mezzo migliore per resistere agli attacchi esterni dei fattori patogeni.
Insomma un’importante branca della MTC che, grazie ad un’esperienza millenaria, ci suggerisce alcuni strumenti che ancora oggi possiamo utilizzare nella nostra sfida alla “ricerca della longevità”.
 
Igiene e medicina preventiva
 
 
In un sistema terapeutico di tutto rispetto, sviluppatosi in modo sempre coerente ai propri principi nel corso di più di 5000 anni, come quello cinese, non poteva mancare una branca relativa all’igiene ed alla medicina preventiva.
Di fatto, nel corpus della MTC questo argomento occupa una parte veramente importante e spazia ampiamente, dalle regole di vita più elementari, non di rado sintetizzate in proverbi popolari di uso comune, alle pratiche cliniche vere e proprie, fino a spingersi a definire sofisticati trattamenti, volti a ritardare l’invecchiamento e a prolungare il normale corso della vita.
Esiste una vasta mole di materiale su questo tema ed attualmente i cinesi pongono un notevole impegno nel raccogliere, sistematizzare e sviluppare tutto ciò che esiste di valido nella tradizione culturale e popolare in questo ambito, con l’obiettivo di integrarlo con le acquisizioni scientifiche recentemente raggiunte in campo medico.
Nella lingua cinese il termine che meglio esprime il concetto di igiene è weisheng la cui traduzione letterale è “proteggere la vita”. In un senso più lato, weisheng significa mantenersi puliti e in buone condizioni di salute. Questa espressione fece la sua prima comparsa in letteratura oltre 2000 anni fa, nel libro “Maestro Zhuang” (Zhuangzi).
Attraverso il progressivo arricchimento dell’esperienza acquisita nel vivere quotidiano e nella pratica della medicina, il popolo cinese giunse abbastanza presto ad una profonda conoscenza dei vari aspetti dell’igiene, ivi compresi l’alimentazione, gli usi e i costumi, l’attività e il riposo, la pratica degli esercizi fisici, i rimedi per promuovere la longevità. Allo stesso modo venne progressivamente a stabilirsi una serie di strategie e di provvedimenti specifici atti a prevenire le malattie.
 
Inciso su carapace di tartaruga o su ossa di bue risalenti a circa 3000

anni fa, vi è ad esempio un ideogramma legato all’igiene in senso stretto, il carattere yu, che significa bagno.

Il carattere yu (bagno)

    La letteratura medica e filosofica inerente le concezioni relative alla prevenzione è assai ampia, numerosi sono i testi che illustrano, sotto varie ottiche, questa disciplina. Alcune opere, molto remote, appartengono all’epoca Zhou (XI-III sec. aC); già nel “Libro dei Mutamenti” (Yijing), risalente all’VIII secolo aC, troviamo un brano che dice: «L’uomo superiore (il Gentiluomo) pensa sempre in anticipo alle malattie e prende misure adeguate per prevenirle».

 
 
Vi sono documenti datati oltre duemila anni fa che testimoniano ad esempio delle misure da adottare per la prevenzione della rabbia in presenza di cani idrofobi. Il testo “Commentario degli Annali del Periodo Primavere ed Autunni” (Zuozhuan) contiene infatti un passo che riporta un episodio del XVII anno del duca Xiang (556 aC) in cui «il popolo procedette all’eliminazione dei cani impazziti».
Nel libro “Domande Semplici” del “Classico di Medicina” (Neijing Suwen), datato nel periodo degli Stati Combattenti (475-221 aC) si insiste molto sul concetto di prevenzione.
Riportiamo alcuni brani:
«È più importante prevenire la malattia che curarla quando essa è già comparsa», nel passo successivo si legge: «Il saggio non cura gli uomini quando essi sono già ammalati, ma fa in modo di prevenire la comparsa delle malattie. Allo stesso modo egli non mette ordine alle sommosse quando sono già in atto nel corpo politico, ma le previene. È sempre troppo tardi somministrare farmaci dopo che la malattia si sia manifestata o sopprimere una rivolta quando sia esplosa. Non è forse come scavare un pozzo quando si è in preda alla sete o forgiare armi dopo che la battaglia è già iniziata?».
Ancora nel “Classico di Medicina” (Neijing) sono contenuti numerosi passi di estremo interesse che fanno menzione di misure preventive e di trattamenti precoci.
Anche le condizioni della sfera emotiva sono intimamente legate allo stato di salute dell’uomo, allo sviluppo o alle modificazioni della malattia. Sempre nel “Classico di Medicina” è scritto: «La collera conduce all’esaurimento dell’energia vitale, causa inoltre ematemesi o diarrea» e ancora: «La gioia può rendere scorrevole il flusso dell’energia vitale e induce un buon temperamento». Vi si puntualizza inoltre: «La gioia e la collera non controllate, oppure il freddo o il caldo in eccesso possono causare uno stato di salute instabile».
Nel testo “Maestro Huainan” (Huainanzi), datato intorno al 120 aC e compilato da un’équipe di sapienti su richiesta del sovrano di quel periodo e in nome del quale, com’era d’uso, fu intitolata l’opera, si ritrovano molteplici valutazioni in merito all’importanza della medicina preventiva, come la seguente: «Un medico veramente abile cura le malattie quando ancora non mostrano alcun segno, con questo metodo le malattie non arrivano mai».
In merito all’importanza attribuita dai cinesi antichi alle pratiche di prevenzione, è interessante menzionare un passo del libro “Maestro dal Copricapo di Fagiano” (Heguanzi), un testo di filosofia redatto nel III-IV secolo. Una delle dissertazioni che vi sono riportate, forse a titolo di aneddoto, è quella tra Zhao, principe di Zhe Xiang e figlio del duca di Xia dello Stato di Zhao, ed il suo generale Pang Nuan. Pang Nuan disse al principe di Zhe Xiang: «Non avete saputo che il duca di Wen dello Stato di Wei ha interrogato il grande medico Bian Que domandandogli: “Chi fra te e i tuoi fratelli è il miglior medico?” A tale domanda Bian Que ha risposto: “Il primo è il migliore, poi viene il secondo ed io sono il meno degno dei tre”. Il duca di Wen ha chiesto ancora “Per quale ragione?” e Bian Que di rimando: “Il più anziano dei miei fratelli cura le malattie con il metodo divino. Prima che esse si manifestino, egli le ha già eliminate, per questo la sua fama non si è mai estesa oltre i confini del nostro clan. Il secondo fratello cura le malattie in modo molto appropriato ed accurato ed il suo nome non è conosciuto al di fuori del nostro distretto. Per quel che riguarda me, io esercito la mia professione con l’agopuntura, esamino i polsi, prescrivo farmaci e sono in grado di comprendere ciò che avviene tra la pelle e la carne. Per questo il mio nome è diventato famoso fra tutti i prìncipi del regno e fra tutti i feudatari”».
A questo passo si può aggiungere un’affermazione tratta da un altro libro molto famoso, il testo “Sinossi delle Prescrizioni della Camera d’Oro” (JinKui Yaolue Fany Lun) scritto da Zhang Zhongjing all’inizio del III secolo: «Qualcuno chiese: “Cosa si intende per medico esperto, quando si parla di curare una malattia prima che appaia?” Il Maestro rispose: “Quando si osserva una malattia del fegato e si sa che in seguito essa si trasmetterà alla milza, un saggio trattamento consisterà nel rafforzare innanzitutto quest’ultima”».
Questo principio, ricavato dalla teoria dei cinque elementi, si può trovare anche nel libro “Capitoli Interni ed Esterni del Maestro che Abbraccia la Modestia” (Baopuzi Neiwai Pian) scritto dal grande alchimista e medico Ge Hong, intorno al 300. Dice un brano: «Il saggio elimina i disturbi prima che essi abbiano inizio e cura le malattie prima che insorgano i sintomi. Le ricette dei medici sono molto più efficaci se prescritte prima che siano comparsi seri segni; solo così non sarà necessario tener dietro alla malattia quando ormai il paziente è in punto di morte».
Nelle opere del grande medico Sun Simiao (VII secolo), troviamo scritto: «Dopo dieci giorni trascorsi in ottima salute, è consigliabile applicare la moxibustione al punto Shenshu (Shu del rene), al fine di espellere gli umori nocivi. Giorno dopo giorno è necessario armonizzare il qi (funzioni vitali) e nutrire il corpo con il massaggio e la ginnastica. Quando si è in salute è necessario non dimenticare il pericolo, occorre sempre tentare di impedire in anticipo la comparsa delle malattie».
A questo proposito è interessante ricordare che Sun Simiao aveva consigliato e descritto il contenuto di quelle che oggi chiameremmo “cassette di pronto soccorso”. Nella sua opera “Mille Rimedi d’Oro per le Emergenze” (Beiji Qianjin Yaofang) egli raccomanda a chiunque di tenere sempre a portata di mano, sia a casa che in viaggio, una serie di rimedi: lana di artemisia per la moxibustione, svariati tipi di compresse medicate per le urgenze, zenzero, ginseng, rabarbaro, mercurio ed altre sostanze in dosi adeguate e pronte per la preparazione delle ricette. Sun Simiao consigliava inoltre che ogni famiglia disponesse di uno o due trattati sui medicamenti d’urgenza.
 
L’importanza attribuita dai cinesi antichi al mantenimento di uno “spirito sereno” ed al prestare attenzione alla medicina preventiva, è stata tramandata di generazione in generazione fino ai nostri giorni. Sempre Sun Simiao affermava: «Inaridirsi [con il pianto] nel dolore è consuntivo» e Zhu Zhenheng, rinomato medico del XIV secolo, sottolineava: «È preferibile adoperarsi per mantenersi in buona salute, piuttosto che sottoporsi ad un trattamento medico».
Vi è in Cina un antichissimo detto: «La malattia penetra all’interno del corpo attraverso la bocca», questo dimostra che il popolo cinese scoprì, già molti secoli fa, che l’alimento può essere una delle fonti principali di malattia. Da tempi immemorabili i cinesi si sono quindi preoccupati ad esempio dell’igiene delle acque, essi conoscevano i vantaggi dell’utilizzazione dei pozzi per l’acqua potabile. L’acqua dei pozzi era ritenuta assai più salutare di quella dei ruscelli, dei laghi o degli stagni. I due pozzi più antichi della Cina (vecchi di oltre 4000 anni) attualmente prosciugati, furono scoperti a Handan, nella provincia dello Hebei; essi avevano una profondità di sette metri ed un diametro di due metri.
Tra i reperti archeologici vi sono numerosi lavori in argilla come orlature e parapetti di pozzi. Nel 1972, nel corso degli scavi di una tomba della dinastia Han a Xincheng presso Jiayuguan, nella provincia del Gansu, furono portati alla luce due interessanti reperti in terracotta: su uno di questi sono incise le figure di due donne che trasportano un vaso per attingere l’acqua da un pozzo, sull’altro sono incisi due caratteri che significano “acqua di pozzo da bere”.
Per mantenere la purezza dell’acqua dei pozzi, non era comunque sufficiente costruire un muretto circolare attorno ad essi, occorreva anche una copertura. Nell’XI secolo, lo studioso Shen Kuo stabilì che i pozzi dovevano essere mantenuti coperti e chiusi a chiave per impedire eventuali contaminazioni dell’acqua da parte di insetti, topi e bambini, aggiungendo che era consigliabile costruire un muretto di cinta attorno al pozzo. Il libro “Maestro Guan” (Guanzi) scritto nel periodo degli Stati Combattenti (475-221 aC), riporta la descrizione delle misure sanitarie da adottare per ripulire la sporcizia che si accumulava sulla superficie dei pozzi. Dopo la dinastia Han, fu anche stabilito un preciso giorno dell’anno da dedicare alla pulizia dei pozzi ed al ricambio dell’acqua il grado di purezza delle acque era considerato strettamente legato alla zona in cui si trovava il pozzo. Nel I secolo Wang Chong, nel suo libro “Dissertazioni Soppesate” (Lun Heng) scrisse: «L’acqua dei distretti molto popolari è sporca mentre l’acqua delle aree non abitate e delle lande deserte è limpida. La sorgente può essere la stessa ma a seconda del luogo particolare in cui si trova l’acqua può essere sporca o pura». Questo dimostra che nei tempi antichi in Cina si conosceva già l’importanza della topografia per la scelta delle sorgenti.
L’igiene del cibo e dell’acqua era ritenuta dunque di grande importanza per il mantenimento delle condizioni di salute dell’individuo. Il testo “Annali dello Stato di Lu del Periodo Primavere ed Autunni” (Chunqiu), attribuito a Confucio (552-479 aC), sostiene: «Tutto ciò che ha a che fare con il cibo dev’essere pulito». Wang Chong affermava: «Ogni volta che un piccolo insetto cade nel vino o quando i topi sono passati sul riso, è necessario gettare via tutto».
Zhang Zhongjing metteva in guardia contro la pericolosità della carne degli animali morti di malattia epidemica e consigliava di non cibarsene, aggiungeva inoltre: «I frutti caduti sul terreno dall’albero e danneggiati dalle formiche o da altri insetti, non devono essere mangiati».
Parimenti, anche la quantità di cibo e di acqua ingeriti veniva considerata un elemento importante per l’equilibrio fisico. Nel Neijing è scritto: «Quando si consuma il doppio della normale quantità di cibo, si danneggiano lo stomaco e gli intestini». Il libro “Capitoli Interni ed Esterni del Maestro che Abbraccia la Modestia” scritto da Ge Hong nel IV secolo sostiene: «Non mangiare fino a quando non avverti la fame e non riempirti eccessivamente. Non bere se non hai sete ed evita di bere troppo». Sun Simiao affermava: «Non si deve mangiare né bere troppo la sera…».
Il popolo cinese, fin dai tempi antichi, sosteneva la necessità di un lavoro moderato e di un riposo adeguato e questo è certamente un altro importante aspetto dell’igiene. A tale proposito sempre il Baopuzi consiglia: «Non ci si deve mai alzare tardi né dormire troppo» ed ancora: «Non si deve lavorare eccessivamente, né sprecare il tempo nell’ozio». Sun Simiao affermava: «Il sonno ed il riposo irregolari danneggiano il corpo».
I testi antichi fanno spesso menzione dell’igiene personale. Il libro “Riti dei Zhou” (Zhouli), attribuito a Confucio, dichiara: «Al canto del gallo, alzatevi e lavatevi» ed ancora: «Al canto del gallo, spazzate e pulite le stanze». Il testo “Manuale di Prescrizioni per le Emergenze” (Zhou Hou Jiu Zu Fan) con siglia: «Una volta finito di mangiare, sciacquatevi la bocca svariate volte. Questo manterrà i denti sani e l’alito fresco».
Allo scopo di impedire il sollevarsi della polvere durante la pulizia delle strade nelle città un certo Bi Lan (vissuto nel II secolo), stando alla “Storia degli Han Posteriori” (Hou Han Shu), inventò un carro in grado di trasportare e di far zampillare acqua che veniva spruzzata sulle principali vie di accesso alle città (da nord e da sud), mentre gli spazzini procedevano alla pulizia. Questa attrezzatura può considerarsi il primo esempio di idrante urbano.
Grazie all’accumularsi di una lunga esperienza, gli antichi cinesi scoprirono che i cambiamenti climatici e stagionali anormali potevano costituire un pericolo per la salute. Avendo rilevato che le malattie infettive si sviluppavano con maggiore frequenza durante i periodi di cambiamento stagionale, raccomandavano di adottare tutta una serie di misure preventive.
Ad esempio, per centinaia di anni, nel “quinto giorno della quinta luna” era uso comune a livello popolare bere “vino di realgar” in cui erano infuse le foglie di artemisia, il “vino di realgar” veniva sparso anche alla base dei muri delle case. Inoltre era consuetudine appendere alla porta di casa un mazzetto di erbe medicinali, come ad esempio il calamo, e bruciare l’Atractylodes, un’altra pianta medicinale.
Attualmente è nota l’efficacia del realgar nel trattamento dei foruncoli, degli ascessi e delle affezioni cutanee, grazie alla sua azione battericida e disinfettante. Parimenti, le foglie di artemisia, il calamo e l’Atractylodes contengono oli volatili e sostanze disinfettanti in grado di sopprimere lo Staphilococcus aureus, il Bacillus pyocyanens, il Bacillus coli ed il Bacillus typhi. La fase stagionale cui appartiene il “quinto giorno della quinta luna” coincideva con un periodo di aumentata proliferazione dei batteri, per cui i suddetti metodi di disinfezione costituivano misure di igiene assai utili ed appropriate in modo stupefacente, considerando le conoscenze dell’epoca.
 
Nella Cina antica al dilagare delle malattie epidemiche, il popolo ricorreva ad una serie di misure preventive.
Il testo “Manuale di Prescrizioni per le Emergenze” di Ge Hong pone l’accento sul fatto che gli abitanti delle aree non eccessivamente popolate possono evitare di contrarre la malattia durante le epidemie, se i membri di ciascuna famiglia prendono misure preventive adeguate e ricorrono ai farmaci più appropriati. Su questa linea si pone anche il “Trattato Generale sull’Eziologia e sulla Sintomatologia delle Malattie” (Zhu Bing Yuan Hou Zhonglun) compilato nel 610, in cui è scritto a chiare lettere che quando il componente di una famiglia è colpito da una malattia infettiva, molto spesso il morbo si propaga e talvolta l’intera famiglia può morirne; l’autore insiste a lungo su una serie di misure preventive da adottare per poter evitare queste conseguenze. Egli precisa inoltre che quando insorge una malattia epidemica, possono esserne colpite in brevissimo tempo numerose persone, a meno che i malati non vengano trattati appropriatamente e posti quanto prima in isolamento o in quarantena.
La “Storia degli Han” (Han Shu) riporta che nell’anno 2 un disastro provocato dalla siccità e dall’invasione delle cavallette in molte zone della Cina fu la causa di numerose malattie infettive che si propagarono tra la popolazione. A seguito di ciò, un’ordinanza emanata dalla Corte Imperiale stabilì che tutte le locande e gli alberghi delle zone colpite, come pure le residenze temporanee degli ufficiali e dei funzionari nella capitale, dovessero essere adibiti a luoghi di ricovero per il trattamento dei malati. Questo provvedimento rappresenta il più antico esempio dell’istituzione di luoghi di cura per decreto governativo.
Già al tempo delle dinastie dei Jin Occidentali ed Orientali (265-420), il popolo cinese aveva rilevato la natura contagiosa della lebbra e durante la dinastia Tang (618-907) fu costruito un edificio apposito per il trattamento di questa malattia chiamato “Alloggio dei Lebbrosi”; questo risulta essere il più antico ospedale cinese di malattie infettive.
 
La pratica della vaccinazione
Il vaiolo fu identificato e definito in tempi antichissimi, il già menzionato “Manuale di Prescrizioni per le Emergenze” descrive in dettaglio questa malattia, affermando che «si manifesta con pustole delle dimensioni di un cece disseminate sul volto e sugli arti, che successivamente invadono l’intero corpo in brevissimo tempo, esse si aprono di tanto in tanto e se ne formano di nuove». Il libro indica con chiarezza che «se la malattia non è trattata in tempo, il paziente si aggrava fino a morire; nel caso contrario, chi ne guarisce, porterà sul viso cicatrici color porpora scuro che svaniranno gradatamente nell’arco di un anno».
Nel corso di secoli di lotta contro il vaiolo, nacque e si sviluppò gradualmente a livello popolare un metodo preventivo chiamato “vaccinazione umana”, questo metodo anticipò di secoli le moderne tecniche dell’immunità artificiale attiva e costituì un importante passo in avanti nella storia della medicina preventiva.
Le conoscenze di cui disponiamo ci permettono di affermare che in Cina la “vaccinazione umana” ebbe inizio nell’XI secolo, a tale proposito è riportato che durante il dominio dell’imperatore Zhen Zong della dinastia Song del Nord (960-1127), un monaco che viveva sul Monte Emei vaccinò il figlio di Wang Dan, il Primo Ministro, allo scopo di prevenirne il contagio da vaiolo. Tuttavia la maggior parte dei ricercatori di storia della Medicina Cinese ritengono che fu nel XVI secolo che il popolo cinese iniziò la pratica della vaccinazione antivaiolosa, essi si rifanno alla documentazione riportata nell’“Opera di Medicina di Zhang” (Zhanq Shi Yi Tong) scritta da Zhang Luyu nel 1695 e nel testo “Spiegazione e Descrizione Completa del Vaiolo” (Dou Ke Quanjing Fu Ji Jie) scritto da Yu Maokun nel 1727.
Una descrizione dettagliata dei metodi di “vaccinazione umana” è contenuta ne “Lo Specchio d’Oro della Medicina” (Yizong Jinjian) del 1749, dove è riportata anche la tecnica del “vaccino secco”, considerata la migliore. Il metodo di vaccinazione chiamato del “vaccino secco” prevedeva la seguente procedura: si raccoglievano le croste delle pustole di un paziente vaioloso in via di guarigione, si trituravano fino a ridurle in polvere sottile, impalpabile, quindi si insufflava la polvere nel naso del soggetto da vaccinare. Questa operazione provocava una lieve reazione producendo l’effetto di immunizzare contro il vaiolo. Un altro metodo era invece quello del “vaccino liquido”: si preparava un’infusione in acqua della polvere ottenuta dalla triturazione delle croste vaiolose e quindi si imbeveva di questa miscela un tampone che veniva introdotto nella cavità nasale.
Entrambi questi metodi raggiunsero un discreto successo nella prevenzione antivaiolosa, malgrado ciò la vaccinazione fu osteggiata per molto tempo dagli ambienti più conservatori e retrivi, che sostenevano “L’ineluttabilità del dover soccombere al fato”. Essi proclamavano che era per volere divino che alcuni contraevano la malattia ed altri no, e chiamavano il popolo a rifiutarsi di credere alla pratica della vaccinazione. Ma in seguito al lavoro di molti medici, la qualità dei vaccini migliorò fino a dimostrare oggettivamente l’alto indice di efficacia e l’affidabilità di tali metodiche.
 
Agli inizi della dinastia Qing (1644-1911), il vaiolo era ancora assai diffuso in Cina, tanto da minacciare pericolosamente gli interessi e la vita stessa dei membri della classe dominante. Questo fatto portò i dignitari di corte e i componenti stessi della famiglia imperiale a dichiarare di «essere entusiasti di farsi vaccinare».
Si dice che Shun Zhi, il primo imperatore della dinastia Qing, morì di vaiolo e che il secondo imperatore, Kang Xi, non contrasse questa malattia soltanto perché, sotto la protezione di una balia, visse lontano dal primo imperatore durante tutto il periodo della sua malattia.
Il governo dei Qing, oltre ad affrettarsi ad accettare e ad incoraggiare la pratica della vaccinazione, istituì la carica di “funzionario particolare” con il compito di indagare sui casi di vaiolo denunciati e di imporre la quarantena a tutti coloro che ne erano colpiti.
 
La pratica della vaccinazione destò un interesse sempre crescente nei governi di altri paesi, che decisero di acquisirne la conoscenza dei metodi e delle tecniche. Secondo gli “Archivi del 1841” (Gui Si Cun Gao), scritti da Yu Zhengxie, «al tempo di Kang Xi, la Russia inviò una delegazione in Cina per studiare la vaccinazione umana». Il regno dell’imperatore Kang Xi durò dal 1662 al 1722 ed i russi furono i primi, di cui si abbia notizia, che si recarono in Cina per studiare la pratica della vaccinazione.
Scrive F.G. Garrison nella sua opera “Introduzione alla Storia della Medicina” che la Cina adottò il metodo della vaccinazione umana assai prima che Jenner inventasse la pratica della vaccinazione bovina in Inghilterra. Il testo riporta anche che nel marzo 1718 la moglie di M.L. Montague, ambasciatore britannico in Turchia, fece vaccinare il proprio figlio di tre anni e che nell’aprile del 1721, tornata in Inghilterra, ricorse ancora alla pratica della vaccinazione per la figlia di cinque anni. Molto probabilmente il metodo che essa adottò era di provenienza cinese. Sempre dalla Cina questa pratica si diffuse anche in Corea, in Giappone ed in altri paesi dell’Asia.
Per quanto la pratica della vaccinazione, la cui scoperta probabilmente è da attribuire proprio ai cinesi, si sia estesa ad altri paesi, non ha mai raggiunto elevati livelli di diffusione perché imperfetta, anche se ha svolto un ruolo molto importante nella prevenzione del vaiolo.
 
La prevenzione
Fin dall’antichità il popolo cinese aveva compreso che una costituzione sana e ben esercitata ed un buon coordinamento delle funzioni fisiologiche potevano accrescere la capacità di resistenza dell’organismo alla malattia, per cui sono sempre stati tenuti in gran conto l’educazione fisica e gli esercizi all’aperto. Il “Classico di Medicina” rileva ad esempio che in determinate regioni particolarmente umide, nelle quali gli abitanti non praticano molto esercizio fisico e sono dediti a lavori sedentari, sono molto diffuse le affezioni caratterizzate da indebolimento delle estremità, atrofia muscolare e squilibri della sfera motoria. In questi casi consiglia l’uso del massaggio e degli esercizi di mobilizzazione degli arti e delle articolazioni oltre ad esercizi di respirazione profonda allo scopo di “inspirare aria fresca ed espirare aria stantia”.
Nel periodo compreso tra il II ed il III secolo, il medico Hua Tuo, nel corso della sua opera di sistematizzazione e di definizione delle conoscenze e dell’esperienza acquisita dalle generazioni precedenti nel campo dell’educazione fisica e degli esercizi di respirazione, creò una serie di esercizi chiamata “Esercizi dei Cinque Animali”. In essi si imitavano i gesti e l’andatura della tigre, del cervo, dell’orso, della scimmia e dell’uccello; tali movimenti erano concepiti allo scopo di favorire lo sviluppo e il rafforzamento di una buona costituzione fisica. Egli sosteneva che ogni individuo dovrebbe svolgere un lavoro adeguato alla propria età e praticare esercizi adatti con costanza e continuità, cosa che permetterebbe di favorire la digestione, l’assorbimento del cibo, la circolazione del sangue e l’accrescimento della resistenza alle malattie. Come è già stato riportato in un altro capitolo, Hua Tuo paragonava l’uomo ai cardini di una porta, che, se viene continuamente aperta e chiusa, non arrugginiscono mai.
 
La “boxe con le ombre” o taijiquan, tuttora assai popolare in Cina, si sviluppò a partire dall’antica serie degli “Esercizi dei Cinque Animali” ed è adatta sia per chi è in buone condizioni fisiche, sia per coloro che soffrono di malattie croniche, per gli anziani e per i giovani di entrambi i sessi.
L’importanza di ricorrere a tutta una serie di precauzioni contro l’insorgere della malattia, è posta in rilievo anche nel “Trattato Generale sull’Eziologia e sulla Sintomatologia delle Malattie”, in cui sono trattate in dettaglio le varie misure preventive da adottare nella cura dei bambini. Vi si dice ad esempio che essi non devono indossare indumenti in quantità eccessiva né rimanere troppo tempo sotto le coltri e tra le pareti domestiche; che in caso contrario, i bambini si indeboliscono progressivamente come le piante dei luoghi ombrosi, dove sono difese dal vento e dal clima rigido e per questo appassiscono. Il testo esorta: «Quando il clima è tiepido e senza vento eccessivo, chiedete alla madre di portare il bambino all’aperto a giocare al sole. Una maggiore esposizione al vento e al sole rafforzerà il suo corpo; l’energia vitale, il sangue e i muscoli si irrobustiranno ed il bambino sarà in grado di resistere al vento e al freddo e molto difficilmente si ammalerà».
Nel 1642 Wu Youke, un famoso medico esperto in malattie infettive, spiegò dettagliatamente nel suo libro “Trattato sulle Malattie Acute Epidemiche” (Wenyi Lun) le vie di contagio, le caratteristiche, lo sviluppo, la prevenzione ed il trattamento delle malattie infettive. Egli sottolineava il fatto che il rafforzamento delle proprie condizioni di salute è il mezzo migliore per resistere al contagio. I concetti espressi da questo medico costituirono un ulteriore sviluppo delle tesi contenute nel “Classico di Medicina” e fornirono un maggior numero di indicazioni e di principi guida per la realizzazione di un’attiva opera di prevenzione.
Una serie di misure preventive era prevista anche nel campo dell’assistenza alla maternità. Ad esempio, per ridurre le difficoltà del parto e prevenire possibili malattie infettive a carico della madre e del neonato, nel testo “Prescrizioni del Valore di Mille Pezzi d’Oro” (Qianjin Yaofang) del VII secolo si raccomandava di evitare l’affollamento nella stanza dove avveniva il parto in modo da mantenere un ambiente disteso, affinché la donna che vi si trovava potesse rimanere tranquilla e non agitarsi. Il testo insisteva sul fatto che chiunque fosse sopravvissuto alla morte dopo una grave malattia epidemica, doveva evitare di entrare nella stanza dove avveniva il parto. Tutte queste regole erano conformi al principio di evitare il contagio e ridurre la possibilità di un parto difficile.
Il “Nuovo Libro sulla Cura del Bambino” (Youyou Xinshu) del XII secolo, al fine di evitare il tetano neonatale, sottolineava l’importanza di arroventare al fuoco le forbici da usarsi per il taglio del cordone ombelicale; consigliava inoltre di mantenere sempre asciutta e pulita la zona dell’incisione una volta praticato il taglio del cordone.
I medici antichi sapevano già che determinate occupazioni in certi ambienti di lavoro potevano favorire l’insorgenza di malattie professionali e che questa evenienza poteva essere evitata facendo ricorso ad appropriate misure preventive. A tale proposito Song Yingxing, un famoso scienziato cinese del XVII secolo, nel suo libro di scienza e tecnologia “Esplorazione delle Opere della Natura” (Tian Gong Kai Wu), propose la realizzazione di una misura preventiva per l’avvelenamento da gas nelle miniere. Rilevando che «con l’estrazione del carbone, si sprigionano gas velenosi che possono provocare il soffocamento», consigliava ai minatori di procurarsi alcune canne di bambù, svuotate all’interno e con l’estremità acuminata, che dovevano essere infisse nella falda carbonifera durante i lavori di estrazione; questo accorgimento permetteva ai gas velenosi di defluire all’esterno attraverso la canna di bambù. Questo può essere considerato come un primo, semplice esempio di misura antinfortunistica di medicina del lavoro presente nella vecchia società cinese.
 
Come abbiamo visto, la storia della Medicina Cinese fornisce molteplici esempi di pratiche utilizzate nel campo dell’igiene e della medicina preventiva. Dalla fondazione della nuova Cina in poi è stata attribuita un’importanza sempre maggiore alla medicina preventiva che si è ulteriormente arricchita, raggiungendo acquisizioni innovative di notevole rilievo, dalle originali sfaccettature.
Riportiamo a puro titolo di esempio un articolo, pubblicato da un giornale a diffusione nazionale in Cina, in tema di igiene.
 
Acquisizioni scientifiche sull’uso dell’acqua
 
1) È sufficiente bollire una sola volta l’acqua da bere, altrimenti il contenuto dei nitriti presenti        nell’acqua aumenta e questo può danneggiare la salute. È noto che i nitriti sono agenti cancerogeni.
2) È sconsigliato bere acqua non bollita, in particolare l’acqua delle zone rurali, ossia l’acqua di fiume, di lago e dei pozzi. Questo tipo di acqua, allo stato naturale, contiene una notevole quantità di germi patogeni.
3) L’assunzione dell’acqua dovrebbe avvenire ad intervalli regolari come l’assunzione del cibo, 3-4 volte al giorno, una scodella (2 bicchieri) d’acqua per volta. È preferibile bere l’acqua in quantità costanti e ad orari prefissati, quindi è consigliabile berla comunque, anche in assenza di sete o al contrario, consumarne solo il quantitativo prefissato, quando si ha molta sete.
Quando la disidratazione a livello cellulare raggiunge determinati valori, il sistema nervoso centrale invia particolari stimoli (alle strutture specifiche) perché sia reintegrato il quantitativo idrico.
Secondo i dati della ricerca in fisiologia, il fenomeno della sete è la manifestazione dello squilibrio idrico all’interno dell’organismo, ma bere solo quando si ha sete può non essere necessariamente rispondente alle reali esigenze dell’organismo.
4) Non bisogna eccedere nel consumo di acqua. Dopo aver effettuato un lavoro fisico o sforzi muscolari, si può ricorrere ad un consumo supplementare di acqua in quantità appropriata, evitandone quindi l’assunzione smodata che può provocare un aumento improvviso della quantità di sangue circolante, con conseguente sovraccarico cardiaco. Quando si è molto sudati, si può aggiungere un po’ di sale nell’acqua bollita, in questo modo si può mantenere l’equilibrio idroelettrolitico dell’organismo.
5) È necessario evitare il consumo eccessivo di acqua prima dei pasti perché può determinare una ridotta attività dei succhi gastrici e quindi un conseguente disturbo della digestione e dell’assorbimento. Considerando che i succhi gastrici hanno anche un’azione battericida, se si beve troppa acqua prima dei pasti si può inibire questa funzione fisiologica.
6) Non è sbagliato bere un quantitativo maggiore di acqua la mattina appena alzati poiché durante il sonno non vi è assunzione di liquidi; d’altro canto, durante il riposo notturno, si attua il processo della formazione dell’urina e vi è una certa emissione di liquidi organici attraverso la sudorazione, questo provoca una riduzione del quantitativo di liquidi nell’organismo e quindi un aumento della concentrazione del sangue, seguito da un rallentamento della circolazione sanguigna e da un accumulo dei prodotti del metabolismo. Perciò bere un quantitativo maggiore di acqua la mattina appena alzati è una pratica salutare, perché può compensare la perdita dei liquidi organici verificatasi durante la notte e può aiutare a prevenire l’ipertensione, la trombosi cerebrale e l’emorragia cerebrale.
Le immagini sono tratte del volume: “Esperienza & Progresso”,
per gentile concessione dell’Istituto Paracelso

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